NUOVE NOTIZIE
  • 17 Apr 2020 19.31

Trump incita chi manifesta contro le misure di contenimento

Appena un giorno dopo aver presentato un piano, concordato con i governatori, per far ripartire gradualmente l’attività economica nel paese, il 17 aprile il presidente statunitense Donald Trump si è schierato apertamente con le persone che da qualche giorno organizzano manifestazioni in alcuni stati contro le misure di contenimento.

Trump si è rivolto in particolare ai cittadini di Virginia, Minnesota e Michigan, tre stati dove si sono verificate proteste negli ultimi giorni, e tutti guidati da un governatore del Partito democratico. Nel tweet sulla Virginia il presidente ha anche incitato i cittadini a difendere il secondo emendamento della costituzione, quello che tutela il diritto a possedere armi.

Nei giorni precedenti c’era stato uno scontro tra Trump, che chiedeva di riaprire immediatamente le attività economiche, e i governatori, che volevano più cautela. Il presidente apparentemente aveva accettato di rispettare il parere dei governatori, ma le proteste cominciate in alcuni stati contro il distanziamento sociale sembrano averlo portato a riaprire lo scontro. Alcune delle manifestazioni sono state organizzate da gruppi di destra che sostengono Trump.

Il New York Times scrive che la decisione di schierarsi con i manifestanti potrebbe favorire Trump politicamente. “Anche se la maggior parte dei cittadini – compresi gli elettori repubblicani – teme che sia troppo presto per riaprire l’economia, i sostenitori più accaniti del presidente potrebbero pensarla diversamente. Secondo un sondaggio del Pew Research Center, il 65 per cento di chi si dichiara molto conservatore dice di aver paura che la riapertura avvenga troppo lentamente”.

  • 17 Apr 2020 18.37

Il punto sul coronavirus in Italia

Il 17 aprile, alle ore 18, il capo della protezione civile Angelo Borrelli ha fatto il punto sulla diffusione del nuovo coronavirus (Sars-cov-2) in Italia.

  • Il 17 aprile ci sono stati 3.493 nuovi contagi. Ieri erano stati 3.786. Le persone contagiate dall’inizio dell’epidemia sono 172.434, compresi i morti e i guariti.
  • Attualmente risultano positive 106.962 persone, 355 in più rispetto al 16 aprile.
  • Il 17 aprile ci sono stati 575 decessi, 50 in più rispetto a ieri. In totale sono morte 22.745 persone.
  • Il numero dei guariti sale a 42.727 persone, 2.563 in più rispetto al 16 aprile.
  • A oggi 78.364 persone sono in isolamento domiciliare e 2.812 sono ricoverate in terapia intensiva, 124 in meno di ieri.
  • La situazione peggiore resta in Lombardia, dove 971 persone sono ricoverate in terapia intensiva (61 in meno di ieri). I casi di contagio dall’inizio dell’epidemia sono 64.135.
  • La regione con meno persone attualmente positive è il Molise (208), seguìto dalla Basilicata (266).
  • Nelle ultime ventiquattr’ore in Italia sono stati effettuati 65.705 tamponi. Dall’inizio dell’epidemia ne sono stati effettuati 1.244.108.

I dati diffusi dalla protezione civile, anche se utili, vanno letti con cautela. A volte mancano quelli di una o più regioni, e soprattutto non sono omogenei, cioè i criteri con cui sono raccolti non sono gli stessi in tutte le regioni.

Il commissario del governo per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ha firmato un’ordinanza in cui dispone la stipula di un contratto di concessione gratuita per un’app di tracciamento con l’azienda Bending spoons. L’app, necessaria per l’avvio della fase 2, funziona con il Bluetooth e non sarà obbligatoria.

Il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti ha firmato un’ordinanza che prevede, dal 15 settembre, la vaccinazione obbligatoria antinfluenzale per le persone che hanno più di 65 anni e per il personale sanitario. L’obiettivo è evitare di confondere il virus dell’influenza con il covid-19.

