Angjelin Nenshati (Scutari, 1929–2008) è stato un fotografo albanese autodidatta. Cominciò a scattare quando aveva quattordici anni e non smise più. Nemmeno quando nel 1948, durante la dittatura di Enver Hoxha, si trasferì a Pukë, nella periferia di Scutari, dove fece l’insegnante per i successivi dieci anni.

È alla fine degli anni cinquanta che comincia a lavorare come fotografo professionista, seguendo gli eventi sociali e culturali del paese. Oggi il suo archivio è composto da 228mila immagini.

Fino al 1 ottobre, le sue foto sono al centro della mostra A witness between two epochs al museo Marubi di Scutari, a cui Nenshati aveva donato gran parte del suo archivio.

L’esposizione è divisa in due parti. La prima è dedicata agli anni in cui Nenshati ha documentato il paese sotto Hoxha, quando, tra le altre cose, fu istituito l’ateismo di Stato e molti luoghi di culto furono distrutti o trasformati in uffici pubblici, magazzini, impianti sportivi, cinema.

La seconda parte della mostra è sugli anni novanta, quando il paese attraversò un periodo di transizione postcomunista e ci furono manifestazioni studentesche, la riapertura delle moschee e delle chiese, e nel 1993 la visita di papa Giovanni Paolo II e di madre Teresa di Calcutta.

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