A causa del suo radicalismo politico, Édouard Louis non è spesso associato alla tenerezza. Ma è un errore. Il suo libro precedente, Chi ha ucciso mio padre, era un’evocazione in frammenti della vita di suo padre e del loro rapporto, che mescolava la dolcezza con la rabbia e il rimpianto. Lotte e metamorfosi di una donna fa emergere di nuovo questa tenerezza. Per molti aspetti, questo suo nuovo libro, dedicato alla madre, è il contraltare del precedente. La delicatezza non è ciò a cui mira l’autore. Eppure emerge continuamente in questa “storia di una liberazione”, che per molto tempo sembra essere soprattutto quella dell’oppressione di una donna da parte di un sistema economico e patriarcale che le impedisce permanentemente di realizzare le potenzialità che porta in sé e di essere padrona della sua vita. Emerge dallo sguardo tenero che lo scrittore, oggi trentenne, rivolge a sua madre e al suo viaggio, al modo in cui ha saputo, poco prima dei cinquant’anni, riappropriarsi di sé. Come tutti i libri di Édouard Louis, Lotte e metamorfosi di una donna parla della vergogna, e della vergogna di essersi vergognati.

Raphaëlle Leyris,
Le Monde

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati