La pandemia di covid-19 non ha risparmiato Offenburg, cittadina del land del Baden-Württemberg. Anche lì c’è chi ha bisogno di un tampone molecolare per accertarsi di non aver contratto il virus. Ma gli incassi dei centri che effettuano i test nel land – quasi quindici milioni di euro per circa un milione di tamponi – hanno insospettito l’impiegato di una banca locale, che ha trasmesso una segnalazione all’unità antiriciclaggio della procura. Così sono finite sotto inchiesta due persone che, a quanto pare, si facevano rimborsare dalla cassa sanitaria prestazioni inesistenti.

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Questo è un caso limite, ma mostra bene quale dilemma abbia dovuto affrontare lo stato tedesco durante la pandemia: assicurare rimborsi generosi e introdurre regole meno severe pur di aumentare rapidamente la possibilità di fare test rapidi e molecolari. Secondo il ministero della salute, nell’ultimo anno il governo federale ha speso più di un miliardo di euro per i tamponi molecolari. A questo miliardo vanno aggiunte poi le spese per i test rapidi gratuiti: 2,1 miliardi di euro negli ultimi sei mesi. E dove il denaro scorre con facilità abbondano affaristi e criminali. In tutti i land tedeschi sono in corso indagini su truffatori che hanno chiesto rimborsi per tamponi mai fatti.

Gestori di discoteche

I centri che offrono test per il covid-19 si sono moltiplicati ovunque in Germania: hanno ampliato l’attività i laboratori di analisi cliniche, ma sono entrati nel mercato anche artigiani e gestori di discoteche, che si sono riciclati in titolari di nuovi centri. In questo modo in realtà rendono possibile la convivenza con il virus. Ormai un tampone negativo è spesso un lasciapassare indispensabile per viaggiare, per gli appuntamenti di lavoro e le visite in ospedale. Rende più sicuro il paese. Allo stesso tempo, il fatto che il governo modifichi continuamente le regole costringe gli operatori a rischiare di più.

Thomas Lorentz, direttore del laboratorio Dr. Krause & Kollegen di Kiel, nel nord della Germania, ha vissuto in prima persona questi alti e bassi dell’economia dei tamponi. Tutto è cominciato nella primavera del 2020, quando i laboratori ottenevano un rimborso di 59 euro per ogni test molecolare. Oggi ricevono 35 euro. Insomma, all’inizio della pandemia i laboratori erano pagati profumatamente. “Questo ci ha permesso di fare investimenti considerevoli”, spiega Lorentz. All’inizio le cose non sono state proprio semplici, perché c’era carenza di tutto, dai tamponi ai reagenti, dalle mascherine ai guanti. Lorentz faceva acquisti su eBay e ordinava i macchinari in Cina e negli Stati Uniti. Due sono stati sequestrati all’uscita dagli Stati Uniti, perché all’epoca non era facile far passare alla dogana i dispositivi medici. Da due anni il laboratorio di Lorentz lavora su tre turni, sette giorni alla settimana, 24 ore al giorno. Prima della pandemia la sezione dei tamponi molecolari aveva due dipendenti, oggi ne ha trenta. Il laboratorio di Lorentz ha inoltre investito energie e denaro per permettere ai pazienti di scaricare i referti dal sito e trasmettere i tamponi con esito positivo direttamente al ministero della salute.

Poi è arrivata l’estate del 2020, quando all’improvviso la situazione si è calmata. “Pensavo che ormai fosse tutto finito”, racconta Lorentz. Invece con l’inverno è ricominciato tutto da capo, e lui ha rafforzato a più riprese la capacità produttiva del laboratorio. Nella primavera del 2021, quando si dava per scontato che il vaccino avesse risolto la questione, è spuntata la variante delta.

Negli ultimi sei mesi lo stato tedesco ha speso 2,1 miliardi di euro per i test rapidi

Ma la vita degli imprenditori del covid non è legata solo all’andamento stagionale e alle varianti del virus. Contano anche le decisioni della politica. Nell’agosto 2021 la conferenza dei presidenti dei land tedeschi ha annunciato che dall’ottobre successivo – quindi poche settimane dopo – lo stato avrebbe smesso di rimborsare i tamponi rapidi. Florian Burk e molti altri sono rimasti di sasso. Burk gestisce la Gemeinsam Neue Wege, un’azienda che comprende 22 centri per i test molecolari, rapidi e sierologici a Ravensburg, sul lago di Costanza, e a Monaco di Baviera.

In realtà Burk è a capo di un gruppo specializzato in tecnologie per l’edilizia. Per aprire il primo centro si è dovuto procurare dei locali adeguati, consulenze mediche e personale. Inoltre, per gestire le prenotazioni, ha sviluppato un sistema di elaborazione elettronica dei dati. Quando le cose stavano cominciando a funzionare “di punto in bianco, ci è toccato riorganizzare tutto”, racconta. Si è dovuto procurare casseforti, registratori di cassa, blocchi di ricevute e ha dovuto realizzare un sistema di fatturazione che distinguesse tra test gratuiti e test a pagamento. Ma quando era tutto pronto, l’idea dei test a pagamento era già stata scartata. E tutto quello che si era appena procurato è diventato inutile.

L’azienda di Burk fa trentamila test alla settimana, per ognuno dei quali incassa 12,50 euro, come previsto dalla normativa tedesca sui tamponi anticovid, che però cambia di continuo. Burk sostiene che, tolte le spese, gli resta circa un euro a test al lordo delle tasse. Altri operatori dichiarano che facendo venti tamponi all’ora guadagnano quattro euro a test. Con un centro gestito bene, insomma, non si rischia di andare in perdita. Ci sono posti che quando fai il tampone ti regalano anche una salsiccia.

Ma chi vuol fare tanti test e guadagnarci il più possibile deve sobbarcarsi anche dei rischi. Tra stipendi, test, guanti e mascherine, per non parlare degli immobili, che affitta trimestralmente (“perché non si sa mai”), Burk deve anticipare un milione di euro al mese. E non aveva considerato che avrebbe anche dovuto affrontare gli attacchi ai suoi server e i furti con scasso.

Il lavoro di Burk e Lorentz potrebbe subire un’ulteriore trasformazione. Alla fine di gennaio il ministro della salute Karl Lauterbach ha annunciato che i tamponi molecolari, dei quali c’è carenza in Germania, vanno riservati in via prioritaria al personale medico. Secondo Michael Müller, presidente dell’associazione dei laboratori medici, le strutture sono sature al 95 per cento. Nell’ultima settimana di gennaio, dice Müller, i laboratori hanno analizzato 2,4 milioni di tamponi molecolari, e presto non sarà possibile farne di più. Invece Lorentz sostiene che il suo centro di Kiel analizza circa tremila tamponi molecolari al giorno e potrebbe fare anche di più. Il medico Michael Schleef, che a Monaco ha allestito uno dei centri più grandi della Germania, dice che lì si analizzano novemila tamponi molecolari al giorno e a gennaio ha comprato due macchinari nuovi. “La situazione non è più quella del 2020: ora abbiamo macchine, reagenti, materiali in plastica, scorte”, spiega Schleef, che tuttavia ha deciso di rimandare per ora ulteriori investimenti.

Al momento sembra che la pensino come lui anche gli imprenditori con meno scrupoli, ma per ben altri motivi. Negli ultimi tempi vari gestori di centri che fanno i tamponi hanno ricevuto offerte piuttosto strane. Mario Schneider gestisce dei laboratori a Ulm, nel land del Baden-Württemberg, tra cui uno nell’atrio della discoteca Theatro Club, con cui si guadagnava da vivere prima della pandemia. Ha ricevuto telefonate di persone che offrono test – a volte duecentomila, altre addirittura un milione – a prezzi stracciati. Di solito si tratta di test che a metà gennaio l’istituto statale Paul-Ehrlich ha classificato come poco attendibili e di cui alcuni distributori e importatori stanno cercando di liberarsi. È probabile che trovino dei compratori: meno costano i tamponi più ampio è il margine di guadagno.

L’esempio di Sylt

Quello dei test per il covid-19 è un affare che muove tanti soldi. Ma se lo stato tedesco avesse tenuto più stretti i cordoni della borsa fin dall’inizio, oggi in Germania ci sarebbero meno centri. Basta vedere cos’è successo sull’isola di Sylt, nel mare del Nord. Nell’estate 2021 per avere il referto di un tampone molecolare ci volevano due o tre giorni: all’ora di pranzo un corriere raccoglieva il materiale prelevato e lo portava in un laboratorio vicino ad Amburgo. Ma tre giorni sono un’eternità, soprattutto durante una pandemia. “È assurdo”, ha pensato Lorentz: se una persona è positiva, è contagiosa e “andrebbe isolata quanto prima”. È stato allora che gli è venuta l’idea di trasformare un camper in un laboratorio mobile per test molecolari. Ha ottenuto l’autorizzazione e l’ha parcheggiato in un terreno di proprietà dell’azienda di trasporti dell’isola. Oggi il referto del tampone arriva in poche ore. Nel frattempo Lorentz ha trasformato in centri test mobili sedici camper a Kiel, Flensburg, Rendsburg e Eckernförde. Con questi camper, inoltre, ha potuto fare i tamponi anche ai passeggeri che s’imbarcavano sulle navi da crociera ad Amburgo e a chi tornava dalle vacanze in Danimarca. ◆ sk

Questo articolo è uscito sul numero 1449 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati