08 marzo 2022 14:17

Dal 9 febbraio al 31 marzo si svolge Cortona on the move Al Ula, la prima edizione del festival di fotografia nato nella città toscana a svolgersi nell’ovest dell’Arabia Saudita. Il tema centrale della manifestazione è lo scorrere del tempo, come indica il titolo: Past forward. Time, life and longing.

Arianna Rinaldo, direttrice artistica di Cortona on the move dal 2012 al 2021, spiega che tutte le opere sono legate al concetto del tempo e “seguono due filoni, uno più personale e umano e l’altro ambientale e globale”. Un’idea che si adatta bene al contesto di Al Ula, una città costruita nel sesto secolo avanti Cristo, a lungo crocevia tra oriente e occidente e luogo di passaggio di persone e merci, poi dimenticata e oggi proiettata verso il futuro. Tra i temi principali dell’esposizione ci sono la famiglia, l’amicizia, la memoria, il cambiamento e il futuro.

Dalla collaborazione tra le curatrici – Arianna Rinaldo e Kholood al Bakr, artista visiva saudita – sono stati selezionati i diciannove artisti: dieci sono fotografi provenienti da tutto il mondo, esposti nelle passate edizioni del festival in Italia, e nove vengono dal mondo arabo. Tre sono sauditi: Mohammad al Faraj, artista nato nel 1993, con la sua opera Guardians of the oasis indaga i cambiamenti nel paesaggio e sulle conseguenze sulla vita delle persone; Adel al Quraishi presenta un progetto sui volti degli abitanti del grande deserto del Nafud; Moath al Ofi mostra frammenti di antiche civiltà insieme a manufatti moderni.

Tra gli altri lavori in mostra c’è Men of the pearl, con cui l’artista visivo Ali al Shehabi, proveniente dal Bahrein, riflette sulla nostalgia e sull’educazione in Medio Oriente. Ritraendo uomini arabi in atteggiamenti intimi e familiari, vuole parlare “della rottura delle barriere della mascolinità per mostrare le vulnerabilità”, racconta.

Mantenendo la tradizione del festival di Cortona, dove le opere sono esposte in tutta la città, anche in Arabia Saudita l’allestimento ha coinvolto una parte di Al Ula. Le fotografie sono esposte sui muri dei cortili e degli edifici nel quartiere storico di Al Jadidah, ora al centro di una riqualificazione che mira a valorizzare il patrimonio storico della zona e promuovere attività artistiche e culturali. Al piano superiore della casa che ospita le opere di Al Faraj e Al Shehabi, sono in mostra le donne ritratte dalla fotogiornalista giordana Tanya Habjouqa che con la serie Tomorrow there will be apricots racconta la tragedia della guerra in Siria. Nella stanza accanto Amina Kadous, che vive al Cairo, in Egitto, riflette sul suo passato con la serie A crack in the memory of my memory.

La serie Shroud del fotografo britannico nigeriano Simon Norfolk denuncia lo scioglimento dei ghiacciai. Le immagini in bianco e nero di Latif al Ani, il padre della fotografia irachena morto nel novembre del 2021, sono esposte lungo un vicolo; su un muro vicino ci sono quelle della statunitense Deanna Dikeman, che immortala i suoi genitori davanti casa nell’arco di ventisette anni; le immagini sfocate catturate con un obiettivo distorto dal fotografo siriano Osama Esid hanno come sfondo un vecchio palazzo; in uno slargo circondato da edifici in mattoni le fotografie di Paolo Woods e Gabriele Galimberti mostrano i musei italiani chiusi durante il lockdown causato dalla pandemia di covid-19.

Per Veronica Nicolardi, direttrice del festival Cortona on the move, la mostra è “un’occasione per aprirsi al dialogo”: “La scelta è stata quella di considerare la cultura e la fotografia come un modo per valorizzare un territorio e uno strumento di confronto, di conoscenza e di contaminazione”. Questa è anche l’idea alla base delle sei residenze artistiche organizzate ad Al Ula dal 3 al 24 marzo nelle quali fotografi arabi e internazionali “avranno la possibilità di portare avanti i loro progetti, di esprimersi, trovare spazio e mescolarsi”, spiega Nicolardi.

La direttrice sottolinea anche “una corrispondenza tra Cortona e Al Ula”, accomunate dal fatto di essere piccoli centri “valorizzati attraverso l’arte e la cultura, in questo caso la fotografia”. La conferma del successo di questa iniziativa viene dalla risposta del pubblico, afferma Nicolardi: “Vedere le ragazze che partecipano alle visite prendere in mano la guida e leggere la storia di tutto quello che c’è dietro e pensare all’approfondimento che questo può portare” è la prova che “abbiamo portato il mondo in Arabia, siamo un po’ una finestra sul mondo”. Alanood al Sudairi, 24 anni, assistente della curatrice Kholood Al Bakr, sottolinea che “l’ambiente artistico in Arabia Saudita sta crescendo velocemente, ci sono nuove opportunità, molti giovani artisti sauditi hanno l’opportunità di esplorare la loro arte, di metterla in mostra e di imparare di più”.