Dopo la morte di nostra madre io e mio fratello abbiamo svuotato la casa in cui siamo cresciuti e, parlando del passato, ci siamo accorti che ricordiamo la nostra infanzia in modi completamente diversi. Com’è possibile essere cresciuti nella stessa famiglia e avere due passati? –Jacopo
Anni fa sono stato al funerale della madre di un mio amico. Durante la funzione lui, estroverso e brillante, ha raccontato con affetto e trasporto di una mamma presente e amorevole, che era accogliente e stimata da tutti, e sempre pronta ad aggiungere un posto a tavola per gli amici di passaggio dei figli. Non conoscevo questa donna, ma ascoltando il discorso commosso del mio amico mi sono reso conto che era stata una mamma speciale. Dopo però ha parlato sua sorella più grande, e i toni sono cambiati: lei ha parlato dei lunghi silenzi, della distanza emotiva, della battaglia di sua madre con la depressione, che lei suo malgrado aveva ereditato. Le parole dure di quella figlia, più che un omaggio, mi sono sembrate un ultimo tentativo di contatto con una mamma che per lei non c’era stata. Sul momento mi ha colpito il fatto che, per un fratello e una sorella, la stessa donna avesse potuto incarnare due figure materne così diverse. Ma poi ho pensato che in effetti è proprio così: l’esperienza di vita di ognuno di noi è unica e complessa e, anche in condizioni simili, ciascuno vive le cose a modo suo. È probabile che la madre del mio amico fosse sia la donna raccontata da lui sia quella descritta da sua sorella. Ma in ognuno ha prevalso una parte diversa di lei.
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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati




