Bix Bouton è un “semidio tecnologico” dalla faccia di pietra, fondatore della mega-entità di social network Mandala. Di giorno si dedica al suo impero. Di notte si traveste e s’intrufola in un gruppo di discussione di laureati della Columbia university. Bix è infatti a corto d’idee. Ma i dibattiti notturni sconfiggeranno il suo grande vuoto. Sulla loro scia, creerà un gadget domestico che consente di copiare la mente (una sorta di unità di backup corticale) e uno spiritus mundi in abbonamento. Gli utenti che accettano di caricare il proprio cervello avranno accesso ai contenuti anonimizzati di ogni altro utente, vivo o morto; un grande “vortice” di memoria e pensiero. Vi chiedete l’identità di una bella sconosciuta, la macabra verità su un omicidio o il destino di un amico perduto da tempo? Basta eseguire un riscontro facciale sulla CollectiveConsciousness™. Su questo sfondo di crescente trasparenza – che Egan chiama “l’era dell’auto-sorveglianza” – La casa di marzapane racconta storie di ricerca. Un eroinomane in fase di recupero considera la possibilità di redenzione di Dungeons and dragons. Un programmatore innamorato colleziona ninnoli nella speranza che gli trasmettano affetto. Un’ex spia si preoccupa che i suoi pensieri non siano più suoi. Ecco, ancora, il romanzo come rete: ogni racconto – ogni nodo – può essere ricondotto all’appartamento di New York dove Bix sta aspettando l’illuminazione. Egan prende il titolo da Hansel e Gretel e dalla trappola della strega cattiva. È una metafora per la scarica di dopamina dei social network e per i compromessi che facciamo per partecipare alla vita online. Tanti Hansel e Gretel che vagano da soli nel deserto con la loro fame disperata. È desiderio insaziabile che il romanzo mette in luce in modo così tenero.
Beejay Silcox, The Guardian

Questo articolo è uscito sul numero 1462 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati