◆ Non piove da più di cento giorni. In una regione come l’Abruzzo, sempre considerata verde e fresca, i terreni agricoli non irrigui sono gialli, infiammati. Il settore enologico è un avamposto, vittima e indicatore dell’infiammazione in atto. Una vendemmia anticipata è come un parto prematuro, non c’è motivo di esserne contenti. Eppure in queste estati tropicali sentiamo ancora ripetere che la raccolta è precoce, ma l’annata sarà ottima. Non è così. Me lo assicura il titolare della pluripremiata cantina Valentini, tra le più antiche d’Italia. Raccogliere con un mese d’anticipo rispetto ai secoli passati significa ottenere un prodotto diverso, che non ha più quel naturale equilibrio degli opposti, tra dolcezza e acidità. Temperature abnormi e siccità accelerano il raggiungimento della gradazione zuccherina negli acini disidratati, ma aromi, colori, profumi non vanno di pari passo. Il vino delle uve di agosto non sarà lo stesso vino. Per molti anni anche tra gli agricoltori si sono avute gravi forme di negazione del riscaldamento climatico. Bastava una pioggia a rassicurare. Ora riconoscono tutti la crisi sistemica, dicono che non reggeranno a un’altra annata così. Si lotta contro insetti che non conoscevamo: cimice asiatica, Drosophila suzukii, Popillia japonica. I produttori che possono coltivano a quote più elevate. Da chi dovrebbe dettare la linea solo silenzio sullo sfascio del clima.
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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati





