Carys Davies (Jonathan Bean)

Il romanzo della gallese Carys Davies rivisita un tema caro a Edward Forster, quello delle insidiose relazioni postcoloniali tra britannici e indiani. Ambientato a Ooty, una stazione collinare nel sud dell’India, racconta le vite intrecciate di un gruppo di abitanti del luogo e di stranieri. Tra loro c’è Hilary Byrd, un bibliotecario londinese di mezza età venuto in India per curarsi i nervi. Depresso e disorientato, finisce a Ooty su invito del prete locale. Il coinvolgimento di Byrd nella parrocchia lo aiuta a ritrovare l’orientamento nella vita. Ma la sua pace mentale poggia sulla posizione dominante del sahib. Quando s’innamora di Priscilla, la giovane governante, non si rende conto che in realtà lei preferisce il parrucchiere cantante Ravi. Quello che Byrd prova per Priscilla non è amore, che sboccia tra pari, ma pietà, condiscendenza. A più di settant’anni dall’indipendenza, i rapporti tra indiani e occidentali sembrano ancora compromessi da quella presuntuosa incomprensione descritta in Passaggio in India. A differenza dell’eloquente Forster, tuttavia, Davies preferisce annidare la dimensione politica in dettagli suggestivi, che di tanto in tanto affiorano, come durante le lezioni di lettura di Byrd a Priscilla. Per lui è l’occasione di rivisitare gli amati libri della sua infanzia. Entrando nella testa di Priscilla scopriamo però che lei odia questi “orribili vecchi libri del Regno Unito” con i loro “titoli sciocchi e noiosi”: pietre miliari di una storia che non è quella dell’India. La missione è l’interessante rivisitazione di un tema esemplare: l’occidentale che trova in India la liberazione dalla terra desolata della modernità. Qui però non trova ad accoglierlo l’India della spiritualità, dei mantra o dei mistici criptici. I personaggi indiani del libro sono tutti atei. Byrd conserva invece un’immagine nostalgica di una tradizione inglese perduta da tempo. Ooty, costruita dai coloni, è “come un piccolo angolo d’Inghilterra”, ma in cui si trovano ancora ragazze di nome Priscilla. Forster andò in India per sfuggire al moralismo dell’Inghilterra, la stessa terra che Byrd desidera vedere presente nell’India di oggi. Il protagonista del romanzo è come tanti altri, dai beatnik ai lealisti dell’impero, che crearono un legame non con gli indiani reali, ma con una fantasia dell’India modellata sui pregiudizi. Tanjil Rashid, The Guardian

Questo articolo è uscito sul numero 1468 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati