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Il diritto d’autore deve tenere conto degli artisti

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19 gennaio 2018 17:15

Nel mondo della musica italiana uno dei dibattiti più accesi degli ultimi tempi è stato quello sul diritto d’autore. A far ripartire la discussione in questi giorni è stata la notizia che Soundreef, società di gestione privata di diritti d’autore e principale concorrente della Società italiana degli autori ed editori (Siae), ha creato la Libera editori autori (Lea), un’associazione non profit per la raccolta dei diritti e ha stretto accordi con YouTube e Suisa, società di gestione collettiva di diritti d’autore svizzera.

Dopo tanti anni di disinteresse in Italia, il diritto d’autore è finito al centro del dibattito per diversi motivi: la grande trasformazione del mercato musicale, il malcontento diffuso tra i piccoli autori che per anni hanno lamentato una ripartizione dei guadagni non efficiente e l’arrivo di Soundreef che dal 2011 ha scosso un mercato monolitico.

È necessario fare un breve riassunto delle fasi che hanno portato alla situazione attuale.

Una libertà che si scontra con la legge italiana
In Italia il diritto d’autore è disciplinato da una legge del 1941, che nel suo impianto generale garantisce una solida protezione alla paternità di un’opera. All’interno di quella legge nacque anche la Siae, un ente pubblico a base associativa senza scopo di lucro, fino a oggi l’unico soggetto che poteva raccogliere e redistribuire ai suoi associati i guadagni dello sfruttamento economico delle loro opere.

Nel 2014 il Parlamento europeo ha approvato la direttiva Barnier, introducendo la possibilità per gli autori di scegliere a chi affidare la raccolta dei loro guadagni. Questa libertà si scontra con la legge italiana, che prevede come unico intermediario la Siae.

Nel 2015 arriva in Italia Soundreef, società di gestione privata di diritti d’autore fondata nel 2011 nel Regno Unito da Davide d’Atri e Francesco Danieli. Soundreef ha conquistato in poco tempo le simpatie di tanti autori giovani e di qualche grande nome come Gigi D’Alessio e Fedez prima, J-Ax ed Enrico Ruggeri poi. È stato proprio Fedez a dare tanta visibilità a Soundreef, diventando un testimonial della società e scontrandosi più volte con il presidente della Siae Filippo Sugar e con il ministro dei beni culturali Dario Franceschini.

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Da allora c’è stato un acceso dibattito sui mezzi d’informazione e sui social network, nella totale assenza di un quadro normativo chiaro e nel silenzio della politica, tranne qualche eccezione, come quella del deputato del Partito democratico Emiliano Minnucci, che aveva presentato un emendamento sulla liberalizzazione del mercato del diritto d’autore, tema che ha creato divisioni all’interno del Partito democratico. Il ministro Franceschini, inizialmente favorevole a una liberalizzazione, alla vigilia della scadenza dell’ultimatum europeo sulla riforma dei diritti d’autore, aveva difeso il sistema monopolistico della Siae.

In Italia la direttiva europea è stata recepita nel marzo 2017, in ritardo e in modo sbrigativo, evitando una procedura d’infrazione. La nuova norma però non aveva introdotto novità nel regime di monopolio nella gestione dei diritti d’autore, che rimaneva affidato esclusivamente alla Siae. L’unica liberalizzazione fatta riguardava i diritti connessi.

Nel luglio 2017 l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), che già nel 2016 si era espressa contro il mantenimento del monopolio della Siae, ha diffuso un’analisi dove si parlava di “condotte di boicottaggio da parte dell’Assomusica e della Siae nei confronti delle società di gestione concorrenti”.

Durante l’edizione 2017 del Festival del cinema di Venezia, il ministro Franceschini ha annunciato la disponibilità a proporre in parlamento una legge che permettesse ad altri organismi di gestione collettiva senza scopo di lucro di operare in Italia e l’apertura è arrivata nell’ottobre del 2017. La nuova norma permetterebbe l’ingresso nel mercato solo a società di gestione collettiva senza scopo di lucro. Quelle private quindi sono rimaste fuori. La contromossa di Soundreef per operare in Italia è stata la creazione della Lea (Liberi editori autori), un’associazione non profit costituita da autori, editori e professionisti del settore musicale che si dovrebbe occupare della raccolta dei diritti per conto di Soundreef.

Un tema troppo semplificato
Quello del diritto d’autore è un tema importante e complesso, ma è stato spesso semplificato e raccontato solo come uno scontro tra la Siae e la Soundreef, lasciando fuori le ragioni dei soggetti davvero coinvolti in questa discussione, come le migliaia di lavoratori del mondo dello spettacolo: piccoli artisti indipendenti, autori, compositori o esecutori.

Anche se la nuova norma rappresenta un passo avanti rispetto all’immobilismo degli ultimi anni, il rammarico è che non sia nata per una reale volontà di miglioramento ma solo perché l’Unione europea ha imposto un adeguamento.

È comunque positivo che gli autori oggi abbiano la libertà di decidere a chi affidare la raccolta dei loro guadagni, senza scontrarsi con i limiti di un sistema monopolistico che è necessario migliorare.

Secondo la Confederazione internazionale delle società degli autori e compositori (Cisac), nel 2017 la raccolta dei diritti d’autore ha raggiunto un nuovo massimo storico di 9,2 miliardi di euro all’anno. Un risultato trainato dal successo della distribuzione digitale (+ 51 per cento) e che conferma il trend positivo già registrato nel 2016. Questi numeri ci fanno capire perché è così importante parlare oggi di diritto d’autore, e perché è fondamentale che tutti i soggetti coinvolti – politica, istituzioni, artisti e aziende private – si impegnino per creare un sistema trasparente, efficiente e di massima libertà e tutela per l’artista.

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Oliver Burkeman
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