Fino a pochi giorni fa in privato alcuni dei più esperti investitori di Wall street e della Silicon valley sminuivano l’offerta di Elon Musk per comprare Twitter, considerandola poco più di un trucco per attirare l’attenzione. Invece il 25 aprile l’uomo più ricco del mondo ha ottenuto una sorprendente vittoria, assicurandosi il sostegno unanime del consiglio d’amministrazione del social network dopo aver messo sul piatto il suo patrimonio personale per garantire 33 dei 44 miliardi di dollari necessari all’acquisto. Secondo un banchiere, l’operazione alla fine è stata “piuttosto semplice”: i vertici di Twitter hanno ceduto dopo che alcuni tra i maggiori azionisti li hanno invitati ad accettare l’offerta. Ma la rapidità dell’affare, insieme al ricorso di Musk al suo patrimonio personale e alla sua capacità di attirare un’enorme attenzione (anche su Twitter), rendono la vicenda una novità.

Il Financial Times ha parlato con diverse persone che conoscono le manovre dietro l’operazione, un processo tumultuoso durato meno di due settimane, con cui Musk ha convinto Twitter che l’offerta, considerata fin dall’inizio “la migliore e definitiva”, andava accettata. Subito dopo l’improvviso annuncio del piano, il 14 aprile, c’erano molti dubbi sulle reali intenzioni di Musk. D’altronde fino a pochi giorni prima il miliardario aveva dichiarato di voler fare solo un investimento passivo nell’azienda.

“Non penso che all’inizio facesse sul serio”, spiega Roger McNamee, investitore esperto della Silicon valley. Senza un finanziamento solido né un piano aziendale chiaro (fatta eccezione per una serie di vaghe promesse sulla libertà d’espressione) l’iniziativa di Musk sembrava mostrare la sua classica avventatezza, sottolinea McNamee. Lo scetticismo era alimentato dal ricordo del famoso tweet del 2018 con cui Musk aveva annunciato di aver trovato un accordo per far uscire dalla borsa la Tesla, l’azienda automobilistica che ha fondato, poco prima di essere accusato dalle autorità statunitensi di aver ingannato il mercato.

Secondo alcune fonti che hanno seguito l’affare, all’inizio la ricerca di investitori che garantissero solidità finanziaria all’offerta di Musk ha rallentato l’operazione, perché diversi grandi gruppi si sono immediatamente tirati fuori. Quando il consiglio d’amministrazione di Twitter ha adottato la tattica difensiva della pillola avvelenata (poison pill, qualunque tecnica usata da un’azienda per resistere a tentativi di scalata ostile), sembrava che la partita si sarebbe trasformata in un gioco d’inseguimenti e sarebbe durata mesi. Fonti vicine al consiglio d’amministrazione di Twitter, invece, spiegano che i vertici non hanno mai voluto impedire a Musk di negoziare un accordo, ma solo evitare che comprasse a un prezzo scontato.

Poi Musk ha presentato le garanzie necessarie per comprare Twitter, sostenute soprattutto dal suo patrimonio personale. Insieme alla promessa di fornire 21 miliardi di capitale personale, il manager ha annunciato che avrebbe usato parte delle sue azioni della Tesla come garanzia per un prestito di cui resterà il solo responsabile e che gli costerà più di 400 milioni di dollari d’interessi all’anno.

Una serie di colloqui con alcuni azionisti ha favorito un’accelerazione

Secondo fonti vicine a Musk e al consiglio d’amministrazione di Twitter, la banca d’affari Morgan Stanley ha svolto un ruolo chiave nell’aiutare il miliardario a mettere insieme il finanziamento con grande rapidità. La banca ha contattato gli altri istituti di credito la domenica di Pasqua, il 17 aprile, quando alcuni banchieri erano in vacanza con la famiglia, facendo presente che era necessaria una risposta entro il 20 aprile. Alcune banche hanno ricevuto un breve aggiornamento sulla trattativa per decidere se volevano partecipare al finanziamento dell’operazione di Musk, riferisce chi ha partecipato alle trattative. La squadra della Morgan Stanley, guidata dal banchiere Andrew Earls, ha fatto una serie di telefonate di verifica (nome in codice Project X), raccontano fonti di prima mano. “Correvano tutti come pazzi”, spiega un banchiere.

Alla fine sette banche hanno accettato di finanziare 13 miliardi in prestiti tradizionali, mentre altre cinque hanno finalizzato il prestito da 12,5 miliardi garantito dalle azioni della Tesla. Secondo molti, quest’ultima operazione è stata la più facile, considerando il patrimonio di Musk e il buon andamento della Tesla in borsa. Il valore delle azioni della casa automobilistica supera spesso la concorrenza, comprese la Apple, il produttore di chip Nvidia e Amazon. Questo elemento ha rassicurato i banchieri: in caso d’insolvenza di Musk, le banche ritengono di poter vendere una quantità di azioni Tesla sul mercato (anche se il valore crollasse) sufficiente per coprire il prestito.

La cosa più convincente sono stati i 21 miliardi di capitale personale promessi da Musk, che hanno deciso la partita spingendo i banchieri ad affrettarsi per partecipare all’affare. “Tutti hanno fatto le dovute analisi, ma alla fine il punto cruciale è stato l’assegno personale. Non c’è mai stato un assegno del genere”, racconta una fonte.

La determinazione di Musk ha fatto cambiare opinione a molti. Il manager offriva un prezzo superiore del 38 per cento rispetto al valore attuale delle azioni di Twitter, un margine che è sembrato particolarmente allettante in un contesto in cui molti titoli del settore tecnologico stanno perdendo valore. Il 22 aprile una serie di colloqui personali tra Musk e alcuni grandi azionisti di Twitter ha favorito un’accelerazione. “Le preoccupazioni del consiglio d’amministrazione sulla solidità del finanziamento sono state fugate. Gli azionisti hanno deciso che l’affare era nel loro interesse”, riferisce una fonte.

Da sapere
Problemi economici

◆ Gli azionisti di Twitter potrebbero aver accettato l’offerta di Elon Musk perché la ritenevano irrinunciabile per un’azienda che da tempo ha molti problemi economici, oltre a quelli legati alla diffusione di notizie false e contenuti violenti, scrive il New York Times. Il social network fa sempre più fatica ad aumentare gli utenti e a riconquistare quelli che sono andati via. È in difficoltà anche il settore della pubblicità, che rappresenta la fonte principale delle sue entrate. Otto volte su dieci negli ultimi anni, inoltre, l’azienda non ha realizzato utili: nel 2021 ha perso 493 milioni di dollari su un fatturato di 5,57 miliardi. Nello stesso periodo la Meta, la casa madre di Facebook, ha registrato un utile di 39 miliardi di dollari e un fatturato di 118 miliardi. Twitter, che è quotato in borsa dal 2013, ha anche avuto molti problemi con i suoi dirigenti, accusati più volte di non essere all’altezza della situazione e spesso al centro di forti scontri con gli azionisti. Nel 2020 il fondo d’investimento Elliott Management è entrato nel capitale dell’azienda e ha chiesto subito a Jack Dorsey, uno dei fondatori del social network, di dimettersi dalla carica di amministratore delegato. Dorsey è andato via nel 2021.


Record storico

Il 22 e il 23 aprile diversi grandi investitori hanno contattato i vertici di Twitter per chiedere di prendere sul serio l’offerta, spiegano le fonti del Financial Times. Anche se il prezzo delle azioni del social network ha raggiunto un record storico (80 dollari) durante i lockdown causati dalla pandemia, quando gli utenti hanno trascorso più tempo del solito online, molti grandi investitori le avevano comprate nel periodo in cui valevano circa 20 dollari.

Il 24 aprile Musk si è messo in contatto con Bret Taylor, il presidente del consiglio d’amministrazione di Twitter. Insieme hanno fissato le linee guida per raggiungere un’intesa amichevole, tra cui una serie di garanzie per tutelare gli azionisti. In una riunione del consiglio d’amministrazione cominciata la sera del 24 aprile e andata avanti tutta la notte, i vertici di Twitter hanno incaricato i consulenti della JPMorgan Chase e della Goldman Sachs di definire l’accordo con Musk. L’amministratore delegato della Tesla era assistito invece dalla Morgan Stanley, dalla Barclays e dalla Bank of America.

Musk deve ancora risolvere alcuni problemi. Il più importante è legato ai 21 miliardi in contanti previsti dall’offerta. Fonti vicine al miliardario rivelano che non ha ancora preso una decisione definitiva, ma sa di avere gli occhi di tutti addosso ed è disposto a vendere azioni della Tesla se necessario. Nel frattempo sta parlando con altri potenziali investitori, dicono le fonti. A prescindere dall’esisto di queste trattative, se Musk completerà l’operazione, sarà lui il sindaco di quella che ha definito la “pubblica piazza di fatto” del mondo. ◆ as

Gli autori di questo articolo sono James Fontanella-Khan, Eric Platt, Antoine Gara e Richard Waters.

Questo articolo è uscito sul numero 1458 di Internazionale, a pagina 114. Compra questo numero | Abbonati