Rinnovo l’ascolto di I di Speziale (disco d’esordio solista di Giampaolo Speziale degli About Wayne) nei giorni in cui la rediviva rivista Vice pubblica The rise and fall of the “hipster music” era, 2000-2014 una timeline destinata a infiammare la nostalgia e un mai sopito risentimento. Tra le varie diramazioni in questione, ricordo quella legata all’arrivo di Youth Lagoon, How to Dress Well e Clams Casino negli ultimi anni forse veramente significativi di quella ondata. I sta nel solco della tripartizione lo fi-soul-soft rock che ha trovato nei progetti laterali di Justin Vernon espressioni molto alte, ma sempre iscritte in una parabola folkeggiante e stramba. Invece l’esordio di Speziale, come quello degli artisti citati in precedenza, è orientato a una trasformazione più intima di strumentazioni e vibrazioni che di loro tenderebbero al fracasso orchestrale: per certi aspetti le sue canzoni rispondono all’energia necessaria per rimettere un pupazzo caricato a molla nella sua scatola, prima di uscire dalla stanza e andarsene da un’altra parte. Registrato in un’ex bisca a Monteverde vecchio per la Pom Pom Records (da residente di Roma sud cerco di convincermi anche io che questo quadrante della città stia diventando il più interessante e aperto della città), I si consegna all’ascolto in maniera disarmata ma convinta. Per comprendere la sua fiducia nelle canzoni a prescindere dalla malinconia che le irradia dall’inizio alla fine, basta ascoltare un brano maturo come Song 11, tra le cose migliori che ho sentito quest’anno in Italia. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati




