Mio figlio di cinque anni ha una passione per le carte dei Pokémon. A volte lo accontento anche se personalmente le detesto perché le trovo inutili e costose. Come faccio a convincerlo a boicottare il mondo Pokémon? –Eliana
Il 27 febbraio del 1996 uscivano in Giappone due videogiochi intitolati Pocket monsters, poi diventati noti con l’abbreviazione Pokémon. Il loro creatore, Satoshi Taijiri, si era ispirato alla sua passione infantile di catturare insetti e non aveva idea di aver lanciato un universo immaginario che avrebbe conquistato il mondo. Il concetto è semplice: un mondo dove piccole creature mostruose convivono con gli umani, che li catturano, li allenano e li fanno combattere in sfide. In questi trent’anni Pikachu e compagni oltre a videogiochi sono diventati cartoni animati, fumetti, film, peluche, libri, giocattoli, magliette, gadget e perfino protagonisti di eventi dal vivo.
La loro forza è di essere molto adattabili a nuove forme di divertimento – qualche anno fa il videogioco da telefono Pokémon Go! che integrava fotocamera e geolocalizzazione ha creato una mania planetaria – ma anche alle passioni più vecchie del mondo, come per esempio le carte che piacciono a tuo figlio. Queste card , che servono a catalogare le infinite varietà di mostri con i loro rispettivi poteri e a sfidarsi tra amici, non sono altro che le eredi dei nostri vecchi album di figurine: invece dei giocatori di calcio, si collezionano Pokémon. Tuo figlio quindi non sta facendo nulla che debba essere boicottato. E per risparmiare, potresti insegnargli l’antica arte dello scambio di figurine.
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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati




