Nella tradizione fotografica del ritratto, le donne sono state spesso rappresentate come oggetti passivi: di solito posano in posizione subalterna rispetto al fotografo che le osserva dall’alto, il loro sguardo è docile e sfuggente. L’ambientazione è di norma un contesto privato, quando non intimo come la camera da letto, che ci può dare informazioni sul loro ruolo di madri, di mogli o di semplici oggetti del desiderio.

Da anni ormai la riflessione sulla rappresentazione della donna ha permesso di superare questa impostazione stereotipata e sessista (anche se di foto così se ne fanno ancora tante), e guardando i ritratti di Ilaria Magliocchetti Lombi, in mostra al museo Maxxi di Roma dal 13 settembre al 6 ottobre, vediamo subito che qui le donne sono soggetti più che attivi: guardano dritte in macchina o giocano con l’obiettivo, chiaramente messe a loro agio dalla brava fotografa.

Hanno un compito non facile: rappresentare le tante donne che sono state capaci di affermarsi e realizzare le proprie aspirazioni, nonostante i pregiudizi e le discriminazioni. E proporsi come modelli che possano ispirare le nuove generazioni di ragazze.

Il progetto nasce da un’idea della photo editor e curatrice Renata Ferri, nell’ambito della campagna di Terre des Hommes per la difesa dei diritti delle bambine e delle ragazze, grazie al sostegno della Fondazione Deloitte, main partner dell’iniziativa, insieme ad altri partner tra cui la Fondazione Bracco.

Senza avere alcuna pretesa di offrire una panoramica esaustiva, Ferri ha stilato un lungo elenco di donne, cercando di spaziare in tutti i settori: imprenditoria, finanza, arte, cultura, letteratura, poesia, scienza, sport e spettacolo. Le ha intervistate e ha chiesto a Magliocchetti Lombi di ritrarle in modo semplice ed empatico. Il risultato è una mostra, fatta di video e di oltre cento ritratti, dall’ambizioso titolo: Straordinarie.

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