La Banca d’Italia ha stimato un calo del pil di circa il 5 per cento nel primo trimestre del 2020 a causa della pandemia.

Secondo uno studio dell’università della Tuscia, circa 21 milioni di persone hanno difficoltà economiche a causa del covid-19. Di queste, più di dieci milioni hanno un reddito quasi nullo.

L’Istat ha rilevato che dal 1 marzo al 4 aprile in Italia i decessi sono aumentati di circa il 20 per cento rispetto allo stesso periodo del quinquennio 2015-2019.

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  • 17 Apr 2020 17.40

Gli operatori sanitari statunitensi che rischiano di essere espulsi dal paese

“Immaginate di essere in prima linea nella battaglia contro il nuovo coronavirus, consapevoli di mettere a rischio la vostra vita, e allo stesso tempo aspettate con ansia di sapere se sarete espulsi dal paese. È la situazione in cui si trovano decine di migliaia di persone che negli Stati Uniti lavorano nel settore della sanità”, scrive Quartz.

Sono gli operatori che rientrano nella categoria dei dreamers, cioè persone che sono state portate negli Stati Uniti dai loro genitori quando erano piccole. Persone che hanno studiato nel paese e negli anni si sono costruite una vita e una carriera lavorativa in vari settori. La loro posizione è stata regolarizzata nel 2012 da un provvedimento voluto da Barack Obama (il Deferred action for childhood arrivals, Daca), ma nel 2017 l’amministrazione Trump ha bloccato il programma, aprendo una battaglia legale su cui dovrà esprimersi la corte suprema degli Stati Uniti.

Le persone che beneficiano del Daca sono circa 700mila. Di queste, secondo le stime, 62.600 lavorano nel settore della sanità. Presentando le sue argomentazioni ai giudici in favore del programma Daca, nell’autunno del 2019, l’Association of American medical colleges spiegò che se il paese fosse stato colpito da una pandemia i dreamers sarebbero stati fondamentali per tenere in piedi il sistema sanitario.

Nonostante tutto i dreamers sono fortunati, conclude Quartz. “Tanti altri lavoratori della sanità non possono contare nemmeno sul programma Daca. Secondo Hannah Siegel, direttrice dell’organizzazione non profit New American economy, nel complesso sono circa 280mila le persone senza documenti impiegate nel settore”.

  • 17 Apr 2020 16.35

In Cina i wet market hanno riaperto ma non ci va nessuno


Dopo lo scoppio dell’epidemia di covid-19, la Cina ha chiuso temporaneamente i mercati dove si vendono animali vivi, i cosiddetti wet market, e ha vietato il consumo e la vendita di carne di animali selvatici. Una delle teorie più accreditate sull’origine della pandemia è che il virus Sars-cov-2 sia passato dagli animali agli esseri umani in uno di questi mercati, dove spesso si macellano animali selvatici come pipistrelli e pangolini.

Oggi, scrive Vox, la Cina sta allentando le misure adottate contro il virus e l’8 aprile ha riaperto anche questi mercati (resta comunque in vigore il divieto di vendere la carne di animali selvatici). Nel resto del mondo, però, si moltiplicano le voci di chi chiede la loro chiusura permanente, dall’immunologo statunitense Anthony Fauci alla responsabile della biodiversità delle Nazioni Unite Elizabeth Maruma Mrema, secondo la quale bisognerebbe vietarli in tutto il mondo (i wet market sono diffusi anche in altri continenti, tra cui Africa e America Latina). In un sondaggio commissionato dal Wwf su cinquemila persone a Hong Kong, in Giappone, Birmania, Thailandia e Vietnam, il 93 per cento degli intervistati si è detto contro la vendita illegale e non regolamentata nei mercati di animali selvatici e l’84 per cento ha risposto che è improbabile che andrà a farci la spesa in futuro.

“Ma la campagna per chiudere questi mercati è più complicata di quello che sembra”, osserva Vox, “perché la categoria dei wet market comprende anche quelli dove si vendono animali vivi ma comunemente usati per l’alimentazione umana, come i polli”, dove il rischio di contrarre zoonosi è molto più limitato. Altri fattori da prendere in considerazione nella decisione di chiudere questi mercati sono quelli socioeconomici (milioni di persone con un reddito medio-basso fanno solitamente la spesa in questi posti) e culturali (alcune parti di animali selvatici sono usate nella medicina tradizionale cinese).

In ogni caso, come mostra il video del South China Morning Post, nei primi giorni di apertura i mercati all’aperto di Wuhan erano praticamente deserti, perché molti clienti hanno ancora paura del contagio.

  • 17 Apr 2020 15.49

Com’è andato il ritorno a scuola in Danimarca

Questa settimana la Danimarca è diventata il primo paese europeo a riaprire le scuole, che erano state chiuse il 12 marzo ai primi segni della diffusione del nuovo coronavirus. La rapidità della reazione ha permesso di mettere relativamente sotto controllo l’epidemia, e il 15 aprile i bambini fino a 11 anni d’età hanno potuto fare ritorno in classe.

Dato che diversi altri paesi europei hanno annunciato l’intenzione di riaprire le scuole nelle prossime settimane, l’iniziativa della Danimarca viene osservata con grande attenzione. Il New York Times ha seguito la ripresa delle lezioni nella scuola elementare del paesino di Logumkløster, nel sud del paese.

Le nuove norme imposte dal governo hanno cambiato molte cose, nota il quotidiano. Ora i bambini hanno ognuno il suo banco, a due metri di distanza dagli altri. Le classi sono state divise in due o tre sottogruppi, ognuno con la sua aula e il suo insegnante. Durante la ricreazione possono giocare solo con gli altri membri del loro gruppo e devono lavarsi le mani almeno una volta ogni ora. Inoltre gli insegnanti stanno cercando di spostare le lezioni all’aperto per quanto possibile. Queste misure hanno aumentato notevolmente il carico di lavoro degli insegnanti, e non è chiaro fino a quando potranno essere mantenute.

La decisione di riaprire le scuole è dovuta soprattutto alla necessità di aiutare i genitori a tornare al lavoro, ma molti scienziati hanno espresso dubbi sui possibili rischi. Su Facebook sono nati dei gruppi che accusano il governo di mettere l’economia davanti alla salute dei bambini. Anche a Logumkløster alcuni genitori erano scettici. Qualcuno ha tenuto i figli a casa il primo giorno, ma alla fine sono stati quasi tutti convinti dall’impegno degli insegnanti. “Nostro figlio è felice di essere tornato a scuola”, ha commentato uno di loro. “E anche noi lo siamo”.

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  • 17 Apr 2020 14.50

Un’occasione inaspettata per il Vietnam

Se c’è un paese nel sudest asiatico che sta in qualche modo approfittando della situazione creata dalla pandemia, questo è il Vietnam, scrive Asia Times. “Grazie a una chiusura dei confini tempestiva ed efficace, a un’insolita trasparenza delle autorità e a un’attenta diplomazia”, il paese è stato in gran parte risparmiato dai contagi e oggi sfrutta le occasioni che gli si stanno presentando. Il Vietnam ha registrato solo 268 contagi e nessun decesso.

Il Vietnam ha recentemente intensificato la produzione di attrezzature mediche e ne ha donate ai paesi più colpiti dal covid-19, tra cui Stati Uniti, Russia, Spagna, Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Gli ultimi cinque paesi europei, osserva Carl Thayer, esperto di Vietnam dell’università del New South Wales, in Australia, hanno tutti negoziato degli accordi di partenariato strategico con Hanoi negli ultimi anni.

All’inizio di aprile il presidente statunitense Donald Trump ha ringraziato con un tweet “gli amici in Vietnam” dopo aver ricevuto 450mila tute protettive prodotte nelle fabbriche vietnamite dell’azienda chimica statunitense DuPont. Il paese asiatico ha donato mascherine, disinfettanti per mani e altri dispositivi utili contro il nuovo coronavirus ai vicini Cambogia e Laos.

