Uno degli eventi più interessanti della prossima edizione del festival Videocittà al Gazometro di Roma dal 10 al 12 luglio sarà il live di un duo regale della nostra musica eco-elettronica: in un’edizione dedicata al tema dell’acqua, arrivano i Voices from the Lake di Donato Dozzy e Neel. Ne approfitto per raccontare il loro secondo disco, II, arrivato a tredici anni dal primo, che stavolta è uscito per la loro etichetta, Spazio Disponibile. II condivide la felicità dell’esordio, anche se non può contare sull’effetto sorpresa. Lavorare i pezzi in un processo liquido e lungo è un buon modo per sostituire alla dipendenza che proviamo nei confronti della cosa nuova un altro tipo di estatica affettività: è impossibile inaugurare costantemente un’altra forma, è possibile invece lavorare in profondità, creare cerchi concentrici sensoriali come nelle tracce di II, che non possono essere veramente scisse dal disco che l’ha preceduto. La terra che nel primo album era organica e frusciante, però, qui lascia il passo a una dimensione più concettuale e rarefatta; dalle gambe i bassi vanno direttamente alla testa, e se lo shoegaze è una forma di perdita sognante che risucchia verso il pavimento, qui il movimento del corpo è esattamente il contrario, e la testa e tutto quello che c’è dentro non può che rovesciarsi verso il cielo. Ammiro la musica disciplinata, soprattutto quando non ha bisogno di mettere in scena l’apparato di controllo che l’ha generata: sono affascinanti i santoni disinvolti, che creano stati d’ipnosi senza indossare i vestiti fatti per i riti. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati