Il candidato alle primarie repubblicane Donald Trump saluta i sostenitori durante un comizio a Lowell, in Massachusetts, il 4 gennaio 2016.
  • 08 Gen 2016 10.21

Guida alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti

08 gennaio 2016 10:21

Potrebbe sembrare che la campagna elettorale stia andando avanti da un sacco di tempo, ed effettivamente è così, ma l’anno elettorale è appena cominciato. Ecco le date più importanti da segnare sul calendario.

Dopo una successione infinita di annunci e rinunce elettorali, dibattiti e comizi – senza dimenticare le polemiche provocate ogni settimana dalle dichiarazioni di Donald Trump – si avvicina finalmente il momento delle elezioni presidenziali nel 2016. A partire dal mese prossimo, gli elettori cominceranno finalmente a votare. Ecco le date più importanti da tenere a mente sul vostro calendario in attesa delle elezioni.

1 febbraio
La prima sfida del 2016 riguarderà i caucus (primarie dei partiti) dell’Iowa. Secondo un vecchio adagio, sono solo tre i biglietti di partenza dall’Iowa, il che significa che solo i tre candidati che ottengono più voti nei caucus di ciascun partito avranno la possibilità di ottenere la candidatura alle presidenziali. Ma quest’anno potrebbe andare diversamente: i candidati democratici sono solo tre, ma i repubblicani ancora in corsa sono una decina. Anche se l’Iowa potrebbe segnare la fine delle speranze per i candidati in difficoltà come il democratico Martin O’Malley e i repubblicani Mick Huckabee e Rick Santorum. Questi candidati si giocano il tutto per tutto nel cosiddetto stato dell’occhio di falco, nella speranza di una clamorosa resurrezione.

9 febbraio
Appena nove giorni dopo, le primarie del New Hampshire, le prime in tutto il territorio nazionale, saranno un indicatore fondamentale per capire quanto durerà la competizione tra i diversi candidati all’interno di ciascun partito. Per i democratici, una vittoria del senatore del Vermont Bernie Sanders su Hillary Clinton potrebbe allungare i tempi della campagna elettorale. Una vittoria dell’ex segretaria di stato nel cosiddetto stato del granito potrebbe invece far concludere più rapidamente le primarie democratiche. Nel campo repubblicano, una vittoria dell’imprenditore Donald Trump potrebbe sancire l’inizio di primarie particolarmente caotiche.

20 febbraio
Sono due le competizioni elettorali che si tengono in questa giornata. Il Partito repubblicano organizza le primarie in South Carolina, le prime che si terranno nel sud del paese, mentre in Nevada si terranno i caucus del Partito democratico. Il voto in South Carolina, uno stato da sempre caratterizzato da un clima politico molto acceso, sarà particolarmente interessante: candidati di spicco come Ted Cruz, Marco Rubio e Donald Trump si sfideranno in uno stato meridionale dove vivono molti reduci di guerra, elettori generalmente molto importanti per il Partito repubblicano. Dal canto suo, il Nevada rappresenta un’importante banco di prova per verificare le capacità di Bernie Sanders di conquistare consenso fuori dall’Iowa e dal New Hampshire.

1 marzo
Le primarie cosiddette Sec, chiamate anche “super martedì”, prendono il nome dalla Southeastern Conference, un girone del campionato universitario di football. Prevedono che si tengano le primarie in sei stati del sud e anche in altri stati del nord, tra cui il Massachusetts e il Minnesota. È da molto tempo che candidati come Ted Cruz e Donald Trump fanno campagna elettorale negli stati del sud, perché una prestazione convincente durante il “super martedì” potrebbe proiettare uno dei candidati verso la vittoria alle primarie.

15 marzo
Le regole del Comitato nazionale repubblicano prevedono che le primarie che si svolgono nei primi mesi dell’anno determinino i delegati nella convention di Cleveland secondo un criterio proporzionale. Le cose cambiano a partire dal 15 marzo. Da quel momento in poi le primarie funzionano secondo il principio del winner-takes-all (chi vince prende tutto), nel senso che il candidato che riceve il maggior numero di voti si aggiudica tutti i delegati per la convention di Cleveland. La Florida e l’Ohio votano il 15 marzo con questo principio. Potrebbero essere votazioni molto importanti, se si considera che nelle primarie del Partito repubblicano corrono due candidati provenienti dalla Florida – Jeb Bush e Marco Rubio – e il governatore dell’Ohio John Kasich. Quindi nessuno di loro può permettersi di perdere.

7 giugno
Si tengono le ultime primarie del 2016 in cinque stati, tra cui la California e il New Jersey. Normalmente le primarie del 7 giugno avvengono a giochi fatti. Tuttavia, in una competizione repubblicana dalle caratteristiche inedite e inaspettate, questi appuntamenti elettorali potrebbero risultare decisivi.

18 luglio
Comincia la convention repubblicana di Cleveland. Potrebbe essere la prima volta dal 1976 che ci saranno delle tensioni e delle contestazioni, qualora nessun candidato dovesse ottenere la maggioranza dei delegati necessaria per diventare il candidato del partito. Se invece le cose dovessero andare in maniera più ordinaria, durante la convention saranno comunque rivelati la piattaforma repubblicana e il candidato alla vicepresidenza.

25 luglio
La convention democratica di Filadelfia sarà probabilmente molto meno caotica. Tuttavia, oltre a rivelare il candidato alla vicepresidenza, sarà probabilmente caratterizzata da alcuni dibattiti ideologici. L’influenza della candidatura presidenziale dell’outsider Bernie Sanders continuerà ad avere delle ripercussioni su tutto il partito.

26 settembre
Avrà luogo il primo dibattito presidenziale, alla Wright State university di Dayton, nell’Ohio. Ci saranno tre dibattiti tra i candidati alla presidenza e uno per i candidati alla vicepresidenza. Il primo dibattito del 2012 si è dimostrato cruciale: la prestazione sottotono di Barack Obama ha permesso a Mitt Romney di conquistare un vantaggio nei suoi confronti. Tuttavia, dopo il primo dibattito il presidente riuscì a riguadagnare terreno e a vincere.

8 novembre
Il primo martedì successivo al primo lunedì di novembre, più di cento milioni di statunitensi si recheranno alle urne per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti, che entrerà in carica a gennaio del 2017.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato su Guardian.

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