Prendiamo un’email a caso tra le milioni di quelle raccolte nella “biblioteca Jeffrey Epstein” del dipartimento di giustizia statunitense. È un sabato sera del febbraio 2013 ed Epstein sta scrivendo all’assistente di Bill Gates per discutere degli invitati a una cena che vuole organizzare. “Persone per Bill”, comincia il messaggio, poi il finanziere elenca alcuni possibili nomi: il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il regista Woody Allen, il primo ministro del Qatar, un paio di accademici di Harvard, l’amministratore delegato della catena di hotel Hyatt, il direttore della comunicazione della Casa Bianca, un ex segretario alla difesa degli Stati Uniti.

Cita dieci uomini potenti e poi l’attrice “Anne Hathaway (davvero)”. Con la parentesi vuole precisare che non sta scherzando quando suggerisce che una donna possa unirsi a loro a tavola. La lista si chiude con un punto interrogativo: “Modelle di Victoria’s Secret?”. E poi: “In quest’elenco secondo te chi gli piacerebbe di più?”.

I file mostrano il patriarcato in azione. È un mondo in cui gli uomini sono ricchi e potenti, e le donne no. Mettono in scena il comportamento privato di una classe dirigente di maschi che creano reti, scherzano e si scambiano informazioni. Le donne sono ai margini, tollerate perché organizzano le agende degli uomini impegnati, preparano da mangiare, impreziosiscono una tavola, forniscono sesso.

In un’email Epstein scrive: “Il presidente del comitato del premio Nobel per la pace, Thorbjørn Jagland, soggiornerà a New York da me. Potresti trovarlo interessante”. Il destinatario è l’imprenditore britannico Richard Branson. Con il suo stile, il finanziere mescola una disinvolta ostentazione con l’offerta di condividere l’accesso a un’altra persona influente.

In un’altra email, stavolta a una donna, si legge: “Fatti un selfie alla figa e mandamelo”.

Dopo tre giorni passati a rovistare nel caotico, tentacolare e sordido pozzo d’informazioni che sono i documenti di Epstein, si apprendono lezioni preziose su come opera questo patriarcato globale contemporaneo: attraverso l’adulazione, lo scambio di favori e occasionali e bruschi promemoria su chi deve cosa a chi.

Per le donne questi documenti offrono un’occasione senza precedenti di ascoltare conversazioni dalle quali di solito sono escluse. Danno rivelazioni utili su quello che un gruppo di illustri personaggi globali pensa e dice delle donne quando dà per scontato che le donne non stiano ascoltando.

Nei fascicoli di Epstein ci sono due categorie di persone. Gli uomini: i miliardari, gli imprenditori del settore tecnologico, i banchieri, gli uomini di stato, i politici, i leader, persone da coltivare perché offrono a Epstein modi per rafforzare la sua rete di influenza. E poi le donne, che esistono come insignificanti accompagnatrici o come individui a cui elargire soldi perché forniscono dei servizi. Sono oggetti da guardare e da “migliorare”: denti da sistemare, peso da perdere, malattie sessualmente trasmissibili da curare, tratti da correggere (“Forse dovresti consultare un medico per ridurre un po’ il naso prima di compiere 23 anni”, suggerisce Epstein a una donna nel luglio 2017). Le email mostrano che Epstein è spesso irritato da loro.

Saune da riparare

Gli uomini sono accuditi da squadre di donne. Lesley Groff, l’assistente di lunga data di Epstein, sembra essere quella che organizza gli impegni, gli aperitivi e il sesso. Quando Epstein deve incontrare Larry Summers, ex segretario al tesoro degli Stati Uniti nel 2012, Groff ricorda alle colleghe che “Larry è un vip!” e dice: “Dovremmo preparargli qualcosa da stuzzicare”. Più tardi lo ribadisce: “Possiamo assicurarci di avere qualcosa di stuzzicante per Larry?”. Groff dà del tu a una rete globale di donne che lavorano come assistenti personali di miliardari: Mary Beth e Anne per Elon Musk, Helen per Branson. Si consultano sulle preferenze alimentari dei rispettivi capi. A Branson piacciono il sauvignon blanc, il pinot grigio e il rosé. “Niente chardonnay, per favore! Ama i dolci in generale. Il più possibile senza zucchero”.

