Con la seconda figlia che sta per lasciare casa, sento che il nostro ruolo di genitori è praticamente giunto al termine, almeno nel modo in cui l’abbiamo vissuto finora. Stavo per scrivere una domanda a ChatGpt ma poi ho pensato di rivolgerla a te: come si affronta la sindrome del nido vuoto? –Marialaura
“A cosa servono i genitori?”. Se lo chiede in uno dei suoi ultimi post la giornalista e scrittrice Claudia De Lillo, conosciuta anche come Elasti. “Una volta assolti quei doveri di accudimento ed educazione, una volta che i genitori hanno provveduto ai bisogni primari e secondari dei figli, al di là dell’affetto, che ha senso di per sé, a cosa servono i genitori?”. Anche se in questo caso De Lillo se lo chiede da figlia più che da madre, per parlare dello spaesamento che si prova quando i propri genitori non ci sono più, nel suo ragionamento dice una cosa importante: “I genitori servono a radicarti”. Anche se il modo in cui avete vissuto, curato e gestito la vostra famiglia finora sta per cambiare, il vostro ruolo resterà lo stesso. Continuerete a essere un punto di riferimento per le vostre figlie, a sostenerle, a proteggerle. Solo che invece che ai bisogni primari e secondari, ora sarete addetti a quelli terziari: tra accompagnare una figlia al primo giorno di scuola e farle una telefonata dopo il suo primo giorno di lavoro non c’è così tanta differenza. Certo, sarete fisicamente meno presenti e non sarete più responsabili delle loro scelte, ma sarete comunque lì. D’altronde gli alberi più grandi e rigogliosi sono quelli che hanno le radici più profonde.
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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati




