◆ La crisi climatica ha reso le notti più calde e secche, e questo aggrava gli incendi nelle aree naturali. Negli ultimi anni nel mondo ci sono stati molti casi di incendi incontrollabili che sono andati avanti per settimane. Il rogo di Cameron Peak, in Colorado (Stati Uniti), è divampato il 13 agosto 2020 e si è spento il 2 dicembre dello stesso anno, diventando il più duraturo nella storia dello stato. Alla fine del 2019 le foreste di eucalipti dell’Australia orientale sono state devastate dalle fiamme, rimaste a lungo indomabili. Nel 2007 la foresta amazzonica brasiliana è stata colpita da una forte siccità ed è andata a fuoco. Gli incendi sono proseguiti anche di notte, contrariamente a quanto succedeva in passato.

Il fenomeno, secondo uno studio pubblicato su Nature, è ormai globale. In molte parti del mondo, a causa dell’aumento delle temperature, le notti non aiutano più i pompieri impegnati a spegnere le fiamme. Si tende a considerare solo le condizioni diurne, che favoriscono gli incendi, ma anche le notti sono importanti, perché quando sono fresche e umide contribuiscono a tenere sotto controllo il fuoco. Secondo alcuni dati satellitari che tengono conto delle temperature e dell’umidità, a partire dal 1950 le notti sono diventate più “infiammabili”, soprattutto nelle zone temperate che ospitano foreste, boscaglie e praterie. È importante quindi creare dei servizi antincendio che siano operativi ventiquattr’ore su 24, conclude la rivista britannica.

Questo articolo è uscito sul numero 1449 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati