“Non esco con uomini conservatori o moderati”, dice Nancy Anteby, una donna di trent’anni di New York che lavora nel settore dei social media. “Solo con progressisti”. La politica non è il suo unico parametro. Cerca anche qualcuno che sia ambizioso, con un’occupazione stabile, che sia ebreo e, cosa forse più importante, che condivida il suo desiderio di creare una famiglia. Trovare una persona che soddisfi tutti i requisiti non è facile. “Spesso gli uomini ti deludono”, si lamenta Anteby. D’altra parte, da un po’ di tempo ha capito una cosa: “Non ho bisogno di affidarmi a un uomo per avere la vita che sogno”.

Anteby non è un’eccezione. Negli Stati Uniti il 41 per cento delle donne e il 50 per cento degli uomini nella sua fascia d’età (25-34 anni) erano single nel 2023, una percentuale che è raddoppiata negli ultimi cinquant’anni. La tendenza si ritrova altrove. Tra il 2010 e il 2022 la quota di persone che vivono da sole (definizione sicuramente imperfetta di single, ma per la quale è più facile reperire dati) è aumentata in 26 dei 30 paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), composta principalmente da stati ricchi. I matrimoni stanno diminuendo in gran parte dell’Asia, compresi Cina, India e soprattutto Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Ed essere single sta diventando sempre più comune per diverse fasce d’età. In Europa ogni nuova generazione ha meno probabilità di essere sposata o di convivere con il o la partner rispetto alle generazioni precedenti alla stessa età.

Questa crisi delle relazioni colpisce non solo chi desidera il matrimonio o una convivenza stabile, ma anche chi cerca qualcuno con cui uscire o fare sesso occasionale. I giovani socializzano meno, hanno meno storie e cominciano ad avere rapporti sessuali più tardi rispetto al passato. In generale, fanno meno sesso (come, purtroppo, la maggior parte di noi). Michael Rosenfeld, sociologo dell’università di Stanford, ha scoperto che negli Stati Uniti nel 2022 la riduzione degli appuntamenti romantici dovuta alla pandemia ha prodotto 13,7 milioni di single in più rispetto a quanti ce ne sarebbero stati se il tasso di persone single fosse rimasto ai livelli del 2017. Per ottenere una stima dell’aumento globale di chi non è in una relazione, l’Economist ha estrapolato i dati raccolti da Rosenfeld, tenendo conto anche del forte calo dei matrimoni in diversi paesi asiatici, già prima della pandemia. Abbiamo calcolato che nell’ultimo decennio questo fattore ha fatto aumentare di almeno cento milioni i single in tutto il mondo.

Uscire insieme, fare sesso, sposarsi o divorziare sono tutte scelte profondamente personali che hanno un impatto diretto su chi le compie. Il fatto che oggi più individui si sentano liberi di scegliere di rimanere single rispetto al passato, quando la pressione sociale ed economica per sposarsi era molto forte, potrebbe essere visto come un segno di emancipazione. In tantissimi si sono liberati da unioni infelici.

Ma non tutti sono single per scelta. Secondo uno studio che ha coinvolto quattordici paesi, solo il 40 per cento di chi è solo dichiara di “non essere interessato a una relazione”. Un sondaggio più limitato condotto dal Pew research center nel 2019 sui single statunitensi rilevava che il 50 per cento non era interessato a frequentare qualcuno. Eppure solo il 27 per cento affermava di non avere una relazione perché gli piaceva stare per i fatti suoi. Gli altri attribuivano la loro condizione agli impegni di lavoro, all’età o al fatto che nessuno avrebbe voluto uscire con loro. Almeno il 34 per cento dei single dello studio condotto in quattordici paesi ha detto di non voler vivere da solo, ma ha aggiunto che trova “difficile attrarre qualcuno”, mentre il 26 per cento si definisce “indeciso”. In breve, c’è un numero sempre maggiore di cuori solitari che vorrebbe un part­ner ma non riesce a trovarlo.

Da questo punto di vista c’è un allarmante divario tra donne e uomini. Nel sondaggio del Pew research center, il 62 per cento delle single non voleva frequentare nessuno, mentre tra gli uomini il dato scendeva al 37 per cento. Negli Stati Uniti e in Corea del Sud sempre più giovani si sentono ingiustamente privati di opportunità sentimentali. In tutto il mondo, un’alta percentuale di uomini non sposati è fortemente associata ad alti livelli di violenza e criminalità.

