La foschia si alza sullo stadio come il sipario di un teatro. Lo spettacolo può cominciare. Sul campo di calcio, negli spalti pieni di tifosi e oltre, verso il lago di Como, che bagna la città lombarda e le conferisce il suo prestigio, fino ai rilievi calcarei visibili da quest’arena in pieno centro. Lo stadio è stato costruito nel 1927. E come il quartiere in cui si trova, è caratterizzato dall’architettura razionalista, con le linee sobrie e ambivalenti che richiamano al tempo stesso il modernismo e l’eredità disonorevole del fascismo.

In questo pomeriggio di ottobre la partita si annuncia emozionante: si affrontano due città ai piedi delle Alpi. La Juventus, di Torino, la “vecchia signora” dello sport italiano, e il Como. I cori in dialetto accolgono gli ospiti in trasferta. L’inno della squadra, scritto dal cantante locale Davide Van De Sfroos, s’intitola Pulènta e galèna frègia (polenta e pollo freddo).

Evoca la malinconia di un pasto fatto con gli avanzi del pranzo di Natale. Un’immagine che contrasta con la realtà di una città dal passato operaio che i social media hanno trasformato in una calamita per turisti e miliardari. Nulla sembra fermare l’ascesa della squadra di calcio, un piccolo impero in espansione con ambizioni che superano di gran lunga i circa dodicimila posti dello stadio Giuseppe Sinigaglia, un canottiere comasco morto nel 1916 sul fronte austriaco. Nel frattempo nella curva ovest gli ultras sventolano bandiere con dei teschi.

Un logo stampato ovunque

L’entusiasmo e la voglia di vincere sono comprensibili. A lungo l’erba dello stadio è stata calpestata da giocatori di serie minori. Ma dal 2019 i proprietari del Como sono due miliardari indonesiani, i fratelli Michael “Bambang” Hartono e Robert “Budi” Hartono, di 86 e 84 anni. Sotto la loro guida la squadra di questa città di 83mila abitanti è passata dalla serie D alla serie A. Per alcuni la rinascita del club fondato nel 1907 è una fortuna inaspettata e una fonte di orgoglio. Per altri è una maledizione.

Como è un caso unico in Italia, e non solo dal punto di vista calcistico. La città infatti è il simbolo delle sfide di un’Europa in declino: la trasformazione del paesaggio in marchi commerciali, il turismo di massa che conquista i centri storici e danneggia l’ambiente, la progressiva scomparsa dei poteri pubblici.

Qui perfino il sindaco Alessandro Rapinese, che si dichiara indipendente, è ostile alla politica “ideologica”, in nome del “pragmatismo”. I pessimisti dicono che la città serve da cavia per chi vuole trasformare il vecchio continente in un parco giochi. Gli ottimisti invece si affidano allo spirito di resistenza locale, disorganizzato ma reale. Sarà sufficiente?

I dintorni dello stadio sono affollati. Ovunque sciarpe, cappelli, striscioni con il logo bianco e blu del club. Lo si ritrova sui bicchieri di plastica colmi di birra artigianale, la Comasca, prodotta con l’aiuto degli indonesiani. Un dettaglio di marketing: la birra è filtrata, sostiene l’azienda, con la seta, lo stesso materiale delle preziose stoffe che sono state il vanto delle maestranze locali fino a trent’anni fa, quando il settore è stato decimato dalla concorrenza asiatica. E quando Como non attirava ancora alcune delle persone più ricche del mondo, per le quali i palazzi color crema e gli alberghi a cinque stelle in riva al lago sono un possibile rifugio.

Capita anche che alcuni personaggi famosi ottengano un posto in tribuna, in cambio di selfie etichettati “Como 1907”. Si sono visti attori e attrici come Adrien Brody, Hugh Grant, Keira Knightley e Michael Fassbender. Il 19 ottobre 2025 non c’erano le stelle hollywoodiane, ma due glorie del calcio francese: Raphaël Varane e Thierry Henry, rispettivamente consigliere e azionista del club.

