Sydney, Australia, 30 marzo 2026 (Hollie Adams, Reuters/Contrasto)

L’Australia è uno dei paesi più colpiti dalla crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran. Il prezzo della benzina e quello del diesel hanno raggiunto livelli senza precedenti, scrive la Neue Zürcher Zeitung. “Circa cinquecento stazioni di rifornimento sono a corto di almeno un tipo di carburante. Di conseguenza molti australiani hanno dovuto cancellare le vacanze di Pasqua, mentre sono aumentate le tariffe degli artigiani e delle aziende di trasporto”. Le origini della crisi, tuttavia, non sono legate semplicemente allo shock dei prezzi, ma sono strutturali, spiega il quotidiano svizzero: “L’Australia importa il 90 per cento del suo carburante da raffinerie che si trovano in India, Malaysia, Singapore e Corea del Sud. Il paese dispone di riserve che coprono fino a 39 giorni, molto meno dei novanta giorni raccomandati dall’Agenzia internazionale per l’energia. Nel 2003, inoltre, l’Australia aveva otto raffinerie; oggi ne restano soltanto due, che riescono ad andare avanti grazie alle sovvenzioni statali”. È particolarmente grave la situazione dei rifornimenti di diesel: quasi la metà di questo combustibile è usata per i trasporti e per le attività di estrazione mineraria (un settore fondamentale per l’economia nazionale). Sono in difficoltà anche gli agricoltori, che si lamentano dell’aumento improvviso dei costi di produzione. Il diesel, infine, è anche impiegato per i generatori di corrente elettrica attivati in caso d’emergenza negli ospedali e nelle regioni più remote del paese. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati