La decisione turca di inviare soldati in Libia ha spinto molti a interrogarsi sui fallimenti della diplomazia internazionale, in particolare dell’Europa, che non è mai apparsa così divisa. Con la sua mossa “il presidente Recep Tayyip Erdoğan sta implicitamente ricordando all’Unione europea quanto è inefficace la sua politica estera. Dovrebbero essere le potenze europee a intervenire diplomaticamente in Libia. Invece, la Turchia e la Russia sembrano pronte a dividere il paese in sfere d’influenza che danneggeranno gli interessi europei”, scrive Andreas Kluth su Bloomberg.
Mentre si discuteva di una visita di alcuni ministri degli esteri europei a Tripoli, poi annullata e sostituita da un incontro a Bruxelles, il 6 e 7 gennaio i rappresentanti del governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli e il ministro degli esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, hanno incontrato le autorità algerine. “L’Algeria potrebbe svolgere un ruolo chiave nella soluzione della crisi libica”, spiega il politologo Chérif Idriss al quotidiano Liberté, “tanto più che Algeri riconosce la legittimità del Gna di Fayez al Sarraj. La Turchia è in cerca di alleati per contrastare l’asse formato dalle forze fedeli al generale Khalifa Haftar, dall’Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti, con il sostegno di Francia e Russia. In passato sono stati firmati degli accordi, in particolare quello di Skhirat del dicembre del 2015 e il cessate il fuoco tra Al Sarraj e Haftar deciso a Parigi nel 2017, che avrebbe dovuto portare all’organizzazione di elezioni per il 2018. Tuttavia bisognerebbe negoziarne uno nuovo, perché le parti, innanzitutto Haftar, rifiutano tutte le proposte presentate finora”. La visita di Al Sarraj, fa notare Le Soir d’Algérie, è coincisa con un’accelerazione degli eventi sul campo di battaglia: “Il dispiegamento di soldati turchi, un’eventualità inimmaginabile fino a pochi giorni fa, spinge Haftar a osare di più. Ne è una prova l’attacco aereo del 4 gennaio contro una scuola di polizia a sud di Tripoli (che ha causato almeno trenta morti e 33 feriti)”. Il 6 gennaio le forze fedeli ad Haftar hanno dichiarato di essere entrate a Sirte. Nei giorni successivi ci sono stati combattimenti lungo la strada che da Sirte porta a Misurata. “In Libia tutte le battaglie passano da Sirte. La città si trova al centro della costa libica, lungo l’autostrada che attraversa il paese da est a ovest, e alla fine dell’asse nord-sud che collega il Sahara al mare. La sua posizione e le sue infrastrutture ne fanno un sito strategico”, scrive Celian Macé su Libération. Secondo alcune ricostruzioni Haftar è riuscito a entrare a Sirte convincendo il battaglione 604, formato da combattenti salafiti madkhaliti, a passare dalla sua parte.
“La Libia torna a dominare le notizie che arrivano dall’Africa”, scrive Boubacar Sanso Barry sul sito guineano Le Djely. “L’annuncio unilaterale di Erdoğan riporta alla mente l’intervento internazionale in Libia del 2011, che si concluse con la morte di Muammar Gheddafi. L’intervento non era visto di buon occhio da molti leader africani, che però non ebbero il coraggio di dirlo apertamente. Lo stesso succede oggi. Il presidente nigerino Mahamadou Issoufou e quello ciadiano Idriss Déby Itno hanno spesso ripetuto che il terrorismo nel Sahel è una conseguenza della caduta di Gheddafi e dell’instabilità libica. Ma tralasciano il fatto che a quell’epoca l’Africa, come entità politica unitaria, non fece niente per impedirle. Non è detto che oggi gli africani abbiano imparato la lezione. Lo dimostrano le reazioni deboli alla decisione unilaterale di Erdoğan. Eppure i rischi sono paragonabili a quelli di nove anni fa. L’arrivo dei soldati turchi a Tripoli non servirà a calmare la situazione. Al contrario, rinfocolerà gli animi e conferirà una dimensione internazionale a quello che finora è stato un conflitto interno”. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1340 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati





