Il 1 marzo, in Nigeria, il candidato del partito al potere Bola Tinubu è stato dichiarato vincitore delle presidenziali del 25 febbraio. Tinubu, 70 anni, in corsa per l’All progressives congress, ha ottenuto 8,8 milioni di voti contro i 6,9 milioni per Atiku Abubakar, il candidato del partito d’opposizione Peoples democratic party, e i 6,1 milioni per Peter Obi, considerato il candidato del “rinnovamento”, del Partito laburista.

Tinubu, il ricco e influente ex governatore dello stato di Lagos, che per alcuni è un truffatore, prenderà il posto di Muhammadu Buhari, che ha portato a termine i due mandati previsti dalla costituzione. È stata una tipica elezione africana, segnata dall’incompetenza della commissione elettorale, dai brogli (reali o immaginari) e dalle violenze. Gli sconfitti hanno respinto i risultati. Abubakar, un imprenditore di 76 anni che è stato vicepresidente, ha perso la sua sesta elezione presidenziale. Non è da tutti continuare a candidarsi (e a perdere) tante volte.

In Africa orientale il dubbio onore di essere l’aspirante presidente con più sconfitte alle spalle spetta al keniano Raila Odinga, 78 anni, ex primo ministro. Nell’agosto 2023 ha fallito il suo quinto tentativo di conquistare la carica più alta dello stato. Lo segue da vicino l’ugandese Kizza Besigye, medico, ex guerrigliero e leader del Forum for democratic change, che si è candidato quattro volte contro Yoweri Museveni, il presidente al potere ormai da 37 anni. Tre anni fa sui social network e sui mezzi d’informazione si era diffusa una notizia: al suo cinquantesimo arresto, Besigye era entrato nel Guinness dei primati. Ma era una notizia falsa, per due motivi: nel libro, questo record non esisteva e il primato sarebbe stato semmai dell’australiano Tommy Johns, che al momento della sua morte, nel 1988, era stato arrestato tremila volte per ubriachezza e disturbo della quiete pubblica.

Odinga guida invece la classifica tra gli aspiranti presidenti del periodo più lungo trascorso in carcere. Fu arrestato la prima volta alla fine del 1982 e condannato per tradimento; l’ultima a luglio del 1990, insieme ad altri attivisti per la democrazia e i diritti umani. Il 21 giugno 1991 fu finalmente liberato. Fa un certo effetto notare che i problemi politici di Raila Odinga e i tentativi di Abubakar di ottenere la presidenza nigeriana durino da più tempo dell’indipendenza dell’Eritrea. Queste persone sono eroi o martiri? Essendo ancora vivi, non possono dirsi martiri. Forse si potrebbero definire eroi, perché sono coraggiosi, ma sarebbe fuori luogo decantare le loro nobili qualità.

Lo strumento del potere

In un certo senso, politici come Abubakar, Odinga, Besigye e altri eterni sconfitti contribuiscono a rafforzare la democrazia, perché un’elezione competitiva è qualcosa di prezioso. Ogni volta che si svolgono delle elezioni, anche se i risultati sono compromessi dai brogli, si radica l’idea che chi vuole governare un paese deve farlo con un mandato popolare.

Nel caso di Raila Odinga, le sue numerose contestazioni dei risultati elettorali – una delle quali, nel 2017, è stata molto importante perché ha portato alla ripetizione del voto – sono servite a perfezionare il sistema elettorale keniano, contribuendo ad alimentare la fiducia dei cittadini nella costituzione del 2010.

Nonostante la rabbia per un’elezione rubata, non tutto è vano. Osservare tentativi evidentemente futili, ma incredibilmente coraggiosi, di deporre un uomo forte passando per le urne è di per sé qualcosa di grande valore.

Parafrasando Gandhi, si può dire che per la democrazia non vale la pena di uccidere, ma vale la pena di morire. Per progredire, le democrazie africane hanno bisogno anche di persone come Besigye e Abubakar. Poiché perdono, non li vedremo mai conquistare il potere e diventare dei pessimi presidenti, com’è successo a tanti altri promettenti oppositori. Per questo voglio celebrare i perdenti e le loro tribolazioni. ◆ gim

Charles Onyango Obbo è un opinionista ugandese. Su Facebook cura la pagina The wall of great africans_, dedicata ai personaggi che hanno fatto la storia dell’Africa._

Questo articolo è uscito sul numero 1502 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati