Da adolescente mia madre mi rimproverava perché passavo troppo tempo al telefono. Solo che il mio aveva un filo, stava in corridoio e lei poteva interrompere la conversazione alzando la cornetta. Ora ho due figli adolescenti e mi sembra che per farmi ascoltare dovrei scrivergli su WhatsApp. È normale? –Viviana
Il regista teatrale francese Olivier Solivérès ha quattro figli e ha raccontato al quotidiano Le Monde la sua battaglia contro gli schermi che monopolizzano la loro attenzione. Lui non crede nei divieti assoluti: da ragazzo, quando lavorava come animatore nei campi estivi, ha imparato il principio secondo cui “non si vieta a un bambino di usare un martello, gli si insegna come usarlo”. E oggi lo applica alla tecnologia. Stabilendo anche regole precise: per esempio, alle nove di sera tutti i telefoni devono essere lasciati in cucina. Un’altra regola riguarda i film: “Abbiamo un grande televisore e quando mio figlio, con gli occhi incollati al suo minuscolo telefono, mi dice: ‘Papà, sto guardando un film’, gli dico di passare allo schermo grande. Con mia moglie scherziamo sul fatto che siamo arrivati a ricordargli di guardare la tv!”. Infine Solivérès condivide un consiglio ricevuto da un’associazione per la sicurezza digitale dei minori: “Chiediamo sempre ai figli com’è andata a scuola, ma quasi mai come vanno le cose sui social media, su WhatsApp o nei videogiochi. I loro centri d’interesse sono quelli, è lì che passano un’enormità di tempo eppure non ne parliamo. Quando me ne sono reso conto, ho cominciato a chiederglielo la sera stessa”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati




