Mia sorella ha iscritto il mio nipotino di un anno all’asilo nel bosco (un bosco vero, con la terra per terra e alberi intorno, neppure il bagno). Lei è esaltata, mia madre preoccupatissima, io, da zio, veleggio in una serena zona mediana. Qualcuno dei tre ha ragione secondo te? –Andrea

Da qualche mese a questa parte, quando nelle scelte dei genitori entra la parola “bosco” si alzano subito le antenne. Il caso della cosiddetta famiglia nel bosco, i due genitori australiani accusati di aver cresciuto i figli in isolamento, lontano dalla società e dai servizi essenziali, è stato un dibattito nazionale che ha ossessionato i mezzi d’informazione per settimane: tutti, dalla presidente del consiglio fino al barista sotto casa, avevano un’opinione molto forte sui fatti. Sotto l’enorme attenzione suscitata da questa vicenda, però, non c’era solo curiosità morbosa ma anche un dubbio legittimo: dove finisce la libertà dei genitori di crescere i figli nel modo in cui credono e dove comincia lo spazio d’intervento e di tutela che deve garantire lo stato? Anche se apprezzo la tua posizione di serena zona mediana - quell’assenza del bagno ha un po’ turbato anche me - credo che tua sorella abbia diritto di fare questa scelta per suo figlio. Finché tu o vostra madre non avrete prove concrete per ritenere che sia una scelta troppo estrema, non c’è motivo di opporsi. Sulla carta il fatto che i bambini passino il tempo in un bosco invece che in una classe sembra bellissimo, aspettiamo almeno che cominci l’anno prima di stabilire che sarà un incubo.
daddy@internazionale.it

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati