Le proteste negli Stati Uniti

Notizie, immagini, tweet e video dalle città americane dove si manifesta contro la violenza della polizia. Le proteste sono cominciate il 26 maggio, il giorno dopo che George Floyd, un nero di 46 anni, è morto a Minneapolis durante un arresto. Derek Chauvin, il poliziotto che ne ha causato la morte tenendogli il ginocchio premuto sul collo per circa otto minuti, è accusato di omicidio. In almeno 40 città è stato imposto il coprifuoco.

NUOVE NOTIZIE
  • 01 Giu 2020 19.52

Il ministro della giustizia dispiega le squadre speciali in alcune città

Bill Barr, il ministro della giustizia degli Stati Uniti, ha ordinato al Federal bureau of prisons – l’agenzia del governo federale responsabile della custodia e del controllo delle persone incarcerate – di mandare truppe antisommossa a Miami e a Washington. La decisione rientra nell’approccio sempre più duro che l’amministrazione Trump ha deciso di adottare per reprimere le rivolte scoppiate nel paese.

Il ministro ha anche fatto sapere che l’Fbi, la polizia federale, lavorerà con le forze dell’ordine locali per incriminare le persone arrestate durante le proteste. Il ministero, spiega il Washington Post, si sta concentrando sulla situazione nella capitale. La sera del 31 maggio Barr ha chiesto alla squadra dell’Fbi che si occupa solitamente della liberazione degli ostaggi di aiutare la polizia locale.

Intanto Bob Kroll, il presidente del sindacato della polizia di Minneapolis, ha definito i manifestanti “un movimento terrorista”.

  • 01 Giu 2020 18.26

Almeno cento giornalisti presi di mira dalla polizia negli ultimi 4 giorni

Secondo la Nieman Foundation, un’organizzazione che difende e promuove i diritti dei giornalisti, negli ultimi 4 giorni giorni almeno cento tra reporter, fotogiornalisti e operatori televisivi sono stati attaccati dalla polizia statunitense in tutto il paese.

In alcuni casi i giornalisti sono stati colpiti in modo accidentale, ma la maggior parte delle volte erano identificabili come stampa, e sono stati attaccati in modo deliberato.

Molti giornalisti esperti, come Maggie Haberman del New York Times, dicono di non aver mai visto tanti attacchi alla stampa simultaneamente in tutto il paese.

Finora il caso che ha destato più clamore è stato quello del reporter della Cnn arrestato mentre faceva un servizio da Minneapolis, ma molti giornalisti meno in vista, compresi tanti freelance, sono stati vittima degli abusi della polizia. Il sito di giornalismo investigativo Bellingcat ha pubblicato un articolo completo sulla violazioni alla libertà di stampa negli ultimi giorni.

Altre organizzazioni, come Us press freedom tracker, si stanno dando da fare per raccogliere le storie dei giornalisti minacciati o picchiati.

Sul Washington Post la giornalista Margaret Sullivan, chiama in causa il presidente Donald Trump. “Da quando è in carica Trump ha fomentato l’odio dei cittadini nei confronti dei giornalisti”.

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  • 01 Giu 2020 17.53

Trump accusa i governatori statali di essere troppo deboli e chiede un giro di vite

Muriel Bowser, sindaca di Washington, la capitale degli Stati Uniti, ha annunciato che per le prossime due notti sarà imposto il coprifuoco nella città. La decisione arriva dopo gli scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti nei pressi della Casa Bianca, la residenza del presidente, e dopo che una chiesa nei pressi dell’edificio è stata danneggiata.

Kayleigh McEnany, portavoce dell’amministrazione Trump, ha criticato le autorità cittadine accusandole di essere troppo permissive.

Critiche simili sono state rivolte da Trump ai governatori degli stati. Durante una videoconferenza, il presidente avrebbe detto ai governatori: “Siete troppo deboli”. La Cbs ha ottenuto l’audio della conversazione, in cui si sente Trump dire ai governatori di “dominare” le proteste.

Secondo il Guardian, questi attacchi sono un altro tentativo di spostare le responsabilità dal governo federale agli stati e agli amministratori locali. Trump aveva seguito lo stesso approccio nella gestione della pandemia causata dal nuovo coronavirus, sostenendo che spettasse agli stati gestire la situazione.

  • 01 Giu 2020 17.14

Il messaggio di Barack Obama ai manifestanti

L’ex presidente Barack Obama ha scritto un articolo su Medium in cui si schiera dalla parte dei manifestanti ma condanna i comportamenti violenti.

“La grande maggioranza delle proteste è stata pacifica, coraggiosa, responsabile e stimolante. Queste persone meritano il nostro rispetto e il nostro sostegno, non vanno condannate. Allo stesso tempo, la piccola minoranza che ha fatto ricorso alla violenza, per un odio genuino o per semplice opportunismo, sta mettendo a rischio la vita di persone innocenti”.

Obama mette l’accento sull’importanza di trasformare le proteste in politiche che permettano di evitare altre morti come quella di George Floyd, e attacca chi dice che votare o fare politica negli Stati Uniti è una perdita di tempo. Conclude dicendo che queste proteste, se indirizzate nella giusta prospettiva, potrebbero segnare l’inizio di un nuovo capitolo per la nazione.

  • 01 Giu 2020 17.04

Aperta un’inchiesta sulla morte di un manifestante in Kentucky

Il governatore del Kentucky, Andy Beshear, ha annunciato che sarà aperta un’inchiesta indipendente sulla morte di un uomo durante gli scontri tra manifestanti e poliziotti a Louisville.

L’incidente è avvenuto nella mattinata del 1 giugno mentre la guardia nazionale cercava di disperdere la folla. Secondo la ricostruzione della polizia, gli agenti stavano mettendo in sicurezza la zona quando qualcuno gli ha sparato addosso, e a quel punto hanno cominciato a sparate, uccidendo un uomo.

In Kentucky i manifestanti chiedono giustizia per Breonna Taylor, una donna di 26 anni uccisa dalla polizia che aveva fatto irruzione nella sua casa a marzo.

A Davenport, in Iowa, due persone sono state uccise e un agente è rimasto ferito in una sparatoria.

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  • 01 Giu 2020 16.52

L’America senza respiro

“Non riesco a respirare”. Di Adams, Evening Standard, Regno Unito

  • 01 Giu 2020 15.08

Perché è così difficile riformare la polizia statunitense?

Dopo ogni episodio di violenza le autorità promettono di cambiare le regole per scongiurare gli abusi, ma poi si scontrano con le resistenze del sistema. L’analisi del Marshall Project.

Quando ha cominciato a girare in rete il filmato che mostrava gli ultimi momenti di vita di George Floyd, molti lo hanno guardato in preda allo sgomento e alla ripulsione. Floyd, un afroamericano di 46 anni, è morto il 25 maggio, soffocato mentre un agente della polizia di Minneapolis gli schiacciava il collo con il ginocchio durante un arresto. Pochi però hanno provato la stessa terribile familiarità che ha sentito Valerie Castile.

  • 01 Giu 2020 14.56

Nel sud sono presi di mira i simboli della confederazione

In alcune città del sud degli Stati Uniti i manifestanti hanno dirottato la loro rabbia verso i simboli della confederazione sudista, cioè l’alleanza di stati che durante la guerra civile (1861-1865) si schierarono a favore della schiavitù. In molte città ci sono ancora oggi statue e monumenti che ricordano e glorificano alcuni personaggi della confederazione.

A Birmingham, in Alabama, i manifestanti hanno buttato già la statua che raffigura Charles Linn, un capitano navale della confederazione.

Poco lontano hanno dato fuoco a una statua di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti.

In Alabama, come in Georgia e Virginia, il dibattito sui monumenti va avanti da tempo. Da qualche anno Birmingham è governata da Randall Woodfin, afroamericano eletto con il Partito democratico, favorevole alla rimozione dei monumenti. Il 31 maggio ha chiesto ai manifestanti che cercavano di distruggere un monumento dedicato ai soldati della confederazione di fermarsi, spiegando che ne avrebbe ordinato la rimozione.

  • 01 Giu 2020 14.32

Qualcuno sta cercando di sabotare le proteste?

Dopo che alcune proteste sono diventate violente, politici e commentatori hanno detto che le distruzioni erano causate da gruppi di estremisti arrivati da altre città. A seconda della fazione politica di appartenenza, sono stati accusati gruppi radicali di destra e di sinistra.

“Il presidente Donald Trump e il ministro della giustizia Bill Barr hanno lanciato accuse contro i gruppi antifa, sostenendo di volerli inserire nella lista delle organizzazioni terroristiche nazionali”, scrive il New York Times. A New York un ufficiale di polizia ha parlato di “anarchici” che preparavano da tempo operazioni di devastazione.

Tim Walz, il governatore del Minnesota, prima ha detto che alcuni gruppi di estrema destra legati al suprematismo bianco si erano infiltrati, poi ha parlato genericamente di “cattivi” che cercano di sabotare le proteste pacifiche.

“Ma per il momento non ci sono prove a sostegno di queste affermazioni”, scrive il New York Times. Keith Ellison, procuratore generale del Minnesota ed ex deputato democratico, ha detto: “La verità è che non sappiamo cosa sta succedendo. Nei video abbiamo visto persone molto sospette che rompono finestre, macchine senza targa. Indagheremo”.

Brian Levin, direttore del centro sugli studi dell’odio e dell’estremismo all’università statale della California, sostiene che negli ultimi giorni le attività online dei gruppi di destra si sono intensificate. Questi gruppi, che fino a pochi giorni fa erano concentrati sul nuovo coronavirus (considerato un grande complotto delle istituzioni internazionali), non sono monolitici: alcune fazioni esprimono solidarietà ai neri contro la polizia, altri sono convinti che il paese sia sull’orlo di una guerra civile che potrebbe portare a uno stato etnico bianco almeno in una parte degli attuali Stati Uniti.

Al momento secondo gli esperti non ci sono segni del fatto che questi gruppi stiano partecipando alle proteste in modo organizzato. A partecipare sarebbero singoli membri delle milizie legate al suprematismo bianco e sostenitori del secondo emendamento, quello che garantisce il diritto di possedere armi.

  • 01 Giu 2020 13.33

Gli ultimi minuti di vita di George Floyd

Il New York Times ha analizzato i video delle telecamere di sorveglianza e quelli girati dai passanti, ha visionato i rapporti degli inquirenti e delle autorità, ha parlato con i testimoni e con gli esperti per ricostruire quello che è successo tra quando George Floyd è stato arrestato e quando ha smesso di respirare (attenzione: immagini molto forti).

Si capisce in modo inequivocabile che Floyd non ha avuto comportamenti violenti e che prima di essere immobilizzato era già in condizioni fisiche precarie. Secondo la denuncia presentata contro Derek Chauvin, il poliziotto che ne ha causato la morte, Floyd avrebbe detto subito di avere difficoltà a respirare (lo dirà almeno 16 volte). Si vede anche che Chauvin tira Floyd fuori dall’auto della polizia e poi lo immobilizza sull’asfalto, non è chiaro perché.

A differenza di quello che si pensava finora, Chauvin è stato aiutato dagli altri agenti per tenere fermo Floyd. Inoltre, le telefonate dei poliziotti alla centrale rivelano che era stata richiesta assistenza medica, quindi durante l’arresto gli agenti si erano accorti delle condizioni di salute di Floyd. Uno degli agenti chiede a Chauvin se sia il caso di spostarlo su un fianco, ma Chauvin risponde di no.

Chauvin ha tenuto il ginocchio sul collo di Floyd per più di otto minuti, e uno dei video mostra che l’ha liberato solo dopo che un operatore sanitario gli ha chiesto di spostarsi.

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  • 01 Giu 2020 13.16

Donald Trump è in difficoltà e la Cina ne approfitta

Il virus e le rivolte sanciscono la perdita di credibilità di Trump sulla scena internazionale. E pochi paesi sembrano disposti a seguirlo nella sua ostilità verso Pechino. L’opinione di Pierre Haski.

Pechino non poteva sperare in un regalo migliore: gli Stati Uniti, dopo aver indicato la Cina come colpevole di tutti i mali, sono finiti sulle prime pagine dei giornali del mondo a causa di una serie di violente rivolte urbane.

  • 01 Giu 2020 13.07

Le manifestazioni di solidarietà nel resto del mondo

Londra, 31 maggio 2020. (Hollie Adams, Getty Images)

In varie città del mondo sono state organizzate manifestazioni per condannare gli abusi della polizia che hanno causato la morte di George Floyd.

  • A Sydney, in Australia, è stata organizzata una manifestazione di solidarietà per il 2 giugno. Il primo ministro Scott Morrison ha detto di essere rimasto sconvolto dalle immagini della morte di Floyd ma ha chiesto a chi scenderà in piazza di non replicare i comportamenti visti “in altri paesi”. Sui social network molte persone gli hanno ricordato che dal 1991 in Australia almeno 400 indigeni sono morti mentre erano sotto la custodia della polizia.
  • Il 1 giugno in Nuova Zelanda ci sono stati almeno quattro raduni, il più importante a Auckland, dove decine di migliaia di persone hanno marciato verso l’ambasciata statunitense con cartelli su cui c’era scritto: “Il silenzio è tradimento”, “Siate gentili”, “Fate di meglio, siate migliori”.
  • Il 1 giugno migliaia di persone hanno chiesto giustizia per Floyd a Trafalgar square, a Londra. Si sono poi dirette verso l’ambasciata statunitense.
  • Lo stesso è successo a Copenaghen, mentre a Berlino ci sono manifestazioni da due giorni. Su uno dei resti del muro che separava la due parti della città durante la guerra fredda è comparso un murale con il volto di Floyd e le parole “non riesco a respirare”, pronunciate dall’uomo durante l’arresto. Solidarietà è arrivata anche dai calciatori della Bundesliga, la serie a tedesca. Il calciatore inglese Jadon Sancho ha mostrato una maglia con la scritta “giustizia per George Floyd”. Altri si sono inginocchiati, riprendendo il gesto del giocatore di football americano Colin Kaepernick, che nel 2016 si era inginocchiato durante l’esecuzione dell’inno nazionale per protestare contro il razzismo.
  • A Rio de Janeiro centinaia di persone hanno marciato davanti alla sede del governo locale per denunciare le violenze della polizia brasiliana contro gli afrodiscendenti.
  • A Toronto e a Vancouver, in Canada, migliaia di persone sono scese in piazza, esprimendo solidarietà ai manifestanti americani e denunciando gli abusi della polizia canadese contro le minoranza.
  • A Tokyo la solidarietà ai manifestanti americani coincide con le proteste per un abuso della polizia giapponese contro un curdo di 33 anni. I manifestanti accusano le forze dell’ordine di razzismo.
  • Accuse strumentali contro gli Stati Uniti sono arrivate dalle autorità di Iran, Cina e Russia.
  • 01 Giu 2020 11.45

Gli scontri davanti alla Casa Bianca a Washington

Il 31 maggio, per il secondo giorno consecutivo, ci sono stati scontri davanti alla Casa Bianca tra gli agenti secret service, il servizio che si occupa della sicurezza del presidente degli Stati Uniti, e alcune centinaia di manifestanti.

Le proteste davanti alla residenza di Donald Trump sono cominciate il 29 maggio, quando gruppi di persone hanno cominciato a radunarsi a Lafayette square, il parco davanti al lato nord della Casa Bianca. Lo stesso giorno Trump è stato trasferito, con la moglie e il figlio, in un bunker che si trova sotto l’edificio. L’ultimo presidente a essere spostato nel bunker per motivi di sicurezza era stato George W. Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre del 2001.

Il presidente ha scritto su Twitter che ad accogliere i manifestanti ci sarebbero stati “armi e cani feroci”.


  • 01 Giu 2020 10.59

Gli abusi della polizia contro i manifestanti

Le proteste contro la polizia sono arrivate al sesto giorno e continuano ad allargarsi a tutto il paese. Molti giornalisti e cittadini hanno pubblicato video e foto che mostrano che con il passare dei giorni l’atteggiamento della polizia è diventato più aggressivo. In molti casi gli agenti hanno attaccato giornalisti o persone che manifestavano pacificamente.

A Long Beach, in California, il giornalista Adolfo Guzman Lopez è stato colpito al collo da proiettili di gomma sparati dalla polizia dopo aver intervistato un manifestante.

A New York un agente ha abbassato la mascherina di un manifestante che aveva le mani alzate e gli ha spruzzato dello spray urticante sulla faccia.

A Columbus, in South Carolina, i poliziotti hanno aggredito alcuni manifestanti, tra cui una donna anziana e una ragazza.

Ad Atlanta gli agenti hanno usato il taser per far scendere un uomo dalla sua macchina.


A Washington la polizia ha aggredito delle persone che erano alla finestra, sparando proiettili di vernice contro la casa.

A New York due suv della polizia hanno investito decine di persone che si erano avvicinate e avevano lanciato oggetti contro le macchine. Gli abusi sono stati documentati da giornalisti e fotografi. In città molti hanno criticato il sindaco Bill de Blasio, che non ha condannato immediatamente e chiaramente questi comportamenti.

In questo video si vede un poliziotto immobilizzare un giornalista e poi spruzzargli spray urticante mentre è a terra.

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