Il Como segna e lo stadio esulta. L’autore del gol è il giovane prodigio argentino Nico Paz, arrivato dal Real Madrid e simbolo della crescita della squadra comasca. Al momento del gol in campo tra i giocatori del Como non ci sono italiani . Anche il tifo è fatto da molte voci straniere, come quella dell’imprenditore olandese Timothée Manschot, sponsor del club e cofondatore dell’azienda che commercializza il NoWatch, un orologio venduto come “rilevatore di stress”. È arrivato in auto da Amsterdam insieme ai tre figli. Vuole approfittare della partita per esplorare le “meraviglie della regione”. Il calcio è un nuovo strumento di richiamo turistico.

La partita finisce 2-0 per il Como. I tifosi esultano mentre ai bordi del campo un gruppo di indonesiani moltiplica i selfie. Hanno vinto un concorso interno organizzato dal loro datore di lavoro, il gruppo Djarum dei fratelli Hartono.

Villa d’Este vista da via Regina, Cernobbio (Como), 5 novembre 2025; (Per M Le magazine du Monde)

Marco Galeazzi, 29 anni, informatico, li osserva. Tra i suoi amici d’infanzia è uno dei pochi a non aver abbandonato la città. Si è stabilito in un paese lontano dal centro e dai suoi affitti proibitivi. “Intorno a me molte ragazze e ragazzi sono andati a lavorare a Milano o in Svizzera”, dice.

Como è una città di frontiera a lungo frequentata dai contrabbandieri e da sempre desiderata dagli imperi. Per gli antichi romani fu una testa di ponte in Gallia Cisalpina, dopo la sottomissione dei celti del posto. Dominata da una cattedrale gotica, la città fu la base delle campagne sterminatrici dell’imperatore Barbarossa contro i comuni autonomi del Norditalia. Fu occupata dagli spagnoli e dagli austriaci, prima dell’arrivo di Bonaparte.

Sigarette nocive

Como e il suo paesaggio sono ormai nelle mani dei fratelli Hartono e dei misteri dell’algoritmo sovrano. Il lago è stato colonizzato dal pesce siluro, che può arrivare a pesare 130 chili e che distrugge le specie autoctone, già minacciate dalle sostanze inquinanti riversate nel lago dallo scioglimento dei ghiacciai contaminati a partire dal novecento. Eppure la città è diventata un marchio di successo. Anzi un “brand globale del lusso”, proclama un documento prodotto dalla Lionard, un’agenzia immobiliare specializzata in immobili d’eccezione. Il sottotitolo del documento è: “Come un paesaggio letterario è diventato il mercato immobiliare più ambizioso d’Europa”.

Durante la visita di una “villa patrizia” con vista sul lago, un broker dell’agenzia ha insistito su un punto di forza: la dimora, in vendita a 25 milioni di euro, è dotata di prese statunitensi: “Da quando è arrivato George Clooney gli americani sono i primi acquirenti”. In molti sostengono che tutto è cominciato quando Clooney nel 2002 ha comprato villa Oleandra. Anche l’influencer Chiara Ferragni, caduta in disgrazia in seguito a uno scandalo legato ad attività di beneficenza e poi assolta, ha frequentato la zona con l’ex marito, il rapper Fedez, che si è avvicinato alla destra di Giorgia Meloni, la presidente del consiglio di matrice fascista.

Arsène Wenger e Thierry Henry allo stadio Sinigaglia, Como, 19 ottobre 2025 (Per M Le magazine du Monde)

Queste celebrità sono le eredi di Alessandro Manzoni, a cui gli italiani devono I promessi sposi, il romanzo che racconta le disavventure di una coppia della provincia comasca alle prese con l’oppressione dell’occupante spagnolo.

Oggi non si vede più Clooney costeggiare il lago sulla sua Harley Davidson. Ma l’attore ha aperto la strada a un corteo ininterrotto di star, di sognatori, di promotori, tutti ipnotizzati dal marchio Como. E naturalmente tra questi ci sono i fratelli Hartono. Il loro uomo di fiducia, Mirwan Suwarso, 54 anni, presidente della squadra di calcio, ci riceve nei suoi uffici da startup triste, in una sala riunioni senza finestre che avrebbe potuto essere a Dubai, Singapore o a Londra, dove vive.

“Non sapevo nemmeno che ci fosse un lago a Como quando ho comprato la squadra”, afferma ironico l’indonesiano. Tornerà più tardi sulle sue parole sostenendo di averlo scoperto mentre andava avanti nel suo progetto calcistico. Secondo Suwarso l’acquisto della squadra è nato della produzione in Italia di un reality show che doveva raccontare le difficoltà di un imprenditore statunitense diventato proprietario di una squadra di perdenti. Il reality avrebbe dovuto essere un prodotto del settore intrattenimento del gruppo Djarum, di cui Suwarso è anche l’amministratore. Il calcio è solo l’attività centrale di un disegno più ambizioso, anche se tra il 2020 e il 2025 nella squadra sono stati investiti 136,8 milioni di euro. Il Como infatti propone dei pacchetti legati a una sorta di “Como experience”, dove oltre a vedere la partita si possono incontrare i giocatori, fare scoperte culinarie, giri in idrovolante o in yacht.

“La squadra si basa su un elemento fondamentale: il lago. A lungo termine le persone non distingueranno più tra il lago e la squadra, che faranno parte di un unico marchio”, spiega senza battere ciglio Suwarso, amante delle arti marziali miste, lo sport da combattimento che va per la maggiore tra i potenti della Silicon valley, convertiti all’esaltazione trumpiana della forza fisica.

Suwarso si aspetta che il numero di visitatori estivi si moltiplichi – nell’estate del 2024 ci sono state 4,8 milioni di presenze – e intanto tratta con Uber, principale sponsor della squadra, e con i produttori di videogiochi in cui sono raffigurati i suoi calciatori. I giocatori, quelli veri, hanno tutti un prototipo di orologio ideato dalla NoWatch, che dovrebbe monitorare le loro funzioni vitali e “predire” con l’aiuto dell’intelligenza artificiale ogni calo di rendimento. “È in cantiere anche una versione per il grande pubblico, perché qui non sogniamo. Lavoriamo”, afferma Suwarso.

La fortuna dei suoi datori di lavoro, i fratelli Hartono, viene dalle kretek, le sigarette tradizionali indonesiane aromatizzate, composte da una miscela di tabacco, chiodi di garofano e altri aromi. Secondo diversi studi scientifici, sarebbero più nocive delle sigarette normali. Un simbolo nazionalista.

Il gruppo Djarum, fondato nel 1951, era innanzitutto un gigante del tabacco e ha costruito la sua fortuna su questo flagello, che in Indonesia, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, causa più di duecentomila morti ogni anno. L’azienda è cresciuta durante la dittatura del generale Suharto, che ha regnato in Indonesia per 31 anni prima di essere cacciato nel 1998.

La maglietta per i neonati

“Il nostro modello è Disney”, spiega Suwarso. Intorno alla squadra e al lago, diventati ormai un marchio, lo stadio funziona da parco divertimenti e la città da complesso alberghiero. Como è lo scenario di moltissimi eventi. Di fronte alla nostra sorpresa, il presidente mette in evidenza l’aiuto dato alla città: nel 2022 il suo club ha contribuito alla riapertura del cinema d’essai Astra. Aggiunge che diversi programmi sono destinati alla “comunità” locale, che si tratti dei bambini affetti da leucemia o delle persone con disabilità, sotto la supervisione di una consigliera comunale, dipendente del club.

A ogni bambino nato in città viene regalata una piccola maglia del Como 1907. Qui anche i pochi neonati servono da veicolo pubblicitario. Come il resto della città, dove il logo è onnipresente. Compare sui moltissimi gadget venduti nei tre negozi ufficiali del Como, nelle edicole, nelle librerie e in tantissimi altri posti, comprese le farmacie. C’è anche chi ha avuto l’idea di commercializzare “l’aria del lago di Como”. Una lattina costa dieci euro. Sulla confezione c’è scritto “autentica al 100 per cento”.

“Non sapevo nemmeno che ci fosse un lago a Como quando ho comprato la squadra”, afferma ironico il presidente indonesiano del club

Per portare avanti il loro progetto commerciale i fratelli Hartono possono contare su un alleato, il sindaco Alessandro Rapinese, eletto nel 2022. Una persona, affabile, divertente e iperattiva, che ci riceve in municipio, con un’energia che fa onore all’eroe locale, il fisico Alessandro Volta, inventore della pila. “Siamo piccoli rispetto al nostro marchio. Abbiamo l’immagine mondiale di una metropoli e la popolazione di una città media”, esordisce.

Ci dice di avere progetti ambiziosi: collaborazioni con la Tate gallery, grandi eventi sul modello di Milano, oggi in crisi, di cui Como sembra essere diventata un’estensione dedicata al lusso e al tempo libero. “È una fortuna che gli Hartono ci abbiano scelti. Fanno molti sforzi per integrarsi”, afferma il sindaco.

La questione del momento è il progetto di ampliamento dello stadio Giuseppe Sinigaglia. Le prime bozze, che prevedono delle nuove tribune, un albergo e dei negozi, hanno scatenato l’indignazione di un centinaio di architetti, che in una petizione denunciano il rischio di rompere l’armonia urbanistica delle rive del lago.

Rapinese preferisce insistere sul buon affare che farebbe il comune restando proprietario dello stadio, i cui lavori sarebbero finanziati dagli Hartono: “È vantaggioso per tutti!”, afferma entusiasta. E se gli investitori sono soddisfatti, argomenta il primo cittadino, il loro successo commerciale offrirà posti di lavoro alle persone meno qualificate, e questo metterà meno pressione sui servizi sociali. Tuttavia per Rapinese gli indonesiani non sono venuti a Como per “fare soldi”. Questa non è la prima e non sarà l’ultima delle sue contraddizioni.

La partita Como–Juventus allo stadio Sinigaglia, Como, 19 ottobre 2025; (Per M Le magazine du Monde)

Chiudono le scuole

Nel posto scelto per costruire un nuovo parcheggio ora c’è una scuola elementare, che il sindaco vorrebbe demolire. L’idea ha provocato la rivolta di quei genitori che possono ancora permettersi di vivere in città. “Non è un mio problema”, ci aveva confidato Suwarso. Rapinese vorrebbe prendere due piccioni con una fava: avere altri posti auto e chiudere quattro scuole pubbliche, tra asili ed elementari in città ce ne sono una ventina, in nome di un “inverno demografico” giudicato ineluttabile.

In Italia, però, le statistiche dimostrano che i territori meglio attrezzati per l’infanzia sono anche i più dinamici sul piano delle nascite. “Non è vero!”, replica il sindaco, che ha già privatizzato gli asili nido e appaltato il servizio delle mense scolastiche. Ma anche gli anziani hanno dovuto fare i conti con i suoi tagli: il comune ha fatto chiudere il bocciodromo. I modelli del primo cittadino sono Margaret That­cher e in modo molto contraddittorio Sandro Pertini, punto di riferimento della sinistra italiana. Dopotutto viviamo nell’epoca degli ossimori.

Inoltre per Rapinese la presenza di una dipendente del club nella sua giunta non rappresenta un conflitto di interessi, ma è una “garanzia di trasparenza”.

“Il problema dell’Italia sono i partiti!”, sentenzia il sindaco, che nel 2022 è stato eletto al secondo turno con 14.067 voti con un’affluenza del 35,8 per cento. Di fatto la maggioranza degli elettori non va più a votare. La vecchia classe politica comasca è stata screditata dalle vicissitudini di un progetto senza fine di paratie mobili per impedire che le acque del lago si riversino in città.

Don Giusto Della Valle nel bar della parrocchia, Rebbio (Como), 3 novembre 2025 (Mattia Balsamini, Per M Le magazine du Monde)

Il sindaco deve la sua vittoria all’appoggio al secondo turno dei partiti di destra, dopo che la sua avversaria di sinistra, Barbara Minghetti, lo aveva superato al primo turno di oltre 12 punti percentuale. Le persone della società civile che lo criticano denunciano che nel consiglio comunale c’è una maggioranza composta da sconosciuti ai suoi ordini. Rapinese è accogliente con i ricchi stranieri, ma non vuole quelli che definisce i “dannati della terra”. “Faccio la differenza tra gli stranieri civili e gli altri”, spiega tracciando in maiuscolo su un foglio di carta le lettere dell’aggettivo civili. Il suo nemico giurato è un sacerdote, Giusto Della Valle, che apre le porte della sua parrocchia agli esiliati e agli indigenti. “Si può fare il bene ma senza creare il caos!”, lo rimprovera il sindaco, che si definisce libertario dato che ha difeso i diritti delle persone lgbt. “Pensi a occuparsi della salvezza delle anime!”. Mentre il sindaco si occupa delle persone in carne e ossa? “Proprio così”, risponde. Prima di essere eletto sindaco, Rapinese faceva l’agente immobiliare.

Tra le antiche famiglie comasche c’è chi si adatta bene a questa situazione, nonostante una leggera inquietudine, come i De Santis, proprietari di varie strutture alberghiere di alto livello tra cui Villa Passalacqua, a Moltrasio, vicino a Como. Acquisita nel 2018, è stata eletta “miglior hotel del mondo” nel 2023 dalla William Reed, l’azienda britannica di mezzi d’informazione, specializzata nei settori gastronomico e alberghiero. In questa villa dall’arredamento raffinato e con un panorama meraviglioso sul lago, nell’agosto 2025 Clooney e sua moglie Amal Alamuddin hanno ricevuto 16 invitati per cinque giorni, in cambio di una donazione minima di 60mila dollari a persona alla loro fondazione che lotta per la libertà di espressione.

Una presenza ingombrante

Nel lussuoso bar della villa, la proprietaria Valentina De Santis è riluttante a evocare il progetto di “disneyficazione” portato avanti dall’ingombrante club di calcio. Anche se ha paura delle conseguenze, sa che parte della sua ricca clientela frequenta lo stadio, come fanno i clienti della vicina e rivale Villa d’Este, a Cernobbio, un albergo a cinque stelle dove in aprile Chanel ha organizzato una lussuosa sfilata. L’albergo è noto per il delitto dell’ermellino, in riferimento al mantello che indossava la contessa Pia Bellentani quando nel 1948 uccise, con un colpo di pistola, il suo ex amante.

Anche Villa Passalacqua nasconde dei segreti, che risalgono ai tempi in cui era di proprietà dello pseudoscienziato Oscar Kiss Maerth. Dopo aver misteriosamente fatto fortuna in Asia, l’occultista tedesco aveva elaborato una teoria secondo cui l’origine dell’umanità sarebbe legata a una specie di scimmia che mangia i cervelli di altre specie di scimmie. Gli oggetti d’arte asiatici, onnipresenti nella villa ricordano l’inquietante passaggio del suo ex proprietario.

Villa del Balbianello, Lenno (Como), 3 novembre 2025; (Per M Le magazine du Monde)

Un po’ in disparte rispetto a Como c’è la Mantero, una fabbrica di tessuti nata nel 1902 e che porta il nome del suo fondatore. Come la Ratti, l’altro fiore all’occhiello della produzione tessile locale che ha resistito alla concorrenza orientale. La Mantero si è specializzata nella fascia del lusso e collabora con le case di moda più prestigiose. In una luminosa sala riunioni decorata con barattoli pieni di gomitoli di seta, il titolare Moritz Mantero, affiancato dal figlio Franco, lascia trasparire un po’ di nostalgia: “Prima della crisi c’era una classe dirigente coerente con politici, aziende e sindacati che cooperavano per il bene comune. Oggi non c’è più un progetto. Le scuole di formazione professionale da cui uscivano operai qualificati hanno chiuso quando hanno chiuso anche le fabbriche”. La Mantero, però, come altre aziende, non può sfuggire all’influenza del Como 1907, per il quale ha prodotto foulard di seta con il logo del club. Chiediamo a Moritz Mantero se ha sentito parlare di don Giusto, la nemesi del sindaco. “Sì, è un bel personaggio!”, dice accennando un sorriso tenero.

Quando si evoca il prete ribelle a Lorenzo Spallino, ex assessore all’urbanistica della città, anche lui accenna un sorriso simile. L’avvocato ha arredato il suo studio con foto realizzate da grandi fotoreporter in Ucraina, Siria e Palestina. Nella sala dove ci riceve c’è una foto di Luigi Ghirri che mostra Enrico Berlinguer circondato da bandiere rosse. La famiglia dell’avvocato discende da un altro Lorenzo Spallino, di origine siciliana, che era stato ministro con la Democrazia cristiana. Il nipote ne condivide l’etica antifascista e repubblicana.

Nel suo ufficio l’avvocato conserva l’atto di liberazione del nonno dal carcere di San Vittore a Milano. Fu uno dei capi del Comitato di liberazione nazionale e venne arrestato dalle autorità fasciste nell’agosto 1944. Otto mesi dopo Benito Mussolini fu arrestato con la sua amante nel villaggio di Giulino di Mezzegra, sulle rive del lago di Como, mentre, travestito da militare tedesco tentava di rifugiarsi in Svizzera. Il giorno dopo il suo cadavere fu appeso a testa in giù in piazzale Loreto, a Milano.

“Como è diventata una scacchiera opaca dove si incrociano gli interessi di grandi gruppi come il Djarum con quelli di fondi statunitensi che usano società di comodo e intermediari locali per investire nel turismo. Il tutto in un sistema in cui tra i politici locali trionfa l’impreparazione e il disinteresse per quello che succede”, dice preoccupato Spallino, che esclude per il momento di mettersi a fare politica.

La villa a bordo lago

Di fronte a queste dinamiche alcuni rifiutano di cedere al catastrofismo. Nella sua villa sulle alture di Lenno, Marco Scotto, trentenne che lavora nel lusso, crede che il lago riuscirà a mantenere il fragile equilibrio che ne ha fatto nel corso dei secoli la destinazione preferita di una certa élite culturale europea. “Ciò che mi affascina qui, è il rapporto unico che questo lago ha con il tempo”, spiega Scotto, appassionato di Marcel Proust. “Non scorre in modo lineare, ma sembra stratificato, come se diversi secoli riuscissero a coabitare, protetti dall’umidità, dalla polvere, dalla pigrizia, dall’ostinazione”.

Tifosi indonesiani del Como, 19 ottobre 2025 (Mattia Balsamini, Per M Le magazine du Monde)

Una sorta di ecosistema segreto, tra fasti e fantasmi, di cui sono una testimonianza i muri della sua villa, tappezzati di stoffe magnifiche e motivi floreali, sopravvissuti da epoche passate. “Qui, il turismo, di nicchia o di massa, convive con una tradizione artigianale ancora viva”, afferma mentre serve una trota deliziosa, pescata e preparata da una cooperativa dei dintorni.

Basta tuttavia scendere un centinaio di metri più in basso a Villa del Balbianello, in riva al lago, per constatare quanto la situazione sembri senza ritorno. Il palazzo rinascimentale ha dovuto limitare a 1.200 gli ingressi giornalieri, vittima del suo successo, ingigantito dalle riprese di un film della saga di Star wars e di uno di James Bond all’inizio degli anni duemila. Alla sua morte, nel 1988, il proprietario del palazzo, il conte Guido Monzino, ha lasciato la gestione al Fai (Fondo per l’ambiente italiano). L’eccentrico aristocratico divideva la sua vita tra la catena di negozi che aveva ereditato e le terre che esplorava, dall’Everest al polo nord. Chissà cosa proverebbe oggi nel vedere la sua dimora invasa da esploratori molto più conformisti, compresa una chiassosa famiglia statunitense coperta di sciarpe e gadget del Como 1907.

Dominique Meyer, 70 anni, ex sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala, quando da ragazzo andava dall’Alsazia a Milano a vedere l’opera nel celebre teatro, si fermava a Como, dove dormire era molto meno caro che nella capitale lombarda. In maggio Meyer ha accettato di presiedere il Teatro sociale di Como, “per amicizia, perché propone la migliore programmazione d’Europa di arte lirica per la gioventù, e per questa magia, questa luce particolare di cui godono i laghi svizzeri e italiani”. Ma oggi non riconosce più la città: “Quando vengo ho spesso difficoltà a trovare un albergo a un prezzo accessibile”.

La vicepresidente del teatro è Minghetti, la candidata del centrosinistra che quando nel 2022 è stata sconfitta da Rapinese, aveva presentato un ambizioso programma per i giovani, che comprendeva la costruzione di parchi giochi e attività culturali specifiche. Purtroppo, però, la vittoria dell’attuale sindaco l’ha allontanata dalla politica. “Si è fatto eleggere con la promessa di informatizzare il registro dei decessi del cimitero comunale, che era su carta”, sospira, sottolineando la portata simbolica di un simile annuncio, in un paese che muore.

Don Giusto ha un fisico imponente e lo sguardo sicuro, non indossa né tonaca né colletto bianco, ma scarpe da trekking e abiti da uomo d’azione

Anche lei, però, ha ceduto alle sirene del Como 1907, con cui il teatro ha stretto un accordo in cambio di “qualche migliaio di euro”. In settembre, sotto la facciata palladiana del teatro, hanno sistemato un gonfiabile con lunghe barre trasversali. I ragazzi erano invitati a formare un “biliardino umano”.

Il sacerdote che non si arrende

Le varie iniziative per contrastare l’influenza dilagante del club faticano a coordinarsi. Come nel caso di Fuori fuoco, un collettivo alternativo di giovani giornalisti che però stanno progressivamente lasciando la città per andare a studiare o lavorare altrove. La situazione è simile per la miriade di associazioni ambientaliste che si battono, in modo piuttosto caotico contro progetti di alberghi di lusso, resort o addirittura stazioni sciistiche intorno al lago. Tutti però sono d’accordo nel designare la persona che incarna meglio la resistenza: don Giusto.

Al crepuscolo, in un quartiere lontano dal centro, il cortile della sua chiesa accoglie i viaggiatori stanchi. Mamme originarie dell’Asia meridionale discutono a bassa voce sorvegliando con un occhio i figli.

Un uomo venuto dall’Africa fuma una sigaretta, lo sguardo nel vuoto. Ci dice che il sacerdote è nella sala comune. Le lampade diffondono una luce ambrata, su un muro una mezzaluna islamica, una stella di David e una croce danno forma a tre lettere del verbo inglese coexist.

La bandiera della Palestina è accanto a quella del Sudan martirizzato e vicino a un manifesto per uno spettacolo teatrale ispirato all’opera di Hannah Arendt, La banalità del male. Una signora, che la vita sembra aver troppo spesso maltrattato, ci prepara un caffè. Alcuni scaffali sostengono una sorta di altare dove una vergine africana con bambino è raffigurata accanto a una rappresentazione di Venere, dea dell’amore, della bellezza e a volte anche della vittoria. In cucina una zuppa dal profumo familiare cuoce a fuoco lento con verdure scartate dai supermercati della zona.

Giusto Della Valle è qui. Fisico imponente e sguardo sicuro, il sacerdote non indossa né tonaca né colletto bianco, ma scarpe da trekking e abiti da uomo d’azione. Lo seguiamo nei locali di un’ex agenzia di viaggi parrocchiale, piena di libri e di oggetti del passato. Qui un tempo i fedeli potevano scoprire il mondo a un prezzo modico, come testimonia un vecchio planisfero con delle bandierine rosse.

“Una ventina di ragazzi e ragazze che hanno manifestato in solidarietà con la Palestina sono stati temporaneamente banditi da Como per un presunto disturbo dell’ordine pubblico”, racconta il sacerdote. “Si erano semplicemente avvicinati ai poliziotti pacificamente. Uno dei nostri ospiti egiziani ha avuto la sfortuna di passare di là e gli è toccata la stessa sorte”. Don Giusto riceve spesso le visite della Digos. E come sono i rapporti con le autorità comunali?. “Non è possibile avere nessun tipo di dialogo. Como sta diventando una città controllata da piccoli oligarchi egoisti dove gli stranieri poveri non sono i benvenuti. Stranieri peraltro molto utili quando si ha bisogno di braccia per lavori faticosi o per mettere in scena retate di polizia a fini elettorali”.

La sera prima qualcuno ha depositato davanti alla sua porta, come se fosse un pacco, un uomo senza dimora di 85 anni. I sacerdoti della cattedrale di Como si sono rifiutati di ospitarlo. “Il nostro sistema politico criminalizza chi aiuta”, afferma il sacerdote, e cita il Vangelo: “L’unico peccato imperdonabile è la bestemmia contro lo Spirito Santo: dire che il male è il bene, e che il bene è il male”.

Il suo telefono non ha né fotocamera né touch screen. È un modello di una ventina d’anni fa, fedele alla sua funzione primaria. Ma con il suo computer il sacerdote rimane in contatto con il mondo ed è informato sui conflitti dimenticati, come quello che interessa il Camerun, dove ha fatto il missionario per 13 anni. Segue la teologia della liberazione, una corrente di pensiero rivoluzionaria del cattolicesimo, pensata per lottare contro le ingiustizie che imperversano in America Latina. Un difensore delle minoranze considera normale che la sua parrocchia abbia partecipato al corteo del Como pride nel 2025. Mentre è preoccupato per la diffusione tanto discreta quanto crescente della ’ndrangheta intorno al lago.

A proposito, si chiama davvero Giusto? “Sì, è il nome di mio nonno, morto da qualche parte vicino a Odessa quando Mussolini mandò dei giovani italiani a morire, per compiacere Hitler”. Uscendo, ci mostra quello che fu un piccolo cinema-teatro che ospitava le feste delle comunità turca o salvadoregna. Il sindaco Rapinese l’ha fatto chiudere dopo una denuncia anonima. Poi dice indicando un campo d’erba dall’altra parte della strada: “Anche noi abbiamo il nostro stadio”.

Il Como 1907 è stato a lungo tra gli sponsor di questa squadra, dove la gente del posto e gli stranieri si passano tranquillamente il pallone. Qui il calcio è rimasto uno sport. Uno sport di poveri. “Con l’arrivo degli indonesiani, il club si è allontanato dalla parrocchia”, si lascia sfuggire don Giusto, mentre la nebbia scende dolcemente sul prato come fosse incenso. ◆ adr

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 56. Compra questo numero | Abbonati