Migranti cercano di recuperare della legna per accendere il fuoco nella tendopoli di Idomeni, in Grecia, al confine con la Macedonia, il 7 marzo 2016.
  • 11 Mar 2016 09.25

L’ipocrisia dell’Europa riguardo ai profughi è sconfinata

Bernard Guetta
11 marzo 2016 09:25

Le critiche piovono da tutte le parti. Concluso con un paese dove le libertà sono calpestate sempre più spesso, l’accordo sui profughi raggiunto il 7 marzo tra Unione europea e Turchia è denunciato con veemenza come un tradimento dei princìpi democratici.

Fino a quando questa critica arriva dai democratici turchi possiamo anche comprenderla. Effettivamente hanno ragione a indignarsi del fatto che gli europei abbiano deciso di chiudere un occhio sull’autoritarismo del loro presidente, che chiude i quotidiani e incarcera i giornalisti, vorrebbe poteri maggiori e rilancia la brutale repressione della minoranza curda rischiando di scatenare una guerra civile. Per la metà della Turchia che riponeva le sue speranze nell’Unione, la delusione è fortissima.

Un accordo vergognoso

Molto meno comprensibili sono invece gli editoriali furiosi scritti ai quattro angoli dell’Europa e l’atteggiamento di governi che improvvisamente si professano oltraggiati. Non possiamo comprendere, per esempio, come il ministro dell’interno austriaco abbia potuto chiedersi pubblicamente il 10 marzo “se davvero abbiamo ancora rispetto per i nostri valori o se abbiamo deciso di sbarazzarcene”, quando lo stesso ministro ha fissato insieme al suo governo un limite quotidiano per le richieste d’asilo dei profughi siriani.

Non solo l’Austria ha ignorato i trattati che ha firmato, ma ha organizzato addirittura una riunione dei paesi dell’Europa centrale per sbarrare la rotta balcanica ai profughi, ed è stata sempre Vienna a chiedere che l’Europa si liberasse dei rifugiati concludendo un accordo con la Turchia.

E anche volendo sorvolare sugli editoriali indegni dei quotidiani che non avevano certo brillato per la loro difesa della politica d’accoglienza proposta da Angela Merkel, a lasciare sgomenti sono le critiche del Parlamento europeo, dove i deputati hanno dichiarato il 9 marzo che l’Europa “ha ceduto al ricatto” del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Oggi notiamo un sentimento di vergogna in tutti quelli che hanno voluto respingere i profughi

Il problema è che Erdoğan può dettare le sue condizioni all’Europa (condizioni che tutto sommato non sono poi così inaudite) solo perché l’Europa non vuole più accogliere i profughi, perché non intende adempiere ai suoi obblighi giuridici e morali, perché non c’è un solo governo europeo che voglia sposare la lungimiranza della cancelliera tedesca e perché lo stesso Parlamento europeo non ha certo salvato l’onore dell’Europa, dato che molti deputati hanno taciuto per restare solidali alle loro maggioranze nazionali.

Questa contraddizione ha una spiegazione semplice: l’ipocrisia portata ai suoi massimi livelli, omaggio che il vizio rende alla virtù. Oggi notiamo infatti un profondo sentimento di vergogna in tutti quelli che hanno voluto respingere i profughi e che davanti all’accordo pressoché concluso vogliono lavare l’onta difendendo i diritti umani in Turchia, gli stessi diritti umani che non hanno avuto il coraggio di difendere in Europa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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