Groff fornisce un instancabile servizio su due livelli: organizza impegni e viaggi affinché Epstein possa incontrare uomini potenti che si muovono senza sosta tra Parigi, Los Angeles, New York e Londra, partecipando a vertici e cene. Sdrammatizza la faticosa gestione delle valigie e la prenotazione di elicotteri con email rassicuranti che promettono: “Lascia fare a me” e “Me ne occupo io”.

In passato gli avvocati di Groff hanno dichiarato che la loro assistita “non ha mai visto nulla di inappropriato o illegale”.

Quando, per un capriccio, un sabato sera del 2012 Epstein decide di organizzare due seminari, uno sul potere e uno sul denaro, scrive a Groff inviandole una lista di venti uomini che, secondo lui, avrebbero dovuto partecipare: Jeff Bezos, Bill Clinton, Peter Thiel, Gates e altri miliardari della tecnologia e uomini tra i più potenti al mondo, e Groff risponde: “Perfetto. Terrò tutto sotto controllo.”

In parallelo, si occupa della logistica per le donne che Epstein ama portare con sé in giro per il mondo: compra biglietti aerei, sistema i visti, prenota le auto. Gestisce innumerevoli richieste per far arrivare ragazze da città dell’Europa orientale: “Organizza per [omissis] il viaggio da Mosca a Parigi, arrivo 2.40 sabato, partenza tarda domenica sera, lei manderà il passaporto”. Manda gli indirizzi da cui devono essere prelevate (“Le ragazze devono incontrarsi sulla 71a strada con i documenti. Elicottero per East Hampton”). Le rassicura spiegando che i biglietti sono stati “acquistati con la Black Amex di JE!!”. Fa riparare le saune, controllare i bagni turchi, si assicura che il modem funzioni in camera da letto. Il capo non le esprime molta gratitudine. In alcune occasioni sull’agenda ci sono appuntamenti che si sovrappongono e Groff viene prontamente rimproverata da Epstein: “Ho deposizioni tutto il giorno? Dovresti saperlo”.

Senza donne a osservarli, gli uomini sono disinibiti nella comunicazione, con toni da confraternita universitaria. “A proposito”, scrive in un messaggio a Epstein l’imprenditore emiratino Sultan Ahmed Bin Sulayem, un martedì mattina presto del novembre 2013, “l’ucraina e la moldava sono arrivate. Grande delusione: la moldava non è attraente come nella foto”. “Photoshop” suggerisce Epstein. “Non solo, era troppo bassa e troppo magra,” risponde Bin Sulayem.

I messaggi che fanno riferimento esplicito alla “figa” sono “solo” 525, ma più spesso la parola viene allusivamente indicata con l’iniziale. Gli uomini chiudono i messaggi a Epstein augurandogli “tanta F”. “Buon anno con tanta F” oppure “Buon compleanno e un anno pieno di salute, soldi e tanta F”.

Gli amici di Epstein amano anche scrivergli email sui benefici del sesso per la salute. “La figa è, in effetti, a basso contenuto di carboidrati. Però sto ancora aspettando i risultati sul contenuto di glutine”, scrive il medico canadese Peter Attia, specialista della longevità. Frequentare Epstein consente a persone anziane con una reputazione, come il linguista Noam Chomsky, di dire ciò che pensano davvero delle donne. Nel 2019, pochi mesi prima che Epstein morisse in carcere, Chomsky gli offriva consigli su come gestire la pessima copertura giornalistica che stava ricevendo, suggerendogli di ignorarla, vista “l’isteria che si è sviluppata sugli abusi contro le donne”.

Ci sono tanti esempi di disprezzo canzonatorio nei confronti del genere femminile (il politico laburista britannico Peter Mandelson ed Epstein che scherzano sui festeggiamenti per la sua uscita di prigione con spogliarelliste di nome Grace e Modesty). La cosa più agghiacciante però è l’esibizione di indifferenza. Prendiamo per esempio il lungo scambio di email tra le assistenti di Epstein e di Branson sui dettagli per far arrivare Epstein a Necker Island, nelle Isole Vergini britanniche, per un pranzo nel 2013. Può andar bene se porta con sé l’assistente di Gates e due ragazze russe (nomi oscurati)? Branson risponde personalmente, nel giro di pochi minuti: va bene. Saluti, Richard. Nell’email successiva si chiede se il fatto che le due ragazze russe non abbiano il visto per il Regno Unito è un problema. A quanto pare, no. A nessuno interessa sapere chi siano queste ragazze, non viene fornita nessuna spiegazione sul loro ruolo e non ci si chiede perché un uomo condannato per reati sessuali su minorenni ne stia portando due con sé. La risposta è semplicemente: “Certo. Saluti. Richard”.

Sempre pronte a ballare

Alcuni potrebbero essere tentati di liquidare questo materiale solo come una prova dei comportamenti estremi di un indefesso predatore sessuale. Ma, al di là dei contenuti osceni e volgari, rivela anche molto di come il patriarcato operi nella quotidianità.

Gli uomini si scrivono di continuo, si chiedono a vicenda dove si trovano, rispondono vantandosi, si aggiornano sulle rispettive agende fitte di impegni. I messaggi suonano così: “Sei a New York? Sarebbe bello vedersi. Io sono a SF/LA fino a mercoledì”. Un mese Mandelson scrive da Shanghai, dove “è riunita l’intera élite bancaria cinese”; il mese dopo manda messaggi dal Centre court di Wimbledon (“ma non nel palco reale come Andrew”). Si dice preoccupato che l’amico sia a New York e non in vacanza: “Niente Mykonos?”.

Una volta chiarita la geografia, gli uomini si scambiano frammenti d’informazione. “Che ne pensi della faccenda Jp Morgan?”, chiede Summers a Epstein nel 2012. Le risposte non sono sempre particolarmente illuminanti; sembrano più che altro un’ostentazione della vicinanza al centro del potere. Si scambiano favori. A Epstein viene chiesto se può aiutare il figlio di qualcuno a ottenere un determinato lavoro, o se può ospitare qualcuno nel suo appartamento di New York. Le relazioni sono apertamente oggetto di scambio. Nel 2019 Epstein chiede a Steve Bannon consigli sulla reputazione e, in particolare, su giornalisti che potrebbero ascoltarlo con atteggiamento favorevole, e offre in cambio di presentarlo a Chomsky: “È una figura iconica e non dovresti lasciarti sfuggire l’occasione di parlare di storia e politica. Vi metterò in contatto via email”.

Aiutarsi a vicenda a rafforzare la propria reputazione è una prassi consolidata. Uno degli amici di Epstein gli racconta di aver modificato la sua pagina Wikipedia. “A proposito, ti abbiamo anche tolto dalla categoria dei predatori sessuali… Adesso risulta solo uomo d’affari e filantropo”.

Quando le donne fanno irruzione in questo mondo maschile spesso è perché rappresentano fondazioni filantropiche. La filantropia viene usata con cinismo da molti uomini per ampliare le proprie reti di influenza e distogliere l’attenzione dai loro affari finanziari. In questo universo, in gran parte privo di donne (a parte quelle che sono lì per il sesso), Sarah Ferguson è un errore di categoria, una Bianca Castafiore (l’unico personaggio femminile nei fumetti di Tintin), che infastidisce gli uomini con il suo canto insopportabile.

Dietro le quinte Epstein cerca di gestire le donne che ha portato nella sua vita. Consiglia a una di loro di andare dal medico per un controllo sulle malattie sessualmente trasmissibili e per fare un test ormonale. “Gemiti da puttana”, aggiunge, suggerendole anche di frequentare un corso di sesso tantrico. Un’altra donna lo accusa di maltrattarla. “Mi sono vestita come mi avevi detto. Ho sistemato i capelli come mi avevi chiesto. Abbiamo fatto sesso. Ti ho fatto massaggi senza sosta. Ho fatto il bagno con te e con le tue ragazze anche se non mi piaceva. Ho ballato anche se non avevo voglia o non ero dell’umore giusto”. Lui esprime fastidio per il comportamento di una compagna di lunga data, che accusa di “piangere e lamentarsi” perché non le permette di partecipare alle cene che organizza con uomini potenti.

In qualche modo, le donne non hanno ancora imparato che non possono aspettarsi di avere un posto a tavola. Non possono avere preferenze. Devono essere sempre pronte a ballare. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati