Discorso in una fabbrica Citroën, Javel, 1938. (Willy Ronis, Centre Pompidou, Mnam-Cci/Bertrand Prévost)

Fotografi rivoluzionari

18 gennaio 2019 14:49

Tra gli anni venti e gli anni trenta Parigi è una città in fermento, dove convergono le avanguardie artistiche e le lotte sociali promosse e rivendicate dai partiti di sinistra. L’idea di conciliare l’impegno con la cultura trova il suo culmine nella fondazione dell’Associazione degli scrittori e degli artisti rivoluzionari (Aear), nata nel 1932 grazie al Partito comunista francese e con l’approvazione di Mosca.

All’interno dell’associazione prende corpo un gruppo di fotografi, iscritti o simpatizzanti, che considerano la fotografia uno strumento, “un’arma” della lotta di classe, come scrive il giornalista Henri Tracol; tra questi figurano i nomi di Robert Capa, Lisette Model, Willy Ronis, Gisèle Freund, Henri Cartier-Bresson, senza contare altri artisti e intellettuali protagonisti della scena parigina del periodo come André Breton, Max Ernst, Louis Aragon e Charlotte Perriand.

Al Centre Pompidou di Parigi è in corso, fino al 4 febbraio, la mostra Photographie, arme de classe che esplora questo momento storico attraverso i fotografi che decidono di lasciarsi alle spalle il pittorialismo, per gettare le basi della moderna fotografia documentaristica. Al centro della loro ricerca ci sono il racconto dei cambiamenti sociali, con un’attenzione particolare alla classe operaia e alle sue battaglie. Nell’esposizione viene dato risalto anche al ruolo strategico di alcune riviste schierate politicamente e impegnate nella sperimentazione stilistica come Vu e Regards, che hanno dato spazio a questa nuova generazione di fotografi.

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