Cultura Libri
Verso casa
304 pagine, 19,50 euro

A giudicare da Verso casa, terza tappa della riscrittura dei miti greci attraverso gli occhi delle donne sconfitte, Barker potrebbe avere in mente un progetto ancora più ampio. Se i primi due libri,Il pianto delle troiane e Il silenzio delle ragazze, attingevano all’Iliade e all’Eneide, qui si passa al massacro domestico raccontato nella prima parte dell’Orestea di Eschilo, così ricca di tensione drammatica che Briseide, l’eroina troiana resa schiava e protagonista dei due volumi precedenti, non compare nemmeno. Mettere bruscamente da parte un personaggio centrale ha funzionato nella serie tv The wire, e un’ampiezza da serie televisiva sembra essere ciò che Barker cerca in Verso casa, con personaggi e temi portati in primo piano o relegati sullo sfondo secondo necessità. Questa volta, però, non è detto che la “camera” sia piazzata nel punto giusto. Il romanzo si apre con Troia “polverizzata”, nelle parole del re greco Agamennone, che si prepara a salpare verso casa per la parata della vittoria destinata a essere rovinata dalla moglie Clitennestra, decisa a vendicare la figlia sacrificata per propiziarsi gli dèi. Con Briseide rimasta a terra, assistiamo all’accidentata traversata dei greci attraverso gli occhi di una delle prigioniere, Ritsa, ancella di Cassandra. Per la chiaroveggente, la schiavitù è solo un passo ulteriore verso la fine atroce che ha già previsto per il suo padrone. Come nei due libri precedenti, Barker punta a demistificare il mito.
Anthony Cummins, The Guardian

Valanga
208 pagine, 16,00 euro

L’adolescenza è la fine di un mondo o il principio di un altro? 1989: il mondo è all’alba di profonde rivoluzioni, ma per Leonard e Nicolas, fratelli di 15 e 12 anni, è già al tramonto. La madre è morta in un incidente d’auto. E il padre? È lontano, in Sudamerica. Resta solo una nonna, Fantine, dai capelli rossi e dall’accento ucraino, pronta a sacrificare tutto ciò che non ha. Leonard se ne infischia di questa vecchia martire: è osceno, spietato, sputa sulla vita. Quando il romanzo si apre, lui e Nicolas, un piccolo prodigio del pianoforte che ha ottenuto una borsa di studio, vengono mandati in un collegio per ricchi tra le montagne svizzere. Leonard ci presenta i compagni: figli di banchieri, oligarchi e trafficanti d’armi. Vive l’adolescenza con la sua noia, la sua crudeltà e i suoi desideri, le sue pulsioni e le sue sciocchezze. Si sente solo, incompreso. Si dissolve nella voce degli altri e sogna di essere qualcun altro. Ma più vuole dimenticare, più ricorda. Ovunque affiorano la mancanza d’amore e la mancanza di senso. Nicolas trova nella musica un modo di “comunicare con la mamma”, si rifugia nelle pietre, nelle preghiere. E Leonard? Non crede a queste devozioni, all’anima, “un’invenzione per far aspettare i poveri, per opprimerli in questo mondo e in quello che verrà”. Il suo è un modo per esistere? Soffre, dunque vive. È sciocco e brutale, divorato da una sessualità degradante. Haroche ha trovato le parole giuste per raccontare la morte dell’adolescenza. È la fine dell’infanzia, dei suoi miti e dei suoi eroi.
Alice Develey, Le Figaro

Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa
128 pagine, 18,00 euro

Oggi molti editori trattano l’idea di una raccolta di racconti come un costruttore tratterebbe il progetto di una casa fatta di paglia: con molti sospiri e un’espressione fortemente dubbiosa. Eppure è proprio nel campo della narrativa breve che si sta facendo la letteratura contemporanea più coinvolgente e sperimentale. Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa, raccolta d’esordio di Eley Williams, ne è un esempio: divertente, giocosa e di assoluta bravura, merita di essere letta da chiunque ami le parole e sia interessato a vedere come un linguaggio maneggiato con destrezza e idee originali possano incontrarsi ed esplodere sulla pagina. Raramente mi è capitato d’imbattermi in una scrittura così gioiosamente metafisica: sono racconti sulle parole (e perfino sulla tipografia), storie che si interrogano sul tempo e sulla natura della coscienza, sul linguaggio e sul modo in cui non solo descrive ma plasma la realtà. E anche su come la tradisca. Se tutto questo può sembrare affettato, non lo è: nella maggior parte dei racconti scorre una vena di sentimento profondo, alleggerita da un umorismo abile e tagliente che mi ha fatto sorridere su un treno affollato e, a un certo punto, perfino ridere di gusto.
Melissa Harrison, Financial Times

Futuri terrestri
304 pagine, 19,00 euro

Joe Mungo Reed cerca di ricostruire le ragioni per cui siamo arrivati al punto di desiderare un nuovo inizio su una roccia sterile e priva di vita come Marte e immagina cosa potrebbe significare un simile futuro. Il risultato è una saga multigenerazionale che attraversa un secolo, incentrata sulle esperienze di una famiglia di fronte alla catastrofe climatica: una storia toccante ed emotiva di perdita, comunità e della falsa promessa di poter trovare una comoda via di fuga dalle conseguenze delle nostre azioni. Lungo il percorso, Reed c’invita a chiederci cosa sia più facile cambiare: le leggi della fisica o la natura umana? Il libro si apre in un presente fin troppo familiare di crollo climatico: siamo nel 2025 e Hannah è una scienziata alla ricerca di una svolta nell’energia pulita. Sulla spiaggia di un’isola scozzese riceve la visita di un viaggiatore del tempo proveniente da un futuro in rovina che le fornisce conoscenze sufficienti a progettare – ma non a costruire – un reattore a fusione potenzialmente in grado di salvare il pianeta.
Michael Patrick Brady, The Boston Globe

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1655 - 6 marzo 2026
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