“La pandemia ha permesso al Vietnam di esercitare un maggiore soft power, mettendo in luce la sua generosità verso gli altri paesi della comunità internazionale”, afferma Alexander Vuving, docente dell’Asia-Pacific center for security studies di Honolulu. Questo successo d’immagine, sostiene Asia Times, potrebbe tornare utile in futuro, se le grandi aziende e i grandi capitali occidentali decideranno di disertare la Cina, attualmente oggetto di critiche, e investire in altri paesi della regione con un settore manifatturiero sviluppato.

  • 17 Apr 2020 14.18

La Polonia prova a irrigidire la legge sull’aborto

Il parlamento polacco ha rinviato la decisione finale su un disegno di legge che mira a inasprire la già severa legislazione sull’aborto del paese, una delle più restrittive in Europa. La proposta vieterebbe l’aborto anche nel caso di gravi anomalie del feto, uno dei pochi casi in cui è permesso ricorrere all’interruzione di gravidanza. Il disegno di legge, che ha suscitato molte proteste non solo in Polonia, è stato rinviato alla valutazione di una commissione parlamentare.

La nuova legge è stata promossa da un gruppo ultraconservatore, che ha presentato la bozza in parlamento dopo aver raccolto 100mila firme. Il parlamento avrebbe potuto bocciare il disegno di legge o farlo passare rapidamente a una seconda lettura, ma il 16 aprile ha deciso di rimandare la proposta alla valutazione di una commissione parlamentare. In passato, questa tecnica è stata usata per boicottare una proposta di legge, ma ancora è presto per dirlo, spiega il Guardian.

I precedenti tentativi d’irrigidire la legge sull’aborto erano stati sostenuti dal Partito diritto e giustizia (Pis), ma il governo ha fatto marcia indietro dopo le proteste di massa. Nell’ultima settimana migliaia di donne hanno protestato a Varsavia nonostante le misure di contenimento del nuovo coronavirus e il divieto di assembramento. Le associazioni femministe e quelle per la tutela dei diritti umani, sia in Polonia sia negli altri paesi, hanno condannato la legge e hanno protestato chiedendo che il parlamento respinga la proposta.

La Polonia è uno dei paesi europei con la legislazione più restrittiva sull’aborto, che è consentito solo in caso di stupro o incesto, quando la vita della madre è a rischio o nel caso di gravi malformazioni del feto. Se la legge fosse approvata, diventerebbe praticamente impossibile ricorrere all’interruzione di gravidanza. Già ora molte donne che vogliono abortire vanno all’estero o si fanno spedire la pillola abortiva a casa, ma con le restrizioni dovute all’epidemia di covid-19 l’accesso all’interruzione di gravidanza è sempre più complicato per le donne polacche.

  • 17 Apr 2020 12.15

Il virus si diffonde rapidamente negli impianti dove si produce carne

Negli Stati Uniti si registrano situazioni preoccupanti negli impianti di lavorazione della carne. Una fabbrica dove si produce carne di maiale a Sioux Falls, in South Dakota, è al momento il principale luogo di diffusione del nuovo coronavirus nel paese. Almeno 644 casi di contagio possono essere fatti risalire allo stabilimento, quasi la metà del totale dei positivi in tutto lo stato.

L’impianto, di proprietà dell’azienda Smithfield, produce il 5 per cento della carne consumata annualmente negli Stati Uniti, e dà lavoro a 3.700 lavoratori. È stato chiuso la settimana scorsa, quando si è scoperto che almeno 240 lavoratori erano risultati positivi al tampone. Non è stato un caso isolato: in tutto il paese molte aziende del settore hanno tenuto aperta la produzione sostenendo che la chiusura avrebbe messo a rischio la catena della grande distribuzione alimentare. In alcuni casi non hanno garantito ai lavoratori un livello di sicurezza adeguato, e sono state costrette a chiudere quando i contagi sono aumentati rapidamente.

Molti dipendenti della Smithfield sono immigrati che non parlano inglese, e le autorità locali hanno messo a disposizione degli ospedali dei traduttori per comunicare con i pazienti. Gli esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc, la massima autorità sanitaria statunitense) sono andati a Sioux Falls per capire come l’epidemia in città è andata fuori controllo.

Sioux Falls, 190mila abitanti, è la città più popolosa dello stato. Nonostante l’epidemia, la governatrice del South Dakota, Kristi Noem, si è rifiutata di chiedere ai cittadini di rimanere in casa. Secondo il dipartimento della salute dello stato, il 30 per cento della popolazione sarà contagiata dal virus. Finora lo stato conta 1.311 casi e 7 morti.

  • 17 Apr 2020 11.33

La Turchia di Erdoğan alle prese con il covid-19

L’epidemia è molto più seria del previsto, le ricadute economiche e sanitarie sono gravi, ma nella sua mania di grandezza il presidente turco continua a condurre due guerre. Il commento di Pierre Haski.

Questa settimana 90mila detenuti sono stati rilasciati dai sovraffollati penitenziari della Turchia a causa dell’epidemia di covid-19. Tra le persone liberate, però, non ci sono i giornalisti incarcerati né i prigionieri politici come lo scrittore Ahmet Altan o il filantropo Osman Kavala.

  • 17 Apr 2020 11.22

La situazione italiana raccontata dai grafici del New York Times

Nuovi casi di covid-19 in Italia, dal 22 gennaio al 16 aprile 2020.

“L’Italia, che è stata al centro della pandemia di covid-19 nel mese di marzo, sta uscendo dai suoi giorni peggiori, quando alcuni ospedali del nord non riuscivano a gestire il grande numero di nuovi pazienti. Nelle ultime settimane gli esperti hanno registrato una diminuzione stabile dei ricoveri e dei decessi, in quello che è stato definito un trend ‘affidabile’”, scrive il New York Times.

Il quotidiano newyorchese ha realizzato una serie di grafici per fotografare la situazione dei contagi da covid-19 in Italia, e una mappa che mette in evidenza le differenze tra le varie regioni. I casi confermati in Italia sono almeno 168mila e i decessi per il nuovo coronavirus sono stati 22.170 (dati aggiornati al 17 aprile).

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  • 17 Apr 2020 07.33

Le notizie di stamattina sul coronavirus

Scelte dalla redazione di Good Morning Italia

Il virus fa crollare il pil cinese

Il pil della Cina è crollato nel primo trimestre del 6,8%, è il primo dato negativo dal 1992. A causa degli effetti della pandemia da covid-19, la variazione congiunturale è pari a -9,8%. Le previsioni medie degli analisti erano di contrazioni, rispettivamente, del 6,5% e del 9,9%. Meglio del previsto la produzione industriale: -1,1% marzo, le attese erano di -7,3% (Bloomberg).

  • La Cina sta (comunque) vincendo? L’articolo di copertina di The Economist sugli effetti geopolitici della crisi

Il piano di Trump per ripartire

Donald Trump ha presentato le linee guida per tornare alla normalità. “Per tutelare i cittadini dobbiamo salvaguardare la salute ma anche il funzionamento dell’economia”, ha detto il presidente (Bbc).

  • Il piano Usa prevede tre fasi e lascia molta discrezionalità alle scelte dei governatori (Ap).

In ordine sparso Nello stato di New York Andrew Cuomo ha esteso il lockdown fino al 15 maggio (Nyt), mentre sette governatori del Midwest si stanno coordinando per la ripartenza delle attività (Reuters).

Vola la disoccupazione Usa Nella scorsa settimana sono stati 5,2 milioni gli americani che hanno fatto richiesta di sussidi di disoccupazione. Nell’ultimo mese la cifra complessiva ha superato i 22 milioni. (Washington Post).

