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Quando l’Italia fascista usava le armi chimiche in Etiopia

Quando l’Italia fascista usava le armi chimiche in Etiopia

25 aprile 2019 10:20

“Gli italiani avevano capito che la vera resistenza si trovava tra le montagne. Alcuni informatori gli avevano detto che i ribelli si erano rifugiati nella grotta di Zeret”, dice nel video Daniel Jote Mesfin, presidente dell’Associazione dei patrioti etiopi. “Un gran numero di persone morì nella caverna a causa dei gas tossici usati dall’esercito italiano”, aggiunge lo storico Ian Campbell.

Il 3 ottobre 1935 l’Italia fascista di Benito Mussolini lancia l’invasione dell’Etiopia. Nel maggio del 1936 Addis Abeba cade e comincia l’occupazione italiana che dura fino al 1941. Nei cinque anni di occupazione gli etiopi subiscono violenze e massacri. Intanto i ribelli arbagnoch (patrioti) organizzano azioni di guerriglia contro gli italiani.

Per sconfiggerli Mussolini decide di lanciare una vasta operazione militare, che si concentra soprattutto nell’altopiano dello Scioa settentrionale, roccaforte della resistenza. Con l’avvicinarsi delle truppe fasciste centinaia di guerriglieri, insieme a un gran numero di civili, si rifugiano nella grotta di Zeret. Il 3 aprile 1939 comincia l’assedio della grotta che si conclude dopo una settimana, quando le truppe italiane chiedono l’intervento di un plotone del reparto chimico, che usa l’iprite, conosciuta anche come gas mostarda. Secondo gli esperti nel massacro di Zeret sono morte tra le 800 e le mille persone.

Il video di Franco Zambon, Marco Simoncelli e Davide Lemmi.

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