Hephzibah Anderson (Sophia Spring, Guardian/Eyevine/Contrasto)

Uomini in eccesso

Anche variazioni relativamente piccole nel numero di coppie, se moltiplicate per l’intera popolazione, possono avere effetti significativi sulla società. L’impatto maggiore riguarda i tassi di fecondità, perché le donne sposate tendono ad avere più figli rispetto a quelle che non lo sono. Questo è particolarmente evidente in paesi come Giappone e Corea del Sud, dove solo il 2-4 per cento dei bambini nasce da donne single. Tuttavia, in tutto il mondo l’aumento delle persone senza un partner frena i tassi di natalità già in calo. Gli effetti si fanno sentire anche sui mercati immobiliari (con una maggiore domanda di alloggi, dato che più persone vivono da sole) e sulle finanze pubbliche (si spende meno per i reparti maternità e le scuole e, con il tempo, di più per le case di cura). Il fatto che un’ampia percentuale di single vorrebbe avere una relazione fa pensare che ci sia una sorta di crollo del mercato degli appuntamenti romantici che impedisce alle persone compatibili di incontrarsi, oppure che la società stia cambiando in modi che rendono molte persone sole incompatibili. Sembra che stiano succedendo entrambe le cose.

In Asia, dove il numero di single sta crescendo più rapidamente, un misto di cambiamenti strutturali e culturali fa crescere l’incompatibilità.

Partiamo dagli aspetti demografici. La politica cinese del figlio unico ha creato un enorme squilibrio nel rapporto tra uomini e donne. Per quanto riguarda le persone in età da matrimonio, entro il 2027 la Cina avrà 119 uomini ogni 100 donne. In totale, secondo Xiaoling Shu dell’università della California a Davis, potrebbero esserci dai 30 ai 50 milioni di “uomini in eccesso”. Inoltre i single si concentrano soprattutto in alcune categorie: tra gli uomini poveri e meno istruiti, quindi meno attraenti come partner, e tra le donne con un alto livello di istruzione (di questo parleremo più avanti).

Hanno difficoltà a trovare una compagna anche gli uomini eterosessuali che vivono in paesi dove c’è una forte predilezione culturale per i figli maschi. Secondo i dati dell’ultimo censimento, nel 2011 in India erano nati 111 maschi ogni 100 femmine, grazie agli aborti selettivi, mentre il rapporto naturale sarebbe di circa 105. Anche se nel frattempo la distorsione si è ridotta, si calcola che tra il 2000 e il 2015 siano nati venti milioni di maschi in più rispetto alle femmine.

In alcuni paesi asiatici le donne single aumentano anche perché oggi hanno più opportunità di frequentare l’università e di entrare nel mondo del lavoro, sostiene Wei-Jun Jean Yeung della National university di Singapore. Man mano che diventano indipendenti a livello economico, non hanno più bisogno di un marito che le mantenga. Anzi, hanno più da perdere sposandosi. “In Asia resiste la cultura patriarcale per cui le donne si assumono il grosso del peso della cura dei figli e delle faccende domestiche”, afferma Yeung. “Chi si sposa rischia di perdere molte opportunità: le donne pensano di dover rinunciare al lavoro per occuparsi dei genitori, dei figli e dei suoceri, oltre che delle faccende domestiche”.

Una conseguenza è che in diverse parti dell’Asia le donne istruite hanno più probabilità del resto della popolazione femminile di essere single. “Le donne laureate che vivono in città mostrano atteggiamenti sempre più orientati alla parità di genere”, afferma Shu riferendosi alla Cina. “Molti uomini con un’istruzione universitaria sono ostili alle idee femministe, pensano che queste donne stiano danneggiando i loro interessi”.

Istruzione asimmetrica

In Corea del Sud il divario tra le opportunità che hanno le donne e le aspettative sessiste degli uomini è particolarmente ampio: circa la metà dei giovani pensa di essere discriminata; circa il 60 per cento pensa che il femminismo li sminuisca; tendono inoltre a essere pessimi quando si tratta di contribuire ai lavori domestici. Non c’è da stupirsi, quindi, se le ragazze ambiziose sono molto meno propense di loro al matrimonio.