Verso la riapertura

Oggi torna a riunirsi la task force guidata da Vittorio Colao per discutere di come procedere nella “fase 2”. Il governo sta studiando le misure per allentare il lockdown. Secondo quanto riporta il Corriere da lunedì dovrebbero riaprire i cantieri e i settori della moda e dell’auto; previsti anche limiti agli spostamenti per gli under 18. Repubblica presenta il piano del ministro Patuanelli che è favorevole a una riapertura di chi lavora in sicurezza il 22 aprile, ma Pd e sindacati frenano.

La spinta del nord Anche il presidente del Veneto Luca Zaia chiede una riapertura delle attività dal 4 maggio, se non prima. Il governatore lombardo Attilio Fontana ha poi avanzato la proposta di spalmare il lavoro su sette giorni, anziché solo su cinque (Repubblica)

Misura allo studio In un Cdm previsto probabilmente per lunedì, il governo si avvia a discutere del nuovo decreto economico di aprile: un provvedimento da almeno 60 miliardi di euro che dovrebbe far salire il deficit italiano tra il 7 e l’8% (Il Sole 24 Ore).

Nuovo presidente Il numero uno di Assolombarda Carlo Bonomi è il nuovo presidente designato di Confindustria con 123 voti rispetto ai 60 della sfidante Licia Mattioli. Bonomi ha subito puntato il dito contro il “pregiudizio fortemente anti-industriale” che sta avanzando nel Paese (La Stampa).

Numeri aggiornati Secondo i dati forniti dalla Protezione civile le persone attualmente contagiate sono 106.607, per un totale di 168.941 dall’inizio dell’epidemia. Cresce il numero di guariti, arrivati a 40.164, con un incremento di 2.072. I nuovi decessi sono stati 525, per un totale di 22.170 morti. Continua la diminuzione dei pazienti ricoverati in terapia intensiva, scesi sotto quota 3 mila (RaiNews 24).

  • Perché il “modello Veneto” ha funzionato (Il Post)

L’Europa al bivio

In un’intervista al Ft, il presidente francese Emmanuel Macron mette in guardia dal rischio di dissoluzione dell’Ue nel caso non venisse realizzato il fondo destinato alla ripresa economica dei paesi membri finanziato con un debito comune e garanzie europee.

“Whatever it takes” Parlando alla riunione del Fondo monetario internazionale, la presidente della Bce Christine Lagarde ha assicurato che l’istituto è pronto “a qualsiasi misura, prevista dal suo mandato, per aiutare l’Eurozona a uscire da questa crisi”. (Corriere).

Posizione ferma Il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha annunciato che le restrizioni nel paese verranno prolungate almeno di altre tre settimane: si contano già oltre 13.700 morti (The Independent).

Bollettino europeo In Francia le vittime sfiorano le 18mila (Le Monde). In Spagna sono più di 19mila con quasi 183mila contagiati (El Mundo). I decessi in Europa sono oltre 90mila.

Contagio globale

I casi a livello mondiale superano i 2,1 milioni con un numero di morti oltre i 142mila (Johns Hopkins University). Il record negativo è degli Stati Uniti con più di 31.500 decessi. Con il peggioramento dell’epidemia il Giappone ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale fino al 6 maggio (Npr).

Bufala o ipotesi? L’intelligence Usa ha detto di stare indagando sulla possibilità che il coronavirus si sia diffuso da un laboratorio di Wuhan e non in uno dei mercati della città (Cnn).

Sei fuori Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha licenziato il ministro della Sanità Luiz Mandetta per divergenze su come affrontare l’epidemia di coronavirus nel paese (Guardian).

Addio È morto all’età di 70 anni lo scrittore cileno Luis Sepúlveda che alla fine di febbraio era stato infettato dal coronavirus (Agi).

Effetti collaterali L’Agenzia spaziale europea ha rilevato un crollo dell’inquinamento di circa il 50% in diverse metropoli europee come Roma, Milano, Parigi e Madrid dovuto alla sospensione forzata delle attività (Repubblica). Gli esperti rivelano anche che stiamo vivendo la primavera più secca degli ultimi 60 anni (Ansa).

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