Mount Kimbie.

I Mount Kimbie resuscitano il ragazzo terribile

Mount Kimbie.
15 luglio 2017 11:58

Mount Kimbie, Blue train lines (feat. King Krule)
Archy Ivan Marshall è uno strano animale nel mondo della musica contemporanea. Cresciuto nel sudest di Londra, dopo aver vissuto un’infanzia travagliata ed essere stato ricoverato in un ospedale psichiatrico per disturbi mentali, Marshall ha trovato nella musica la scappatoia che gli serviva. La sua carriera, finora, rispecchia il suo carattere lunatico. Dopo un esordio impressionante come 6 feet beneath the moon, uscito nel 2013 quando non aveva ancora vent’anni, il musicista britannico ha pubblicato un seguito meno brillante (A new place 2 drown), ricco di spunti interessanti ma anche di momenti anonimi. Ora i Mount Kimbie, che con King Krule avevano già registrato l’ottima You took your time, l’hanno reclutato di nuovo per questo singolo, estratto dal loro prossimo disco Love what survives, in uscita l’8 settembre. Krule si dà da fare con il suo spoken word sghembo aggressivo, una cosa a metà strada tra Gil Scott-Heron e Joe Strummer. Il brano colpisce fin dal primo ascolto, con i suoi cambi di ritmo krautrock.


Dance Kill Move, Ritmo sabroso
Nei mesi scorsi il dj e produttore statunitense Cut Chemist ha fatto un viaggio in Colombia insieme al collettivo Beats of All-Nations. Ha girato un po’ per il paese e si è perso nei mercatini dell’usato di Cali (il cartello per una volta non c’entra niente), concentrandosi soprattutto sui dischi di cumbia. Ha riportato a casa un po’ di musica, che ha remixato insieme ai suoi compagni d’avventura, creando la compilation Going back to Cali, una raccolta di brani in equilibrio tra tradizione e modernità, tra America Latina e Stati Uniti. Un album che, senza girarci troppo intorno, fa venire una gran voglia di ballare.

Travis Scott, Butterfly effect
Travis Scott è un rapper statunitense. Fa trap, un sottogenere del rap che ultimamente va molto di moda (anche se è nato negli anni novanta) e ultimamente fa parlare di sé anche in Italia, grazie a musicisti come Charlie Charles, Sfera Ebbasta e Ghali. Non ce ne vogliano i beatmaker italiani, ma il suono della trap statunitense resta irraggiungibile. Quello di Scott, in particolare, ha delle venature psichedeliche veramente interessanti. Butterfly effect è un brano in cui Scott indossa i perfetti panni del rapper, riflette sulla sua nuova vita tutta eccessi, macchine costose e droga. È stato pubblicato a maggio, mentre il video è uscito pochi giorni fa. Per il momento, non fa parte di nessun album. Non è musica educativa, diciamo così, ma dal punto di vista sonoro c’è parecchio da imparare.


Lomelda, Interstate vision
Le grandi strade statunitensi hanno un che di spirituale. Bruce Springsteen su questo potrebbe scrivere un libro (se volete farvi un ripasso, riascoltatevi Thunder road). La texana Hannah Read, in arte Lomelda, sembra aver capito il concetto. Nel suo singolo d’esordio, Interstate vision, una ballata folk dal sapore cinematografico, sembra proprio di essere a bordo di una di queste automobili, con l’orizzonte infinito di fronte agli occhi, mentre si segue un “angelo che vola con ali bianche e luminose”, per citare i versi di Lomelda.


Sheer Mag, Just can’t get enough
La musica degli statunitensi Sheer Mag è una macchina del tempo che ci fa atterrare direttamente negli anni settanta. Le chitarre rimandano direttamente agli AC/DC, ma anche agli Stones e ai precursori del metal e del punk Black Sabbath e MC5. Gli Sheer Mag non hanno paura di tirare fuori ritornelli e assoli di chitarra (sembra strano, ma oggi questa è merce rara). Nel loro disco d’esordio ci sono anche dei riusciti brani pop, come questo. Non è musica che fa gridare al miracolo, ma non si può negare che sia piacevole.


P.S. Ho aggiornato la playlist di luglio. Buon ascolto.

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