Campo di palme a Buol, sull’isola indonesiana di Sulawesi, giugno 2013. L’azienda Hardaya ha acquisito oltre 22mila ettari nell’area. (Pietro Paolini, TerraProject)

Terre rubate

20 aprile 2016 14:09

Il collettivo dei TerraProject e l’agenzia PictureTank hanno lanciato la prevendita di Land Inc., il libro realizzato in collaborazione con la giornalista Cécile Cazenave, che uscirà in autunno.

Il volume ripercorre il viaggio fotografico, cominciato nel 2012, tra Brasile, Dubai, l’Etiopia, l’Indonesia, ilMadagascar, le Filippine e l’Ucraina per documentare quella che alcuni definiscono una nuova forma di neocolonialismo mentre altri la ritengono una possibilità di sviluppo: il land grabbing, l’accaparramento delle terre.

Ecco in cosa consiste. Alcuni paesi che hanno bisogno di importazioni per soddisfare la domanda alimentare interna, hanno cominciato a comprare o affittare terreni fertili in altre nazioni per produrre alimenti da esportare nei propri mercati. Parallelamente per alcuni investitori privati la produzione di biocarburanti e l’agricoltura di stampo industriale è una fiorente fonte di profitto e quindi anche loro hanno bisogno di terreni.

Questa corsa per le terre fertili ha avuto una serie di ripercussioni nei paesi interessati. Indigeni e contadini sono stati allontanati con la forza dalle loro terre, perdendo l’accesso alla loro unica fonte di sostentamento. I latifondi monocolturali hanno cominciato a sostituire le piccole produzioni agricole, riducendo la biodiversità delle piante coltivate localmente. E a causa dell’espansione del mercato dei biocarburanti, terra e acqua vengono sfruttati per coltivazioni non alimentari. In molti casi, questo fenomeno ha un notevole impatto ambientale, causando deforestazione, inquinamento e la perdita di controllo delle risorse idriche.

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