Il 14 aprile il segretario di stato statunitense Marco Rubio ha ospitato a Washington i primi colloqui diretti tra Israele e Libano da più di trent’anni, e le parti hanno affermato di aver avuto discussioni positive, ma non è chiaro se sono stati fatti passi avanti concreti verso la fine delle ostilità.

Si è trattato di un raro incontro tra rappresentanti di governi che, tecnicamente, sono in stato di guerra dalla fondazione d’Israele nel 1948. Le parti si sono presentate ai colloqui con agende contrastanti: Israele ha escluso qualsiasi discussione su un cessate il fuoco in Libano e chiesto a Beirut di disarmare il gruppo filoiraniano Hezbollah.

Il dipartimento di stato statunitense ha affermato che le parti hanno avuto “discussioni produttive sui passi da compiere in vista di negoziati diretti per mettere fine al conflitto, che si svolgeranno in un momento e in un luogo che sarà deciso di comune accordo”.

Rivolgendosi alla stampa dopo l’incontro, durato più di due ore, Yechiel Leiter, l’ambasciatore israeliano a Washington, ha riferito che la sua controparte libanese ha chiarito che in futuro il territorio del Libano non sarà più “occupato” da Hezbollah.

L’ambasciatrice libanese Nada Moawad ha dichiarato alla ⁠Reuters di aver chiesto un cessate il fuoco, il ritorno degli sfollati alle loro case e misure per alleviare la crisi umanitaria causata dal conflitto in corso.

I colloqui si sono svolti in un momento critico della crisi in Medio Oriente, a una settimana dall’entrata in vigore di una fragile tregua tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Il conflitto era cominciato il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Hezbollah aveva poi preso di mira Israele a sostegno di Teheran il 2 marzo, scatenando un’offensiva israeliana che ha causato più di duemila morti e 1,2 milioni di sfollati in Libano.

La presenza di Rubio è un chiaro segno della volontà di Washington di vedere dei progressi sulla questione.

Di recente Trump aveva esortato Israele a ridurre gli attacchi in Libano, apparentemente per non mettere a rischio la tregua in Iran. Il conflitto in Medio Oriente ha provocato la più grande interruzione nell’approvvigionamento petrolifero della storia, aumentando la pressione sul presidente statunitense affinché trovi una via d’uscita.

Secondo Israele e gli Stati Uniti, l’offensiva israeliana in Libano non fa parte della tregua, mentre l’Iran e il Pakistan, paese mediatore, sostengono che sia inclusa.

Il Libano sta cercando di disarmare Hezbollah pacificamente dalla guerra tra il gruppo e Israele nel 2024. Ma qualsiasi tentativo di disarmarlo con la forza potrebbe innescare un conflitto interno in un paese già devastato da una guerra civile tra il 1975 e il 1990.

L’attuale governo libanese ha messo al bando l’ala militare di Hezbollah dopo che aveva preso di mira Israele all’inizio di marzo.