Il secondo mandato di Donald Trump dimostra che la vigliaccheria è contagiosa. Questo bullo arrogante e mentalmente instabile ha piegato a colpi di minacce potenti studi legali, grandi mezzi d’informazione, prestigiose università, influenti miliardari della tecnologia.
E anche il congresso. Là dove avrebbe dovuto esserci contestazione, c’è stata invece la timida acquiescenza dei repubblicani che dipendono dalla protezione del presidente. Solo qualche flebile vagito di protesta o di perplessità. Dopo 250 anni d’indipendenza statunitense, ecco a che punto siamo.
I giorni scorsi ci hanno mostrato un Donald Trump corrotto, fiducioso del fatto che del sistema di pesi e contrappesi è rimasto poco
I giorni scorsi ci hanno mostrato un Trump spudoratamente corrotto, fiducioso del fatto che ormai nel suo paese è rimasto ben poco del sistema di pesi e contrappesi teoricamente istituito dalla Convenzione di Filadelfia del 1787. Ma forse per qualcuno stavolta la sopportazione è arrivata al limite.
Cominciamo dallo sconcertante atto di corruzione del 19 maggio. Trump, in qualità di presidente, ha fatto causa all’Internal revenue service (Irs, l’agenzia delle entrate statunitense) chiedendo uno stratosferico risarcimento da dieci miliardi di dollari per aver divulgato le sue dichiarazioni dei redditi. L’arte di fare affari portata all’estremo: l’inquilino della Casa Bianca che porta in tribunale se stesso. Il vincitore poteva essere solo uno.
E (sorpresa!) il presidente ha vinto. Ma non in un vero tribunale: perché rischiare di trovarsi davanti a un giudice, anche se ormai tiene in pugno molti magistrati? La soluzione che ha trovato è stata raggiungere un accordo con se stesso. L’intesa che Trump ha stipulato con Trump prevede la creazione di una specie di fondo nero politico, destinato a risarcire le presunte vittime di “persecuzione giudiziaria” da parte del governo.
Todd Blanche, ministro della giustizia ad interim di Trump, non esclude la possibilità di risarcimenti per i 1.600 rivoltosi che il 6 gennaio 2021 assaltarono il Campidoglio, compresi quelli condannati per aver aggredito agenti di polizia. Il fondo dovrebbe essere gestito da una commissione controllata dallo stesso Trump. La misura è stata subito definita “una fesseria colossale” e “un bonus per teppisti”.
Blanche, che ovviamente dipende dalla protezione di Trump per tenersi il posto, si è spinto anche oltre, garantendo al presidente e alla sua famiglia l’immunità di fatto da qualsiasi indagine sui loro affari finanziari. Il governo degli Stati Uniti concorda che è “per sempre vietato e precluso” procedere legalmente nei confronti del presidente Trump, dei suoi figli maggiori e di tutte le sue aziende. L’accordo riguarda vicende “già attualmente note e non ancora note”, e contestazioni “che sono state avanzate o che potrebbero essere avanzate” dallo stato.
Il documento impedirà qualunque indagine contro la famiglia Trump da parte dell’Irs e di altre agenzie e dipartimenti. Sembrerebbe quindi che anche al dipartimento di giustizia sarà preclusa per sempre la possibilità d’incriminare l’attuale presidente per altri reati.
La corte suprema aveva già garantito al presidente l’immunità per qualsiasi atto “ufficiale” compiuto durante il suo mandato. Ora c’è anche l’immunità civile. La legge è stata riadattata su misura per lui. Sul New York Times è uscito un editoriale intitolato “Non c’è mai stato un esempio di corruzione presidenziale come questo”.
Alla fine, è successo l’impensabile. I senatori si sono rifiutati di accordare al presidente i soldi per il suo progetto, hanno chiuso i battenti e sono andati a casa
Ma questa è solo una delle tante notizie di un periodo grottesco. I mezzi d’informazione statunitensi sono riusciti a fatica ad approfondire opportunamente la rivelazione con cui Trump ha annunciato che la sua maestosa sala da ballo in realtà è la ciliegina sulla torta di un immenso bunker/complesso militare sotterraneo di sei piani, con tanto di ospedale e rifugi per difendersi da bombardamenti e attacchi biologici. Il presidente vorrebbe inserire le risorse necessarie (un miliardo di dollari) per completare il progetto in un disegno di legge sul contrasto all’immigrazione.
Contemporaneamente, e di certo per caso, Trump ha cominciato a far fuori qualunque repubblicano che non avesse manifestato totale fedeltà nei suoi confronti. Il deputato Thomas Massie del Kentucky aveva messo in discussione la politica dell’amministrazione sull’Iran e chiesto la divulgazione dei delicati documenti sul caso Epstein. Così questa settimana Trump ha messo fine alla carriera di Massie, appoggiando un suo rivale.
In Louisiana il presidente ha portato avanti una campagna contro il senatore Bill Cassidy, che aveva votato per la condanna di Trump nel procedimento d’impeachment dopo la rivolta del 6 gennaio. Perciò oggi Cassidy è finito.
Stessa sorte è capitata al funzionario della Georgia che non è stato in grado di “trovare” gli 11.780 voti necessari per rovesciare la vittoria di Biden nello stato nel 2020. E in Texas il senatore John Cornyn è spacciato perché non è stato abbastanza fedele. La proposta di ribattezzare un’autostrada da 2.900 chilometri “The Trump Interstate” non è bastata a salvargli la pelle. Il presidente ha appoggiato un suo avversario.
Se tutto questo vi ricorda un po’ Tony Soprano, è perché le modalità sono esattamente le stesse. “Non so cosa gli prende”, ha detto Trump questa settimana parlando di un deputato repubblicano che ha votato per chiedere la fine della guerra all’Iran. “Gli piace votare contro di me. Sapete cosa succede in questi casi. Non va a finire bene”.
Ma l’attuale inquilino della Casa Bianca sa che, con le elezioni di metà mandato a novembre, i repubblicani perderanno quasi sicuramente la camera. Gli restano sei mesi per infrangere la legge come gli pare e piace, e nessuno oserà mettersi di traverso.
O forse sì? È possibile che nei giorni scorsi il presidente si sia spinto troppo oltre e che le donne e gli uomini che ha trattato come carne da voto ora si siano stufate.
Il fatto è che il 6 gennaio è stato un attacco terrificante contro quelle stesse persone di cui Trump ora ha bisogno. Molti deputati quel giorno hanno avuto paura di morire o di essere presi in ostaggio. Alcuni hanno dato l’addio ai propri cari; altri silenziosamente si sono tolti la spilletta del congresso sperando di non essere aggrediti nei corridoi dalla folla inferocita.
Perciò quando Todd Blanche il 21 maggio si è presentato al Campidoglio per raccogliere il sostegno al fondo nero da 1,8 miliardi di dollari di Trump, che potrebbe essere usato anche per risarcire i manifestanti condannati per le violenze commesse quel 6 gennaio, i repubblicani gli hanno fatto passare un brutto quarto d’ora. Blanche a quanto pare era arrivato per mettere a tacere i dubbi e le critiche dei deputati più increduli.
“Quindi il più alto rappresentante della legge ci sta chiedendo di creare un fondo per dare soldi a persone che aggrediscono i poliziotti?”, ha detto Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky. “Stupido, moralmente sbagliato: scegliete voi”.
Allo stesso tempo i repubblicani del senato si sono rifiutati di concedere il denaro per il progetto della “sala da ballo”, mentre quelli della camera hanno annullato il voto su una risoluzione sulla guerra in Iran (ve la ricordate?). Pare che siano molto contrariati dall’approccio in stile mafioso con cui la Casa Bianca sta eliminando quelli che percepisce come nemici.
Così, alla fine, è successo l’impensabile. I senatori si sono rifiutati di accordare a Trump i soldi per il suo progetto, hanno chiuso i battenti e sono andati a casa.
C’è una tendenza che sta emergendo. L’università di Harvard invece di cedere ha combattuto. Le università che hanno accontentato Trump oggi appaiono deboli, isolate e vulnerabili a ulteriori pretese. I grandi studi legali che hanno sfidato le richieste di risarcimento estorsive del presidente oggi godono dell’approvazione pubblica, mentre quelli che sono scesi a patti sembrano dei miseri fantocci.
Quanto più Trump diventa instabile e sconsiderato, tante più sono le persone che decidono di non abbassare la testa. Forse sono stati i giorni in cui la disobbedienza ha cominciato a mostrarsi più forte della remissività. Forse l’incantesimo di Trump si è finalmente spezzato. ◆ fdl
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 37. Compra questo numero | Abbonati




