Fino all’ultimo minuto il governo francese ha sperato che l’Italia rispettasse il diritto internazionale del mare. Invano. Il 10 novembre, verso mezzogiorno, la nave umanitaria Ocean Viking, che da due giorni navigava in direzione della Francia, è stata ufficialmente invitata ad attraccare nel porto di Tolone. L’imbarcazione della ong Sos Méditerranée aveva definitivamente accantonato l’ipotesi che alla fine Roma avrebbe dato l’ok. L’11 novembre ha fatto sbarcare a Tolone i 234 migranti soccorsi tra il 22 e il 26 ottobre nel Mediterraneo centrale, al largo della Libia.

Dovere di umanità

Denunciando il comportamento “irresponsabile” di Roma e la sua scelta “incomprensibile” di non agire, Parigi si è “assunta le sue responsabilità” e ha mostrato il suo volto umanitario. La decisione, annunciata dal ministro dell’interno Gérald Darmanin, è stata appoggiata in pieno dal presidente Emmanuel Macron, in prima linea nella questione delle migrazioni, come sottolinea un consigliere del governo. Nel 2018, in un contesto simile in cui l’Italia aveva chiuso i suoi porti a Sos Méditerranée, Macron si era rifiutato di accogliere la nave umanitaria Aquarius. Allora era stata la Spagna a far sbarcare più di seicento migranti.

Cosciente di andare allo scontro con la destra gollista francese, con la quale Macron spera di costruire un’alleanza, e temendo di alimentare le accuse di buonismo sull’immigrazione, il ministro dell’interno di Parigi si è premurato di ricordare qualche dato: ha riferito che tra i 234 migranti dell’Ocean Viking c’erano venti persone malate e 57 bambini, tra cui alcuni neonati, e ha detto di aver assunto la sua decisione “in via del tutto eccezionale”, per “dovere di umanità”. Darmanin ha garantito che i migranti che non otterranno il permesso di soggiorno subiranno le “procedure di espulsione”.

“Siamo molto sollevati per questo epilogo”, ha confidato Sophie Beau, cofondatrice di Sos Méditerranée. “Anche se la soluzione ha un gusto amaro. È stato il periodo di attesa più lungo che abbiamo trascorso in mare (tre settimane), una violazione molto grave del diritto della navigazione”.

Secondo le norme internazionali le persone soccorse in mare devono essere fatte sbarcare nel porto sicuro più vicino. Le richieste della Ocean Viking a Roma sono però rimaste lettera morta. Il 10 novembre i rapporti tra Parigi e Roma hanno raggiunto “un livello di tensione eccezionale”, secondo il governo francese. Alla conferenza stampa successiva al consiglio dei ministri, il ministro dell’interno ha parlato di “conseguenze molto pesanti sui rapporti bilaterali”. “L’Italia doveva accogliere quelle persone”, ha ribadito Darmanin, alludendo a possibili “conseguenze sul piano giudiziario”.

Intanto la Francia ha annunciato la sospensione della sua partecipazione al fragile meccanismo di ricollocamento messo in campo quest’estate, che impegnava una decina di stati dell’Unione europea, tra cui Francia e Germania, ad accogliere su base volontaria ottomila migranti arrivati nei paesi di primo ingresso in Europa, come l’Italia. “Il ricollocamento in Francia di 3.500 persone dall’Italia tra l’estate del 2022 e quella del 2023 è completamente sospeso”, hanno fatto sapere dal ministero dell’interno. Fino a oggi a beneficiarne sono state solo poche decine di richiedenti asilo.

La Commissione europea ha invitato gli stati a “fornire una risposta comune”

Parigi ha inoltre annunciato un rafforzamento dei controlli alla frontiera con l’Italia, “consapevole del fatto che maggiori saranno i controlli, più aumenteranno i migranti rimandati indietro”, ha osservato un consigliere dell’esecutivo. “A quel punto dovrà pensarci il governo italiano”, ha detto il ministro dell’interno francese.

La presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni si ritrova impantanata nella sua prima, grande crisi diplomatica. Roma continua a chiedere una maggiore “solidarietà” dagli altri stati dell’Unione europea sulla questione migratoria, sostenendo che i meccanismi previsti non sono sufficienti. Questa crisi dimostra “la totale incapacità degli stati europei di mettere in campo un sistema di soccorso e sbarco”, osserva la cofondatrice di Sos Méditerranée.

“La reazione che la Francia sta avendo di fronte alla richiesta di dare accoglienza a 234 migranti, quando l’Italia ne ha accolti novantamila solo quest’anno, è totalmente incomprensibile”, ha reagito il 10 novembre il ministro dell’interno italiano Matteo Piantedosi.

Eppure due giorni prima il consiglio dei ministri italiano si rallegrava per l’accoglienza dell’Ocean Viking da parte della Francia, precedendo le dichiarazioni ufficiali di Parigi.

Versioni diverse

La frangia più identitaria dell’esecutivo italiano poteva così gridare vittoria, lasciando intendere di aver ottenuto l’assenso da parte della Francia. Meloni ne avrebbe discusso quello stesso giorno con Macron a Sharm el Sheikh, in Egitto, dove partecipavano al vertice della cop27. Ma i collaboratori di Macron negano: “È falso, non si sono parlati”, assicura l’Eliseo.

La leader italiana ha frainteso una volontà di cooperazione sulla questione migratoria formulata da Parigi senza capire le sottigliezze del linguaggio diplomatico? Roma ha cercato di forzare la mano alla Francia? La presidenza del consiglio italiana non ha risposto alle richieste di chiarimenti da parte di Le Monde. “È stato un bluff”, si scherza all’interno dell’esecutivo francese, mentre una fonte diplomatica denuncia “la scelta di agitare delle bandiere politiche senza capire le conseguenze che questo avrebbe avuto all’estero”.

L’episodio mina gli sforzi di chi nella squadra di Meloni aveva promosso la sua istituzionalizzazione e il suo desiderio di lavorare in accordo con Parigi su diverse questioni. E mette in discussione il suo senso di responsabilità a livello europeo.

Il 23 ottobre c’era stato un primo incontro informale a Roma tra Meloni e Macron, che si trovava nella capitale italiana per una visita alla Santa Sede. Nonostante la confusione, non di buon auspicio, con cui era stato organizzato, entrambe le parti lo avevano presentato come un punto di partenza positivo per i rapporti tra due leader divisi su tutto.

Meno di tre settimane dopo, l’incidente della Ocean Viking ha fatto crollare il fragile edificio che doveva servire da base per le relazioni bilaterali, intaccando il credito già limitato che avrebbe potuto avere Meloni a livello europeo.

Dopo due giorni di botta e risposta pieni di tensione tra Roma, Berlino e Parigi, il 9 novembre la Commissione europea ha invitato gli stati “a lavorare assieme per fornire una risposta comune, dando priorità assoluta al carattere sacro della vita”. L’ufficio francese per la protezione dei profughi e degli apolidi (Ofpra) dovrà essere inviato a Tolone per esaminare le domande d’asilo dei 234 migranti soccorsi.

Il 10 novembre il ministro dell’interno Gérald Darmanin ha annunciato che la Germania ricollocherà ottanta persone. Altri otto stati (Croazia, Romania, Bulgaria, Lituania, Malta, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda) accoglieranno i migranti in nome della “solidarietà europea”.

Agli occhi di Marine Le Pen, leader del partito Rassemblement national, si tratta di un “drammatico segnale di lassismo”. “Con questa decisione Macron non può più far credere a nessuno di voler mettere fine all’immigrazione di massa e anarchica”, ha scritto la leader di estrema destra su Twitter. “Cos’avrebbe fatto la signora Le Pen? Avrebbe rispedito la nave dalla sua amica Meloni? O in Africa, condannando a morte i migranti in difficoltà?”, sospira il ministro dei trasporti Clément Beaune, il cui collega italiano è Matteo Salvini, segretario della Lega. ◆ gim

Da sapere
Chiarimento tra presidenti

◆ Dopo le tensioni tra Italia e Francia su chi dovesse accogliere la nave umanitaria Ocean Viking, i presidenti della repubblica dei due pae­si hanno avuto un colloquio telefonico in cui hanno affermato “la grande importanza della relazione tra i due paesi e hanno condiviso la necessità che vengano poste in atto condizioni di piena collaborazione, in ogni settore sia in ambito bilaterale sia dell’Unione europea”, spiega un comunicato congiunto diffuso dalla presidenza della repubblica italiana.


Questo articolo è uscito sul numero 1487 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati