Nicolò Moscatelli
I calcagnanti
La nave di Teseo, 288 pagine, 20 euro

Timoteo vive nella Casa della Buona Volontà, insieme, tra molti altri, a Madame, un certo numero di ragazze molto belle, il coniglio Sansusì, e fra’ Gaetano, sua guida morale nonché cuoco di questa casa-universo che è l’unico mondo che Timoteo conosce. Il ragazzino cresce ascoltando le “molte storie di bombaroli ma nessuna storia di santi” che gli racconta il frate, sognando di diventare un fuorilegge. Finisce per unirsi alla banda che dà il titolo al libro quando fra’ Gaetano è condannato all’impiccagione per l’omicidio di un gendarme. Nicolò Moscatelli, vincitore del Premio Calvino, con un linguaggio favolistico costruisce un mondo fantastico che si fa barocco nei dettagli. Il suo libro è una scatola cinese piena di storie i cui protagonisti vivono ai margini della società e parlano una lingua popolare (“Sentila sentila, la serpentina di sant’Alto! meglio che salmeggiare in contrappunto. Altro che truccanti e cerretani, date retta a un gonzo: di dritti come i bistolfi ce n’è pochi”), combattono contro i ricchi e i potenti ed escono da una penna che conosce bene miti e folklore della tradizione italiana. Un po’ romanzo d’avventura, un po’ fiaba di formazione, quello di Moscatelli è un esordio diverso rispetto a quanto ci siamo abituati ultimamente, e forse si adegua a un comune bisogno di conforto e di rifugio in un mondo alternativo, quasi anarchico. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1533 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati