Alcune attiviste manifestano con delle stampelle, simbolo della pratica clandestina dell’aborto, a Varsavia, in Polonia, il 3 aprile 2016. (Maciej Luczniewski, NurPhoto/Getty Images)

In piazza per difendere il diritto all’aborto

04 aprile 2016 14:33

Migliaia di persone hanno manifestato il 3 aprile a Varsavia, davanti al parlamento, contro un progetto di legge che metterebbe totalmente fuori legge l’interruzione di gravidanza.

La Polonia ha già una delle leggi sull’aborto più restrittive dell’Unione europea. Secondo le statistiche ufficiali, nel paese vengono eseguiti ogni anno solo alcune centinaia di aborti, ma secondo gli attivisti pro choice le interruzioni di gravidanza clandestine sono molto diffuse.

Il dibattito va avanti da mesi. Il partito Diritto e giustizia (PiS), al governo da ottobre, vuole adeguare la legge agli insegnamenti della chiesa cattolica, causando l’irritazione di liberali e attivisti per i diritti delle donne. Con lo slogan “giù le mani dall’utero” e “il mio corpo, affari miei”, i manifestanti hanno sventolato decine di stampelle, simbolo degli strumenti rudimentali usati negli aborti clandestini.

La Polonia attualmente consente di interrompere la gravidanza solo nelle sue fasi iniziali, quando minaccia la vita o la salute della madre, se il bambino è a rischio di invalidità permanente o se la gravidanza proviene da un crimine, per esempio da uno stupro o un incesto.

Il nuovo testo autorizzerebbe l’aborto solo in caso di rischio per la madre e porterebbe la pena, in caso di violazione della legge, a cinque anni di carcere, contro i due attuali.

Il leader del PiS, Jarosław Aleksander Kaczyński, e la premier Beata Maria Szydło hanno già espresso il loro appoggio all’iniziativa popolare, che, per essere dibattuta in parlamento deve ancora raccogliere centomila firme.

In un documento letto nelle chiese di tutto il paese, i vescovi polacchi avevano chiesto al governo un’azione legislativa per rendere ancora più severo il regolamento del 1993. Il partito di governo progetta di mettere fine ai finanziamenti statali per la procreazione assistita e di reintrodurre l’obbligo di una prescrizione medica per avere la pillola del giorno dopo.

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