Il nuovo anno è partito un po’ in sordina tra la sbornia sanremese e la girandola di anniversari e lutti. Ma forse questa stasi era solo una pista d’atterraggio per un disco extraterrestre, popolato da una figura che non ha intenzioni bellicose ma contaminatrici. Il disco si chiama Kuni ed è l’esordio ufficiale di LNDFK, musicista e artista che ha deciso di sbandare altrove: Kuni è fatto da dieci tracce di jazz spaziale e hip-hop desaturatato, di nu-soul napoletano/losangelino da apprezzare in un pezzo prismatico ma accessibile come Ku.


Nonostante la raffinatezza, Kuni è un disco estremamente leggibile anche per l’immaginario che lo accompagna: il primo pezzo in scaletta si chiama Hana-bi, in omaggio al film di Kitano, rievocato anche in Takeshi, e da quel cinema prende le dicotomie tra amore e distruzione, eros e vocazione all’assassinio. Bellicosa no, ma consapevole del proprio potenziale di annientamento sì: viene quasi voglia di non sapere niente sulle origini di LNDFK, le città in cui ha abitato, le lingue che ha imparato. Basta leggere la scaletta per restare colpiti dalla curiosità della sua immaginazione: Smoke - A moon or a button prende il titolo dal romanzo del 1959 A moon or a button di Ruth Krauss illustrato da Remy Charlip, in cui si parte dal presupposto che un cerchio su un foglio può essere sia una luna sia un bottone. Anche se si sentono le simpatie verso Kendrick Lamar, Kamasi Washington e Flying Lotus, il primo disco di LNDFK dimostra che, smessi certi vestiti, lei avrebbe comunque la grazia e il talento di inventare. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1450 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati