◆ La crisi climatica ha aggravato l’intensità delle piogge, e di conseguenza delle alluvioni, in Africa occidentale. Quest’anno i primi paesi a essere colpiti sono stati la Nigeria e il Niger all’inizio di giugno; poi è stata la volta del Ciad a luglio, del Camerun ad agosto e del Benin a settembre. Secondo gli scienziati dell’iniziativa World weather attribution, il riscaldamento globale ha reso le piogge stagionali più intense del 20 per cento nella regione del lago Ciad e del 5 per cento nel bacino del fiume Niger.

Dall’inizio della stagione delle piogge in Nigeria sono morte almeno 612 persone, mentre 1,5 milioni sono state costrette a lasciare le loro case. Le alluvioni nel paese sono state aggravate dall’apertura delle paratoie della diga di Lagdo, in Camerun, decisa per favorire il deflusso dell’acqua in eccesso. Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di una diga anche in Nigeria, che però non è mai stata realizzata. Inoltre, il bilancio delle vittime è aumentato a causa delle abitazioni costruite nelle pianure alluvionali, mentre la distruzione di migliaia di ettari di coltivazioni mette a rischio la sicurezza alimentare degli abitanti, soprattutto di quelli più vulnerabili.

La perdita di infrastrutture, tra cui strade e ponti, complicherà la vita dei piccoli agricoltori nei prossimi mesi. Purtroppo il governo nigeriano non ha un piano per affrontare i disastri naturali, scrive su The Conversation la ricercatrice Adaku Jane Echendu, della Queen’s university nell’Ontario, in Canada.

Questo articolo è uscito sul numero 1488 di Internazionale, a pagina 106. Compra questo numero | Abbonati