Nel 2003, il critico letterario Fredric Jameson scrisse che è “più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”. Lo storico dell’economia Trevor Jackson sembra essere d’accordo, ma solo fino a un certo punto. In The insatiable machine. How capitalism conquered the world, Jackson afferma che il sistema economico dominante, basato su una crescita che non ha fine, ha già fatto molta strada verso la distruzione del nostro pianeta “finito” e, se non troviamo un modo per cambiare rotta, la fine del mondo arriverà davvero. La premessa di questa storia del capitalismo è abbastanza cupa. È senz’altro miracoloso il fatto che, pur affermandosi grazie a colonialismo e violenza, il sistema garantisce agli otto miliardi di persone che abitano la Terra di vivere mediamente meglio dei loro antenati. Ma è anche vero che risponde a una logica per cui non può smettere di crescere ed espandersi. La buona notizia è che visto che la macchina capitalistica è stata creata dagli uomini, gli uomini hanno anche la possibilità di smantellarla.
The New York Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati