Due anni fa ho prenotato il mio primo viaggio in solitaria nel bel mezzo di una crisi esistenziale. Avevo appena passato il mio trentacinquesimo compleanno a casa, da sola, malata. Dopo aver trascorso gli ultimi anni a guardare le mie amiche trasferirsi nei sobborghi e mettere su famiglia, avevo capito di non poter più continuare ad aspettare di trovare un partner o di riuscire a organizzare un viaggio con le amiche per vedere il mondo.

Qualcuno potrebbe dire che ci sono arrivata un po’ tardi, ma se questo qualcuno soffrisse di ansia come me, capirebbe i miei tentennamenti. Viaggiare da soli può fare paura, soprattutto a chi tende a immaginare sempre lo scenario peggiore, si blocca davanti alle decisioni e rimugina sulle cose che non si possono controllare.

Due anni e cinque viaggi in solitaria dopo, qualcosa in me è cambiato: sono molto meno ossessionata da tutto quello che potrebbe andare storto. L’incertezza non mi sembra più una minaccia, ma il senso stesso del viaggio. E ora, quando si avvicina il momento di partire, provo più entusiasmo che ansia. La mia teoria, al momento, è questa: i viaggi in solitaria sono un ottimo modo per mettere alla prova tutte quelle strategie per gestire l’ansia che s’imparano in terapia.

L’ansia riesce a farci credere che preoccuparsi serva a qualcosa: “Se dedico abbastanza tempo a pensare a ciò che potrebbe andare male, almeno sarò preparata e forse sarò meno delusa”. In realtà la psicoterapia e i viaggi in solitaria mi hanno insegnato che c’è una differenza tra prepararsi e rimuginare. Prepararsi significa fare qualcosa di concreto, per esempio scegliere un volo con uno scalo più lungo se temiamo di perdere la coincidenza o mettere gli antibiotici in valigia per ogni evenienza. Rimuginare, invece, significa avere la mente che gira a vuoto, come un criceto sulla ruota, pensando a tutte le infinite combinazioni di imprevisti che potrebbero rovinare il viaggio. Imparare a riconoscere la differenza tra i due approcci mi ha aiutata a tenere a bada questa spirale di pensieri improduttivi.

Un’altra strategia che mi è stata molto utile è quella di ricordare che molte delle cose di cui in passato mi ero preoccupata per settimane alla fine non sono mai accadute, mentre diversi inconvenienti che non avevo previsto si sono puntualmente verificati.

Superare le difficoltà

Un aspetto cruciale dell’ansia è la scarsa tolleranza per l’incertezza: l’idea di non poter controllare cosa succederà è molto spiacevole. Viaggiare, in sostanza, è un esercizio di esposizione a questa sensazione. Non puoi controllare come andranno le cose, dove andrà a finire la tua valigia, quanto sarà lunga la fila ai controlli di sicurezza o se la persona seduta accanto a te tossirà per tutte le nove ore di volo. Per chi tende a preoccuparsi, questa sfilza di “e se” può essere paralizzante.

Di contro, riuscire a cavarsela da soli, cambiando l’itinerario per sfuggire a uno sciopero dei treni in Italia o trovando una soluzione per districarsi nella confusione dei traghetti in Grecia, ci ricorda che siamo perfettamente in grado di superare le difficoltà. Più cresce la fiducia nella nostra capacità di gestire l’incertezza e meno spaventosi diventano gli imprevisti.

Non dico che bisogna andare a cercare il caos. Ma se qualcosa, inevitabilmente, va storto, mi aiuta pensare che sia un’occasione per dimostrare che posso superare le avversità e continuare a godermi il viaggio. Quando penso ai miei ultimi cinque viaggi in solitaria, il mio unico rimpianto è di non averli fatti prima.

Il mio consiglio principale per chi non sa da dove cominciare, è di prendere in considerazione un viaggio non del tutto in solitaria. Partire con un piccolo gruppo permette di lasciare a qualcun altro l’organizzazione dell’itinerario e di contare sulla compagnia di sconosciuti che si sono stancati, come voi, di aspettare un allineamento raro tra i programmi e le risorse economiche dei loro conoscenti. Un altro modo per avvicinarsi ai viaggi in solitaria è aggiungere qualche giorno per sé all’interno di un viaggio, come un convegno di lavoro o una vacanza tra amici.

Stipulate sempre un’assicurazione di viaggio. Io provo una forte ansia legata alla salute, la mia paura più grande è di ammalarmi prima di partire e perdere tutto. L’assicurazione non elimina questa ansia, ma la ridimensiona. Evitate le polizze offerte dagli alberghi e dalle compagnie aeree e scegliete una copertura totale che comprende malattie, bagagli smarriti e tutte le spese non rimborsabili a cascata che si presentano quando un volo viene cancellato all’ultimo momento.

Per gestire lo stress tenete a mente le vostre strategie di adattamento. Ci saranno momenti, come un volo in ritardo, una coincidenza persa o un pomeriggio di malinconia in una città straniera, che vi faranno sentire soli e vi faranno rimpiangere di non avere qualcuno lì ad aiutarvi. Detto questo, mi è capitato spesso di assistere in aeroporto a litigi in stile White lotus tra familiari o partner, e in quei momenti ero molto grata di dovermi occupare solo delle mie emozioni.

Ecco cosa funziona per me: faccio esercizi di respirazione quando l’ansia aumenta, appoggio una bottiglietta fresca sui polsi se fa troppo caldo, uso cuffie antirumore in presenza di troppi stimoli e scarico film leggeri sul telefono nel caso non ci sia la connessione internet, senza dimenticare il promemoria mentale più importante: posso farcela anche se le cose si complicano.

Un’altra buona idea è quella di pianificare piccole missioni giornaliere. Quando si viaggia in solitaria non si deve rendere conto a nessuno, se non a se stessi. Può essere una sensazione liberatoria ma anche tanto opprimente da bloccarvi.

È meglio evitare di programmare l’intero itinerario nei minimi dettagli, ma scegliere un piccolo obiettivo per ogni giorno: la libreria che avete visto su TikTok, un mercato contadino, un quartiere particolarmente affascinante. In questo modo avrete uno scopo e una direzione di massima per la giornata, ma sarete comunque liberi di esplorare e vedere dove vi porterà il caso.

Sono ancora una persona che durante i viaggi controlla di avere il passaporto più o meno ogni ora. Alcune cose non cambiano mai, ma il mio rapporto con l’incertezza è diverso dal passato. Per tutta la mia vita l’ansia mi ha fatto credere che l’ignoto fosse qualcosa da evitare. Ora, finalmente, comincia a sembrarmi qualcosa che vale la pena inseguire. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati