Barbiana.

L’eredità di Barbiana

Barbiana.
16 giugno 2017 16:39

Per raggiungere Barbiana a piedi bisogna percorrere il Sentiero della costituzione: un cammino sul monte Giovi fiancheggiato da 45 pannelli che illustrano la carta costituzionale italiana. Si parte da un laghetto dove ora si pratica la pesca sportiva e ci si inoltra nel bosco. È un sentiero scosceso e pietroso, ma comunque oggi in condizioni migliori rispetto al 1954, quando lo percorse Lorenzo Milani per arrivare nel luogo dove lo avevano esiliato, sconosciuto anche alle carte geografiche.

Diluviava, il sentiero non arrivava neppure fino alla canonica, la treggia (un carro senza ruote) che portava i suoi pochi mobili dovette fermarsi prima di arrivare alla canonica. Con lui c’erano due donne – Eda Pelagatti e sua madre Giulia, che aveva già 73 anni – e qualche ragazzo della scuola popolare di San Donato. Non c’era né luce elettrica né acqua corrente: “Ma ha visto dove ci hanno buttato!”, esclamò Eda, che ormai si sentiva parte della famiglia, e non una semplice perpetua.

Ancora oggi Barbiana è tutta lì. I volontari della Fondazione don Lorenzo Milani, che accolgono chi va in visita, raccontano che ogni tanto qualcuno arriva dal sentiero che sbuca dall’alto, accessibile alle auto, si ferma davanti alla canonica e chiede: “Per Barbiana?”. La chiesetta, la canonica, una casa annessa, un’altra che fino a qualche anno fa non c’era: ecco il centro di Barbiana. Per il resto, una ventina di casolari sparsi, oggi collegati da sentieri più o meno sterrati ma cinquant’anni fa difficilmente percorribili. Tanto che una delle prime battaglie di don Milani fu proprio chiedere al comune di Vicchio la costruzione di un ponte, per permettere aun bambino di otto anni, Luciano, di arrivare in classe senza fare un giro lunghissimo all’alba. I ragazzi allora usavano quei sentieri la mattina presto per andare alla scuola del priore e tornare a casa la sera tardi. Anche il pranzo era in canonica, ci pensava Eda. Non c’era ricreazione.

Le officine di Barbiana
Nella canonica dove d’inverno si faceva lezione (d’estate era all’aperto, sotto un piccolo pergolato) ci sono ancora le mappe con cui don Milani spiegava le varie fasi della seconda guerra mondiale, le tappe della decolonizzazione in Africa, la conquista del diritto di voto in Italia. Ci sono gli attrezzi, gli sci, l’astrolabio costruiti dagli allievi (opera delle “Officine meccaniche dell’osservatorio astrofisico di Barbiana”). Su una porta c’è ancora appeso il cartello con la famosa scritta I care (“ È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. ‘Me ne importa, mi sta a cuore’. È il contrario del motto fascista ‘Me ne frego’ “, spiegò don Milani). Sul prato la piccola piscina che Lorenzo Milani aveva fatto perché i ragazzi imparassero a nuotare.

Accanto agli angoli in cui il prioreè stato più fotografato – dove faceva lezione, sperimentava la scrittura collettiva (metodo con cui è stato scritto Lettera a una professoressa), riceveva visitatori più o meno noti che salivano incuriositi dall’esperienza del maestro-priore – ci sono altri due angoli più intimi: la chiesa e il cimitero. Nella vecchia chiesetta, piccola e spoglia, oltre alle vetrate colorate fatte dagli alunni c’è un mosaico frutto anche lui di un esperimento collettivo: dopo vari tentativi falliti di ritrarre la faccia di un giovane monaco – racconta sempre un volontario della fondazione – alla fine si decise di nascondere il volto con un libro e di chiamarlo santo scolaro. Tra i fiori sul prato ai piedi del nuovo santo ce ne sono alcuni più regolari: sono quelli fatti dai ragazzi. Il priore, dal passato artistico su cui non voleva mai ritornare, ha fatto quelli più accennati.

Anche se il suo ruolo più conosciuto è quello di maestro ed educatore, Lorenzo Milani era prima di tutto un prete e neppure un prete ribelle: amava celebrare messa, confessare e confessarsi. Una volta arrivato a Barbiana, forse pensando a chi aveva cercato di consolarlo dicendogli che sarebbe stata una sistemazione provvisoria, decise che non se ne sarebbe più andato. Dopo neppure 24 ore scese a Vicchio e si comprò un posto nel minuscolo cimitero montano. “Sac. Lorenzo Milani. 27.5.1923-27.6.1967. Priore di Barbiana dal 1954”. Accanto a lui, le tombe di Eda e Giulia Pelagatti.

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Pier Andrea Canei