**◆ **L’aula vuota del parlamento davanti a un ministro che parla è di per sé uno spettacolo tragico, in una democrazia. Se poi il tema è importante, come lo scostamento di bilancio sulla manovra economica, è più grave perché incide nella vita reale delle persone. È capitato il 13 ottobre al ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, a Montecitorio. Ma è capitato anche a noi: siamo stati traditi da chi abbiamo votato, e non è la prima volta. Mi sono sentita offesa, indignata, più in crisi riguardo alla rappresentatività politica. Nessuno ha creduto che tutti quei deputati fossero impegnati in commissioni. Lo stesso Giorgetti ha dichiarato che la seduta era stata fissata al martedì in quanto non vogliono rientrare dal weekend il lunedì. E ha detto, disarmante: non hanno voglia di lavorare. Mi sembra uno dei punti più bassi nella credibilità e autorevolezza degli eletti di fronte ai propri elettori. Che di solito il martedì alle 9 sono al lavoro, se ce l’hanno. E pure il lunedì. Gli studenti sono a scuola nelle loro, di aule, non sempre a norma. Quale esempio ricevono da quegli scanni desolati? Poi crescono, compiono 18 anni. Se si astengono dal voto vengono tacciati di scarso senso civico da quegli stessi assenteisti. Al referendum costituzionale, però, i giovani hanno votato. Alla fine lo hanno fatto anche i parlamentari, il 13 ottobre. Sono arrivati giusto in tempo per non vedersi decurtare la cospicua diaria mensile.
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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati





