L’incendio al tmb di via Salaria, Roma, 11 dicembre 2018. (Alessandro Serranò, Agf)

L’incendio al tmb Salario e la gestione dei rifiuti a Roma

L’incendio al tmb di via Salaria, Roma, 11 dicembre 2018. (Alessandro Serranò, Agf)
11 dicembre 2018 17:10

L’11 dicembre a Roma è divampato un incendio nell’impianto di trattamento dei rifiuti di via Salaria: l’impianto di trattamento meccanico biologico (tmb) è da tempo al centro delle proteste dei cittadini e del terzo municipio che ha lanciato una campagna per chiederne la chiusura. L’incendio si è sviluppato all’alba in un capannone di circa duemila metri quadri, sprigionando subito una colonna di fumo nero.

Le cause sono ancora da chiarire e i vigili del fuoco sono al lavoro per spegnere il rogo, mentre c’è allarme sulle emissioni che nel frattempo hanno raggiunto tutta la città. La Procura di Roma ha aperto un’indagine sull’incendio e il pm incaricato dell’inchiesta, Carlo Villani, è già titolare di un’altra indagine, aperta dopo gli esposti presentati dai cittadini di Fidene per le esalazioni sprigionate dal tmb.

Il Campidoglio ha diffuso una nota in cui chiede ai cittadini di chiudere le finestre: “In seguito all’incendio sviluppatosi nell’impianto tmb Salario, per ragioni precauzionali, in attesa dei dati delle misurazioni dell’aria da parte di Asl e Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa, Lazio) le raccomandazioni sono di chiudere le finestre laddove si percepisce odore, ma soprattutto evitare attività all’aria aperta ed evitare di consumare prodotti colti nell’area circostante all’incendio”.

Quanti rifiuti produce Roma e dove sono trattati

Roma ogni giorno produce circa cinquemila tonnellate di rifiuti. Il 42 per cento – circa duemila tonnellate (fonte Agenzia municipale ambiente, Ama) – proviene dalla raccolta differenziata; il restante 58 per cento dai rifiuti indifferenziati. Dal 2013 il rifiuto va trattato prima di essere portato in discarica. A Roma gli impianti di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti si occupano di tremila tonnellate giornaliere di spazzatura indifferenziata. I tmb funzionanti per la capitale sono quattro. Due sono privati e si trovano a Malagrotta, sono di proprietà della Colari – Consorzio Lazio rifiuti – l’azienda di Manlio Cerroni (l’ex proprietario della discarica).

Gli altri due tmb sono pubblici e sono dell’Ama: uno è a Rocca Cencia, l’altro – quello che ha preso fuoco – si trova sulla via Salaria all’altezza di villa Spada. I due tmb di Malagrotta-Colari trattano insieme circa 1.200 tonnellate al giorno dell’indifferenziata romana; la loro capacità è di 1.500 tonnellate e le 300 in più sono riservate ai comuni di Ciampino e Fiumicino, agli aeroporti e alla Città del Vaticano.

L’impianto tmb Salario riceve circa un terzo dei rifiuti indifferenziati di Roma: mille tonnellate al giorno. Nell’impianto stazionano quotidianamente circa quattromila tonnellate di immondizie, che vuol dire un campo da calcio alto cinque metri. Il tmb Salario è a cento metri dalle prime case, a 150 metri da un asilo nido. È in funzione dal 2011.

Che cos’è un tmb

Come ha scritto Christian Raimo nel 2016: “Per capire la situazione dei rifiuti a Roma è importante capire soprattutto la funzione degli impianti di trattamento meccanico biologico – tmb – che separano e trasformano i rifiuti indifferenziati. Tecnicamente la immondizie indifferenziate, che a Roma finiscono nel cassonetto nero, si chiamano rifiuti solidi urbani (rsu) o in genere ‘urbani’. I tmb prendono questi rifiuti e “producono” rifiuti o separati o trattati. Questi ‘rifiuti da rifiuti’ possono essere: a) vetro, metalli, carta, altri materiali destinati ognuno alla sua filiera; ci sono nel tmb per esempio dei grandi magneti che separano il ferro; b) frazione organica stabilizzata (fos), ottenuta da un processo biologico che dura circa 28 giorni negli impianti e serve in genere a coprire le discariche; c) oppure combustibile derivato da rifiuti (cdr), quello che resta dopo aver tolto tutto il materiale riciclabile, e finisce ai termovalorizzatori o agli inceneritori. Ci sono poi gli impianti di trattamento per la differenziata – quelli per la carta per esempio che sarà lavorata dalle cartiere, o quelli per il disassemblaggio dei rifiuti ingombranti, o i siti per il compostaggio. E poi ci sono i siti di conferimento (conferire è il verbo che si usa per la spazzatura) definitivo: le discariche, gli inceneritori”.

Il tmb Salario

“Il tmb Salario è diventato una discarica, ora lo certificano i dati, raccontando con chiarezza che in uscita sono troppe le tonnellate non trattate che aumentano i miasmi”, aveva denunciato qualche settimana fa Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio. Si tratta dello stabilimento di proprietà dell’Ama in cui vengono selezionati, trattati e stoccati rifiuti indifferenziati. Si trova in via Salaria 981 di fronte alle abitazioni di villa Spada, a 50 metri dalla prima casa, a 150 metri da un asilo nido. Ama è autorizzata ad accettare presso l’impianto tmb una quantità pari a 234mila tonnellate di rifiuti l’anno, corrispondenti a una media di circa 750 tonnellate al giorno. L’osservatorio permanente sul tmb Salario spiega che l’impianto di trattamento meccanico biologico ha lo scopo di separare la frazione secca dei rifiuti indifferenziati da quella umida.

Il ruolo di Ama

Il comune di Roma ha un contratto di servizio (aggiornato al 2016-2018) con la società partecipata Ama per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. La regione Lazio pianifica e autorizza i siti dove va stoccata la spazzatura, e stabilisce quali aziende private possono intervenire in ciascuno dei diversi processi della filiera.

Non in tutte le città italiane funziona così: per esempio a Milano l’Amsa, l’azienda che si occupa della raccolta, non è una municipalizzata. L’Ama ha avuto uno dei più importanti appalti pubblici d’Europa: 12,4 miliardi di euro per la gestione di 15 anni dei rifiuti, 800 milioni all’anno.

Le denunce dell’Arpa

Secondo un rapporto dell’Arpa, l’impianto tmb Salario non tratta i rifiuti, ma al massimo li sposta. Inoltre il tmb etichetta i rifiuti in modo scorretto. L’impianto produce più scarto che rifiuto lavorato, secondo l’Arpa, e non riesce a riciclare nemmeno i metalli (0,4 per cento contro il 5-7 per cento che dovrebbe essere la norma).

Nell’impianto, inoltre, non può essere fatta la manutenzione a causa della permanenza di quantità enormi di rifiuti. I flussi di rifiuti dove si riscontrano criticità gravi nell’anno 2016 sono risultati pari al 73,2 per cento. Nel tmb non ci sono distinzioni tra aree di lavorazione e aree di stoccaggio e secondo l’Arpa mancano alcuni “presupposti essenziali” fondamentali per il rilascio dell’autorizzazione che invece è stata prorogata dagli uffici tecnici della regione Lazio. Sulla base di queste denunce, la procura di Roma aveva già aperto un’indagine prima dell’incendio dell’11 dicembre.

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