I cervi non sono lì per noi. Non si aspettano cibo o carezze, non hanno voglia di comparire nei selfie. Vivono nei loro prati e boschi, si abbeverano ai laghi. A volte sono confidenti e questo non ci autorizza a superare la distanza di sicurezza o accerchiarli senza lasciare una via di fuga. Queste righe sono ovvie, ma non per i turisti imprudenti che a Scanno lisciavano il muso a un maschio adulto che li ha poi caricati e atterrati, senza conseguenze. Il comportamento di un animale selvatico può essere imprevedibile. Nei nostri parchi le regole da seguire sono chiare, ho appena visto la cartellonistica a Gioia dei Marsi. Però li devi leggere, i cartelloni. Invece spesso si entra in natura a gamba tesa, con quel pregiudizio antropocentrico da umani padroni. Paride Vitale scrive che l’Abruzzo è la regione più bella del mondo e io appoggio la sua esagerazione. È meravigliosa, sì, ma va maneggiata con cura. In passato mi arrabbiavo per la nostra ritrosia e riservatezza, per questi paesaggi che ci tenevamo stretti e segreti. Ma ora non sono più così sicura. Siamo già troppo esposti al turismo maleducato di cui parla il sindaco di Scanno. Vorrei che venissero in tanti ma non in troppi e non tutti insieme. Senza fretta, in silenzio, così va visto l’Abruzzo e ogni luogo simile. E gli animali, solo ammirati per favore, alla debita distanza. Di sicuro non è il cervo che dovrebbe essere spostato altrove.

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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati