Come scrisse il bardo, se avete lacrime, preparatevi a versarle. Ci sono tanto dolore e tanta bellezza in questo eccezionale adattamento del romanzo di Maggie O’Farrell sulla morte del figlio undicenne di William Shakespeare e sull’impatto per lo scrittore e sua moglie Anne, che qui si chiama Agnes e ha il volto di Jessie Buckley. La sua è una di quelle interpretazioni che restano impresse, il culmine di tutti gli spunti e i brividi che ci ha regalato sullo schermo (Beast, La figlia oscura, Women talking). La sua Agnes ama la natura, è un’istintiva outsider, derisa dai cinici di Stratford che la considerano “figlia di una strega della foresta”. Buckley la investe di un’ingenuità disarmante che non si vedeva dai tempi in cui Emily Watson (che qui interpreta la madre di Shake-speare) negli anni novanta ridefinì la sofferenza nel cinema d’autore in Le onde del destino. Agnes è la nostra guida attraverso il fiorire di un amore, lo shock della perdita e la sopportazione del dolore. Il suo celebre marito è interpretato in modo viscerale ed efficace da Paul Mescal. La regia di Zhao, che ha adattato il romanzo insieme alla stessa O’Farrell, è impeccabile. Il finale, nel Globe theatre, durante una rappresentazione di Amleto è straziante. E Hamnet diventa all’istante il film shakespeariano definitivo.
Kevin Maher, The Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati