Lungo la costa islandese un macigno si stacca da una cresta e affonda lentamente in mare. La cinepresa lo segue per sessanta angosciosi secondi. Questo thriller visivamente molto affascinante, scritto e diretto da Hlynur Pálmason, è punteggiato da altre licenze poetiche simili che ne sottolineano l’atmosfera spettrale. All’inizio un proverbio suggerisce che la permeabilità della nebbia consente ai morti di comunicare con i vivi. Ingvar Sigurðsson offre un’interpretazione misurata nei panni di Ingimundur, un orgoglioso ex poliziotto vedovo, immerso nella nebbia del lutto. Le scene in cui è insieme alla nipote di otto anni Salka (Ída Mekkín Hlynsdóttir), come quelle in cui le racconta una macabra favola della buona notte, fanno venir fuori le forze gemelle di odio e amore che si agitano sotto la sua dura scorza. Verso il finale la tensione cresce, ma i momenti più sorprendenti del film sono quelli contemplativi. Simran Hans, The Observer

Questo articolo è uscito sul numero 1433 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati