◆ La legge ce lo consente. Così mi ha risposto il cacciatore, e aveva ragione. Una di queste mattine, con dei familiari smontavo il recinto elettrico che per mesi ha protetto il campo di girasoli dai cinghiali. Stava per arrivare la mietitrebbia, dovevamo riavvolgere i cavi, svellere i paletti dalla terra mai così arid a. Con il sottofondo dei colpi di fucile molto forti, vicini. Lui era lì, appostato, seduto su uno sgabello portatile. Tirava sui colombacci in attesa di mirare, dal 20 settembre, a prede più ambite. Le sembra il caso di sparare a pochi metri da noi che stiamo lavorando, gli avevo chiesto. Ha risposto al plurale non per riferirsi all’intera categoria, ma perché poco più avanti ce n’era un altro come lui, con il fuoristrada parcheggiato sul nostro terreno. La legge glielo permette. In Italia vige un’eccezione giuridica unica in Europa: i cacciatori possono entrare nei terreni privati, in virtù dell’articolo 842 del codice civile. È così a partire dal ventennio fascista. Per impedirglielo dovremmo recintare il terreno con un muro o una rete alta 1,20 metri. Ma c’è un’altra possibilità: presentare alla regione una richiesta di sottrazione del fondo alla caccia, che può essere ammessa anche per motivi etici e morali, come da sentenza del Tar Abruzzo. Noi faremo così. All’uomo ho detto che la legge glielo consente, è vero, ma esiste anche il buon senso, esiste la buona educazione.
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati





