◆ La crisi climatica sta trasformando il mercato del lavoro. Nel settore dell’energia si aprono nuove opportunità legate allo sviluppo delle fonti rinnovabili, mentre nel settore fossile aumentano le difficoltà. Negli Stati Uniti, scrive Grist, l’industria petrolifera ha un problema d’immagine che rende difficile il reclutamento dei giovani: “Molti di loro non vogliono lavorare per aziende che considerano responsabili dei problemi climatici”. Da un sondaggio del 2020 è emerso che il settore del gas e del petrolio è quello con la reputazione peggiore tra i giovani. L’andamento del mercato del petrolio, con periodi di rapida crescita e drastico calo dei prezzi, crea ulteriori problemi. Nel 2020 i prezzi sono scesi molto, accompagnati da licenziamenti di massa. La fase attuale, caratterizzata da prezzi alti per la guerra in Ucraina, dovrebbe portare a un’espansione delle attività estrattive, ma manca la manodopera. Molti lavoratori, soprattutto quelli con competenze utili, vorrebbero lasciare il settore per quello delle rinnovabili.

La distribuzione geografica dei posti di lavoro nel campo delle rinnovabili non è omogenea. Nel fotovoltaico, per esempio, il paese che offre più opportunità è la Cina. Nell’eolico, invece, ci sono centri importanti in Europa settentrionale e negli Stati Uniti. In futuro, quando si costruiranno impianti di energia rinnovabile su larga scala, il livello di specializzazione richiesto potrebbe diminuire, come anche il salario offerto.

Questo articolo è uscito sul numero 1484 di Internazionale, a pagina 106. Compra questo numero | Abbonati