Un atteggiamento simile si ritrova negli Stati Uniti e in Europa, nonostante ruoli di genere meno rigidi. Fino a circa la metà del novecento, gli uomini che andavano all’università erano molti di più delle donne. Di conseguenza nella maggior parte delle coppie l’uomo era più istruito. Ma di recente le donne hanno superato gli uomini: in media, nell’area Ocse nel 2019 il 51 per cento delle donne tra i 25 e i 34 anni aveva una laurea, rispetto al 39 per cento degli uomini. Questo rende il vecchio modello impossibile da sostenere. “Le donne con un alto livello d’istruzione che vogliono sposare uomini pari a loro non troveranno abbastanza candidati”, dice Albert Esteve, direttore del Centro di studi demografici di Barcellona. “Quindi la domanda è: cominceranno a sposarsi con uomini meno istruiti di loro?”. Se fosse solo una questione di proporzione, ci si dovrebbe aspettare un forte aumento delle coppie in cui la donna è più istruita. Ma anche gli aspetti culturali hanno un peso: l’idea che le donne devono trovare un buon partito è difficile da superare. Per esempio, alcuni ricercatori hanno scoperto che è più facile che le donne di più di trent’anni con un’istruzione superiore rimangano single invece che accontentarsi di un uomo con un’istruzione inferiore.

Patrice Lawrence (Sophia Spring, Guardian/Eyevine/Contrasto)

I dati mostrano che il numero di donne che si sposano con uomini meno istruiti sta crescendo, ma molto meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Esteve ha anche scoperto che le donne laureate “scelgono comunque i migliori uomini non istruiti”, che guadagnano più di loro. In pratica continuano a preferire partner “superiori” a loro, ma secondo un altro parametro.

La riluttanza delle donne laureate a sposarsi con uomini meno istruiti non è del tutto irrazionale. In molti paesi gli uomini non si stanno adattando ai tempi che cambiano. In Australia, per esempio, quelli che guadagnano meno delle compagne tendono a essere più autoritari e violenti. Ma le persone possono cambiare. Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha rilevato che i matrimoni in cui la donna è più istruita hanno una maggiore probabilità di finire con un divorzio tra i più anziani, ma non tra i più giovani.

I cambiamenti legati all’istruzione spiegano l’aumento dei single nei paesi occidentali, ma non del tutto. Un’altra parte della spiegazione riguarda la tecnologia, che ha modificato il modo in cui le persone incontrano i partner. Secondo uno studio pubblicato nel 2019 da Rosenfeld e alcuni colleghi, nei sessant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale le coppie eterosessuali si sono formate soprattutto grazie agli amici. Ma con l’arrivo degli smartphone, alla fine degli anni duemila, la percentuale di quelli che si conoscevano online è aumentata nettamente. Nel 2013 è diventato il modo più comune per conoscersi.

Troppe pretese

Gli incontri online sono fondamentalmente diversi da quelli tradizionali. Quando cerca un appuntamento, Kristian Del Rosario, un’avvocata di 27 anni che vive a New York, riesce a selezionare i suoi match su Hinge, un’app molto popolare, usando ogni sorta di criterio. Considera l’età dell’uomo (non oltre sei anni più grande di lei), il lavoro, la religione, le opinioni politiche, se fuma erba (“lo cancello”) e quanto è alto, cosa importante per lei. “Sono alta un metro e ottanta e ci sono stati uomini alti un metro e settanta che volevano conoscermi”, dice. “Non avevano nessuna possibilità”.

Le persone sono sempre state difficili nella scelta del partner a lungo termine, almeno da sobrie. Ma i social media e gli incontri online hanno aumentato la selettività, non solo in base a fattori che sono sempre stati centrali (età, religione, etnia e istruzione), ma per altri elementi, come le opinioni politiche o le preferenze in materia di droghe, per non parlare di altezza e peso. Una conseguenza è che molte persone ora mentono: in Germania alcuni ricercatori hanno osservato che chi va sui siti di incontri dice di essere un po’ più alto e un po’ più magro rispetto alla media. Ma comunque, molti fanno fatica a trovare un partner.

Un articolo del Wall Street Journal riporta che la maggior parte delle donne che usano Bumble (una delle tante app di incontri) esclude tutti gli uomini alti meno di 1,80. È circa l’85 per cento dei potenziali partner. Le donne tendevano da sempre a preferire gli uomini più alti, ma non fino a questo punto. Secondo un sondaggio Ipsos, la maggior parte delle donne britanniche afferma che gentilezza, onestà e senso dell’umorismo sono molto più importanti dell’aspetto fisico. Allora perché così tante donne scartano gli uomini gentili, onesti e divertenti con un’altezza nella media?

Coppie in crisi
Coppie con partner tra i 25 e i 35 anni, per livello d’istruzione, % (financial times)

Parte della risposta si trova nella cultura dei social, che promuove ideali irrealistici. Nella “androsfera”, la comunità online unita dall’idea che gli uomini siano oppressi, i giovani “incel” (celibi non per scelta) si lamentano del fatto che le donne sono egoiste e manipolatrici perché non vanno a letto con loro. Influencer misogini come Andrew Tate consigliano di diventare iper-mascolini e dominanti.

Le donne hanno una versione meno sgradevole di queste bolle mediatiche. Alcune esaminano attentamente i potenziali partner su forum privati dei social media, dove altre pubblicano nomi e foto di uomini che, a loro dire, le hanno tradite o sono violenti. Spazi simili possono contribuire a rendere gli appuntamenti più sicuri, ma certe donne li usano semplicemente per lamentarsi di incontri andati male o di uomini che le hanno respinte. Questo può scoraggiare quel 41 per cento delle donne che affermano di imbattersi spesso in video o post in cui altre donne condividono esperienze di incontri negativi. È anche scoraggiante per gli uomini, che non chiedono alle donne di uscire per timore di essere pubblicamente umiliati, sostiene Daniel Cox del Survey centre on American life, che fa parte dell’American enterprise institute, un centro di ricerche conservatore.

Sui social media alcuni influencer molto popolari creano aspettative irrealistiche sul corteggiamento, sostiene Sabrina Zohar, una dating coach di Los Angeles con 1,3 milioni di follower su TikTok. Zohar chiede ai clienti 9.999 dollari per un abbonamento di tre mesi, durante il quale si sente in dovere di spiegare alcuni princìpi fondamentali, tra cui: “Anche se non ti scrive ogni giorno, non significa che non gli piaci”.

Al posto del sesso

Forse le aspettative irrealistiche sono vecchie quanto gli appuntamenti e le relazioni, ma i giovani di oggi potrebbero essere meno disposti a mettere da parte i loro gusti. “Online si possono filtrare i feed”, afferma Cox, “ma si può fare lo stesso con le potenziali relazioni?”. Vale anche per l’ideologia. Negli Stati Uniti e in parte in Europa con gli uomini che si spostano a destra e le donne che diventano più progressiste, la politica sta ostacolando le conversazioni sotto le lenzuola, sostiene Cox. Oltre a favorire la selettività, le nuove tecnologie assorbono molto tempo, lasciandone meno per socializzare e fare attività di gruppo, situazioni ideali per trovare partner. Negli Stati Uniti nell’ultimo decennio il tempo che i giovani dai 15 ai 24 anni passano in compagnia è diminuito di oltre un quarto, mentre quello dedicato ai videogiochi è aumentato di circa la metà (e quasi raddoppiato tra i maschi).

Il tempo trascorso online sembra addirittura sostituire il sesso. Quasi ovunque nel mondo ricco le persone fanno sesso meno di prima, e molte di più non ne fanno affatto. Gli inglesi tra i 18 e 44 anni, per esempio, sono passati dalle cinque volte al mese del 1990 alle due volte al mese del 2021, dice Soazig Clifton dell’University college di Londra. I ricercatori hanno avanzato varie spiegazioni: le persone sono troppo impegnate, più stressate, guarderebbero pornografia invece di fare sesso o sono distratte da Netflix. E ora si rivolgono all’intelligenza artificiale (ia) invece che ad altri esseri umani per avere consigli sulle relazioni intime. Chi trascorre la tarda adolescenza e gli anni tra i venti e i trenta a guardare la televisione, a giocare al computer o a chattare con l’ia potrebbe ridurre le sue possibilità di trovare un partner, perché perde la occasioni migliori per affinare le sue capacità relazionali e imparare a gestire gli alti e bassi dei rapporti. “Uscire con qualcuno non è proprio come andare in bicicletta”, afferma Rosenfeld. “Per diventare bravi bisogna esercitarsi costantemente”.

I single, che stanno rimodellando la società occidentale, sono destinati ad aumentare ancora per un po’, con tutte le conseguenze – positive e negative – che questo comporta. A un certo punto il fenomeno si stabilizzerà, ma per ora non se ne vedono i segni. Fino a poco tempo fa, gli esperti di demografia pensavano che, quando gli atteggiamenti maschili si fossero adeguati all’emancipazione femminile, si sarebbe trovato un nuovo equilibrio. “Gli uomini si sarebbero dedicati un po’ alle pulizie e ai lavori domestici per essere più attraenti, e sarebbero nate nuove famiglie felici”, ricorda Esteve. Ma perfino nei paesi scandinavi, esempi di parità di genere, i tassi di matrimonio e di fertilità continuano a diminuire. “Perché succede?”, si chiede. È la domanda da “cento milioni di dollari”. ◆ bt

Le foto di queste pagine fanno parte della serie Uncoupled doesn’t have to mean incomplete, che ritrae scrittici che celebrano la vita da single.

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati